di
Luca Bertelli

La pallavolo e i Giochi. Ha ruolo apicale nel ticketing: «Stadi pieni. E ho pagato pure io i biglietti»

Ha un percorso di studi lungo (una laurea alla Cattolica in Lettere, Editoria, Comunicazione e Spettacolo: un master in Arts Management, che le ha consentito di lavorare che regge il valore di una carriera sportiva di alto livello: Laura Saccomani, 34 anni, pallavolista che a Brescia è notissima per aver giocato da schiacciatrice sia per Metalleghe (vincendo la serie A2) sia per Millenium (due volte), con il PalaGeorge come seconda casa, ha vinto uno scudetto a Pesaro e ha indossato la maglia azzurra. Ma, adesso, la sua medaglia vera l’ha presa nel lavoro a Milano, in questi giorni olimpici nei quali è tornata – ha perso anche l’accento romano… – nella città dove è nata e cresciuta per 9 anni prima di trasferirsi nella Capitale. Saccomani è stata assunta a giugno 2024 dalla fondazione Milano Cortina, passo dopo passo è arrivata a una posizione apicale da coordinatrice nell’area digitale legata al ticketing, tra le più delicate da gestire. L’inizio dei Giochi, per chi lavora nell’organizzazione, è stato un (primo) traguardo per chi lavora ai Giochi dietro le quinte.

Laura, ma qualche evento è riuscito almeno a vederlo o è blindata in ufficio?
«Ho visto una gara di hockey e la cerimonia d’apertura. Lì, devo essere sincera, quando ho visto lo stadio pieno, dopo aver fatto l’ultimo scalino, è stato gratificante dopo tanta fatica. Quando hanno alzato i cinque cerchi a San Siro, ho pensato: “Ce l’abbiamo fatta”».



















































Le polemiche per i prezzi dei tagliandi, troppo cari, non sono mancate.
«Faccio una premessa: io lavoro nell’area digital, i biglietti per gli unici eventi a cui ho assistito li ho pagati. E così tutto il team, queste sono le regole, solo i volontari hanno avuto una scontistica per la cerimonia. I prezzi sono decisi dal Cio e studiati da un team che ha analizzato il valore di mercato e di riferimento ultime due Olimpiadi e gli altri prezzi negli eventi sportivi simili. I Giochi sono un evento unico, tanti fattori sono stati messi assieme».

L’imprevisto che non l’ha fatta dormire?
«L’ultimo mese è stato delirante, ho cancellato ogni tipo di impegno extra lavorativo: tantissime le richieste, anche delle aziende, da soddisfare. Giovedì scorso, la gara di hockey tra Finlandia e Canada è stata rinviata per un virus che aveva colpito le scandinave: non è stato semplice trovare un sistema per avvisare chi aveva preso i tagliandi e per spostarli sul recupero. Ma ce l’abbiamo fatta. Il mio crash test, insomma, è arrivato prima della cerimonia…».

Come è nata questa opportunità lavorativa?
«Dopo il percorso in Arts Management, ho lavorato per Campari e per due gallerie d’arte: sono appassionata di arte e cinema, mi occupavo per loro della parte digital tra sito e back office. Ho visto un annuncio per l’Olimpiade e ci ho provato: ho inviato il mio curriculum, dovevo essere impiegata nel marketing ma serviva una persona sul digital che creasse il sito per i biglietti e fosse specializzata in queste cose. Hanno visto il mio entusiasmo, ora siamo in 14 al ticketing divisi nei vari settori e lavoro a Milano. Sono cresciuta, nella scala decisionale, da quando sono entrata nel giugno 2024».

Cosa l’ha gratificata?
«Una mail, che conservo, nella quale mi ringraziavano. Non era scontata e non è usuale: mi ha fatto piacere».

Senta, perché ha lasciato il volley a 30 anni quando era ancora decisiva e richiesta?
«Volevo iniziare a lavorare già a 30 anni, con gli ingaggi nel volley non pianifichi il futuro: me l’ero posta come obiettivo. È’ stato tosto conciliare lo studio con lo sport ma gli atleti possono farlo, se ti laurei in 5 anni e non in tre pazienza, ma gli atleti non possono stare in una bolla senza rapporti con il mondo esterno come spesso succede a noi. Una pallavolista non sa in cosa è brava al di fuori dal volley: io ho fatto la Cattolica e il lunedì riuscivo a frequentare, durante l’anno lo studio porta via energie ma sono riuscita a concentrare gran parte degli esami in estate fino a laurearmi a Brescia durante il Covid».

Che rapporto ha con la nostra città?
«A Brescia sono affezionata. Sono stata benissimo, torno quando posso. Abbiamo vinto a Montichiari con una squadra molto affiatata, alla Millenium sono stata benissimo. Anche se iniziò male…».

Racconti.
«Può sembrare assurdo, ma mi ero rotta un piede in un tombino salutando i miei genitori il giorno prima che iniziasse la preparazione. Un infortunio grottesco che mi stava rovinando, mi stava andando in cancrena l’altro dito ma il dottor Bettinsoli sistemò tutto e tornai a giocare».

La sua bellezza non è mai passata inosservata. Quanto le dava fastidio essere considerata bella prima che brava, nonostante i risultati e il ruolo che aveva nelle squadre?
«I commenti sulla bellezza non mi inorgoglivano affatto, anzi mi spiaceva che emergesse prima questo lato fisico. Già a Pesaro, da piccola, alcuni articoli mi ferirono. Lasciare il volley a 30 anni era anche una rincorsa per dimostrare che le mie capacità andavano contro la bellezza. Se non giocavo bene c’era sempre un sottile richiamo all’estetica, queste cose mi buttavano giù, mentre con le compagne non ho mai avuto problemi».

Ma lei cosa voleva fare da grande?
«Da bambina ero ginnasta ma ero troppo alta – sorride – vincere una Supercoppa a Pesaro da titolare a 17 anni mi ha fatto capire che potevo farcela nella pallavolo: poi è arrivato lo scudetto, così come la nazionale. Ma io ho sempre voluto mostrare a me stessa che le mie conoscenze non erano soltanto pallavolistiche: è stata una sfida, mi ero incaponita, a dirla tutta volevo fare la giornalista e per questo mi ero laureata in Lettere».

Finite Olimpiadi e Paralimpiadi, cosa farà?
«Da aprile dovrò trovare un nuovo lavoro, il nostro contratto finisce. Ancora non so».

Dica la verità, ma almeno a lei avevano detto che i pallavolisti e le pallavoliste sarebbero state coinvolte nella cerimonia d’apertura?
«Giuro di no. Non lo sapevo. Mi ha fatto piacere, se lo meritavano: ora il volley è molto più amplificato rispetto ai miei tempi, anche gli atleti hanno più seguito sui social. Ma non ho rimpianti, ho fatto la scelta che era giusto fare».


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13 febbraio 2026