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Dawson Leery non c’è più. L’attore James Van Der Beek si è spento prematuramente all’età di 48 anni. Lascia la moglie Kimberly e i loro sei figli. Oltre a un lutto mondiale perché diverse generazioni sono cresciute con ‘Dawson’s Creek’, la serie che ha accompagnato milioni di adolescenti nel passaggio dalla scuola dell’obbligo all’età adulta. O, se non altro, fino a quella del lavoro, dell’Università, alla fase in cui avremmo cominciato a muovere i primi passi verso il nostro futuro. 

La notizia ha sconvolto tutti, anche se purtroppo la gravità malattia dell’attore era nota da diverso tempo. Al momento del triste annuncio, nella serata di mercoledì 11 febbraio, sui social le persone hanno cominciato a esprimere enorme cordoglio con frasi, emoji e ricordi vissuti davanti alla tv. Lo stanno facendo tuttora, quasi impossibile aprire X, per esempio, senza imbattersi in una scena tratta da ‘Dawson’s Creek’. Un ottimo modo, tra l’altro, per far scoprire la serie, terminata nel 2003, anche a chi all’epoca non c’era o 20 anni fa stava in culla. 

Poi, sono arrivati i media. E qui, me ne rendo conto perfettamente, sono incastrata in una petizione di principio: scrivo online, lo faccio di mestiere, ma voglio dire, ci tengo davvero, che le modalità con cui questo tipo di notizie vengono date al pubblico sia sbagliata, morbosa, avvoltoiesca e, in una parola, inaccettabile. Non è bastato riferirlo, no, ancora una volta siti, televisioni e testate hanno sentito il bisogno di scavare nella vita privata di Van Der Beek, tra l’altro una persona che non ha mai dato da parlare, in quel senso, ossia dal punto di vista di gossip e polemiche. La stampa nazionale ha questo vizio: non lascia riposare i morti, anzi, gli va a fare pure i conti in tasca. E il mero fatto che ciò succeda, non significa che sia giusto. 

Tutti a fare i conti in tasca a Van Der Beek

Eppure, appunto, succede. Succede ogni volta in cui a lasciarci è un personaggio famoso. Anche oggi con Van Der Beek, online fioccano centinaia di articoli in cui viene dettagliato come fosse messo economicamente, chi lo ha (o avrebbe) tradito nella vita, i ruoli che non ha ottenuto, i particolari più intimi e privati sulla malattia che l’ha portato via. Personalmente, sono venuta a conoscenza di tantissime cose che mai mi sarebbe venuto in mente di cercare, mia sponte. E oramai le ho nella testa, non me le posso dimenticare. C’è ‘l’amico’ ex protagonista di un’altra serie tv, non lo voglio nemmeno nominare, che posta sui propri social una foto con Van Der Breek sul letto di morte, scattata il giorno prima che spirasse. Il nostro tiene a precisare di avergli fatto fare l’ultima risata. E il problema, pessimo gusto personale a parte, non è lui, ma il fatto che lo scatto sia diventato virale, perché piazzato in apertura di ogni testata online. Questo non è cordoglio, è sciacallaggio, pornografia del dolore. Non sappiamo se Van Der Breek avrebbe avuto piacere a mostrarsi così, nelle sue ultime ore, di fronte al mondo intero. Sappiamo, certo, che si è fatto vedere davanti alle telecamere anche quando era (vivo e) malato, in primis per invitare tutti quanti alla prevenzione per il cancro al pancreas. E questa, però, è una cosa molto diversa. 

“Si era venduto tutti i cimeli per curarsi”. Ma serviva davvero dare questa informazione?

