di
Rosanna Scardi
Il popolare attore sarà protagonista della fiction in onda dal 15 marzo su Rai Uno e tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio: «Ho girato per quattro mesi in una Bari magnifica, che sembra pulita come Oslo»
«Super Bari, la conoscevo poco, passandoci solo per il Bif&st o qualche tappa teatrale. Questa volta, ci ho vissuto per quattro mesi, tra settembre e dicembre 2024, in un’estate protratta fino a inizio autunno. È stato fantastico». A parlare è Alessandro Gassmann che interpreta un avvocato in bilico tra il successo nelle aule di giustizia e le sue fragilità in Guerrieri – La regola dell’equilibrio. La fiction, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, sarà in onda da lunedì 9 marzo, in quattro prime serate, su Rai Uno. La serie, un legal che racconta gli ingranaggi e le logiche della giustizia con ritmo e tensione da thriller, è tratta dai romanzi dello scrittore ed ex magistrato barese Gianrico Carofiglio (che è uno degli sceneggiatori): Ragionevoli dubbi e Le perfezioni provvisorie, editi da Sellerio, e La regola dell’equilibrio, pubblicato da Einaudi.
Gassmann, cos’ha in comune con il penalista che interpreta?
«L’aspetto malinconico e introspettivo; al di là di quando sono in pubblico, ho un carattere chiuso e introverso, non sono un chiacchierone. Come Guerrieri, che è abile nelle parole, pure io lo sono quando esercito la mia specialità artistica. Abbiamo in comune anche la grande severità nei confronti di noi stessi: sono un perenne insoddisfatto, mai contento e cerco di migliorarmi sempre. Anche dai collaboratori, Guerrieri esige perfezione e solerzia. E poi ci assomigliamo nell’osservazione della vita, anche se io sono un animale diurno, lui notturno».
Anche lei pratica la boxe?
«L’ho praticata secoli fa, da ragazzo. Mi sono rimesso i guantoni nella serie. Il pugilato è uno sfogo personale, uno specchio per parlare con se stessi».
L’altra protagonista è Bari.
«Il capoluogo pugliese è rinato grazie a venti anni di buona amministrazione, ha scoperto il turismo e l’accoglienza, è una città che sorride, sobria, elegante, la cui pietra bianca, illuminata di notte, emana dei riflessi che affascinano. Il regista l’ha paragonata a Oslo per la pulizia, l’immagine fuori dai luoghi comuni per cui le città del Sud sono sporche e non funziona nulla. Bari, come Lecce, dimostra il contrario».
La sua prima regola è stata non ingrassare (nel primo episodio si vede un tegame di cavatelli con le cozze). Come ci è riuscito?
«Allenandomi; ho la fortuna di non mangiare dolci e non bevo tanto, solo un bicchiere la sera. Su tutto il resto, non mi sono mai lesinato. Ma c’è un aneddoto dal set: il regista apprezzava i panzerotti. E così, dopo un vassoio per la troupe, chiedeva: “Facciamocene portare un altro”. E così via. Nel giro di dieci ore ha mangiato otto panzerotti. E dire che quando si gira a Roma, a metà mattina, ci dobbiamo accontentare di un pezzetto di pizza bianca».
Ivana Lotito nei panni di un’ex giornalista, ora investigatrice, ha raccontato di essere caduta per l’emozione di lavorare con lei.
«Ivana è caduta perché è una pera cotta, è cascata per distrazione. L’abbiamo vista rotolare dalle scale, poi si è spaccata un piede in moto, facendosi male, e ha avuto il tutore. Le prime scene sono state più da seduta. Poi, come vedrete nella prima puntata, supera tutti gli acciacchi, dandosi a un inseguimento per i vicoli di Bari Vecchia. Con lei ho lavorato molto bene, come con tutto il cast».
A differenza di Luisa Ranieri in “Lolita Lobosco”, lei non recita con una cadenza barese.
«Guerrieri, come nei romanzi, usa la lingua come un’arma primaria, pertanto parla un italiano perfetto, senza accento. E poi non volevo risultare poco credibile. Quindi, un po’ per scelta, un po’ per mia incapacità, parlo un italiano pulito».
Nella prima puntata, a fare da colonna sonora è “Baccalà” di Serena Brancale che sarà in gara a Sanremo, come suo figlio Leo.
«Serena è una bravissima cantante, ma contro mio figlio perderà sicuramente, si deve rassegnare. Leo è il mio cantante pop preferito. Più bravo anche di Elvis. In questo, non sono sportivo».
A proposito del festival, qual è la sua opinione su Pucci? Che è stato invitato, ma poi c’è stata una rivolta sui social in cui molti l’hanno accusato di sessismo. Per questo il comico ha rinunciato.
«Non apprezzo la comicità di Pucci, la trovo volgare e offensiva. Il festival non ha perso un grande comico, ma allo stesso tempo bisogna stare attenti con la censura in un Paese che ha bisogno di dare la possibilità alla gente di dire ciò che pensa. Le sue sono offese gravissime, la bassezza di certe battute a me non fa ridere. Allo stesso tempo non è un errore così grave averlo invitato. C’è chi apprezza la sua comicità? Non condivido, ma rispetto».
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14 febbraio 2026
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