La foto dell’attore eroso dalla malattia è ovunque, corredata da titoli che sottolineano che lui si fosse venduto tutto per cercare, invano, di curarsi, perfino ‘i cimeli di Dawson’s Creek’. È necessario dare questa informazione? Questa è un’informazione? Per me, no. Sono o sarebbero comunque (brutti) affari suoi, non vanno dati in pasto al mondo che, semplicemente, vuole ricordarlo e rendergli omaggio. Non si può far polemica su tutto, a maggior ragione sulla morte. Specie se la morte capita dopo lunga malattia e non c’è nulla da chiarire, da accertare. Purtroppo è andata così, piangiamolo e abbracciamoci. Però questo non fa click, non cattura l’attenzione. E allora, al di là di qualche editoriale in memoria, tocca battere il ferro dell’hype (intorno a un lutto!, ndr) correndo a fargli i conti in tasca: è morto povero, è morto ricco, quanto lo avranno sostenuto, davvero, i portafogli dei suoi amici milionari? C’è chi insinua il dubbio che lo avessero abbandonato. E che ora lo stiano commemorando sui social solo per ‘visibilità’. Questo tipo di post non è informazione, è roba pubblicata soltanto per alzarsi l’engagement e le views con dell’ottimo ‘complottismo’ spannometrico. Sulla pellaccia di un cadavere ‘famoso’ ancora caldo e soprattutto quando, nella realtà dei fatti, nessuno può sapere con certezza tali dettagli. Non dall’Italia, no, nemmeno se ti ci sei scattato una foto insieme a un Comic-Con qualche mese fa in una qualche città italiana. Vero, Signor Distruggere? 

La raccolta fondi e le polemiche inutili

Intanto, la famiglia Van Der Breek ha aperto un GoFundMe, una raccolta fondi. Le donazioni sono fin da subito schizzate alle stelle, tanto quanto, purtroppo, le fantasiose ricostruzioni della stampa. Ne è emblema, la caccia ai nomi famosi che hanno contribuito all’iniziativa: nella lista dei tantissimi aderenti, spunta uno ‘Steven Spielberg’ che ha dato 25mila dollari. Lo storico regista era, nella serie, il mito vivente dell’adolescente Dawson. E quindi sì, è un bel gesto (sempre ammesso che a farlo sia stato proprio lui e non una persona, magari facoltosa, che ha scelto di contribuire sotto pseudonimo per omaggiare il ricordo di Dawson). Ma niente, deve essere per forza Spielberg e via con i titoli sicuri, senza condizionali. Titolo che innescano, ovvio, la polemica: ‘Solo 25mila dollari?! Per uno come Spielberg sono bruscolini! Gli ha lasciato la mancia! Che vergogna!’. Online si leggono anche questi commenti e stavolta non è ‘colpa’ del ‘popolo del web’, della sua proverbiale ‘ferocia’. Ma della ‘ferocia’ della linea editoriale di chi le notizie le dà e decide di soffermarsi su quanti più particolari inutili, ma possibilmente divisivi e acchiappa-like possibili. Compresi i problemi vissuti dalla coppia, James e Kimberly, nel mettere al mondo i figli. Di più non dico, anche se sapete già perfino questi, sono spiattellati ovunque come fossero, ancora una volta, affari nostri o informazioni di una qualsiasi rilevanza pubblica. Non è così, davvero, non è così.

Forse mai come con la perdita di Van Der Breek si è vista la discrepanza tra ciò che il pubblico voleva davvero, ossia piangerlo e commemorarlo tramite ricordi e scene dalla serie cult, e la proposta morbosa e avvoltoiesca dei media che hanno dato in pasto a tutti quanti drammi, dettagli, scatti del tutto superflui e, appunto, feroci. Addio Dawson e scusaci: ancora una volta, non riusciamo a lasciar riposare in pace i morti. E dobbiamo per forza andare a fargli i conti in tasca. La gente, per fortuna, non ti ricorda per questo ma per tutte le emozioni che le hai fatto vivere interpretando uno dei personaggi più amati della serialità mondiale. Siamo stati molto fortunati a crescere insieme a te, insieme a voi ragazzi di Cape Side. Ed è così che è vogliamo commemorarti: quel ragazzo di Cape Side eternamente innamorato di Joey Potter che, alla fine, prende palo ma realizza tutti i sogni che aveva appesi in cameretta fin dalle medie. Diventa regista, conosce Spielberg di persona. Nei nostri cuori sarai per sempre il giovane e bellissimo sognatore con la testa tra le nuvole che tutti consideravano illuso e che invece, alla fine, ce l’ha fatta per davvero. Grazie, Dawson. Riposa in pace.