di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
I sindacati spostano l’astensione inizialmente prevista per il 16 febbraio in ottemperanza all’ordinanza del Mit. Resta lo scontro sui contratti fermi da oltre venti mesi e sul ruolo del governo
Il braccio di ferro si è chiuso, almeno per ora, con un rinvio di dieci giorni e una firma in calce a una nota unitaria. Lo sciopero nazionale del trasporto aereo previsto per domenica 16 febbraio non si farà più. Slitta al 26 febbraio, per 24 ore. Una decisione che arriva «in ottemperanza all’ordinanza» del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dopo la precettazione annunciata dal ministro Matteo Salvini e un confronto al Mit finito senza intesa.
La comunicazione è asciutta, sindacale nel tono e nella sostanza. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto aereo, Anpac e Anp differiscono l’agitazione. Ma dietro la formula burocratica resta intatto il nodo politico e industriale che da mesi attraversa il settore: il rinnovo dei contratti, fermo — denunciano le sigle — da oltre venti mesi, e il ruolo del ministero in una vertenza che intreccia compagnie, controllori e personale di terra.
La precettazione
Il calendario, in questi giorni, pesa più delle parole. Domenica 16 febbraio coincide con una fase centrale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, evento che il governo considera una vetrina globale, «guardata da due miliardi di persone», ha ricordato Salvini. La scelta della precettazione è stata motivata con la necessità di garantire «il diritto alla mobilità» e di non compromettere l’immagine di efficienza del Paese.
I sindacati, che solo poche ore prima avevano ribadito per iscritto alla Commissione di Garanzia la volontà di non spostare la protesta, hanno infine fatto un passo indietro. Non una marcia indietro nel merito, tengono a precisare, ma un differimento imposto dall’ordinanza ministeriale. La protesta resta, semplicemente cambia data.
La vertenza e i voli a rischio
L’agitazione del 16 febbraio avrebbe interessato in particolare il personale di Ita Airways — piloti, assistenti di volo, addetti di terra — con possibili ripercussioni sugli scali principali del Paese: da Aeroporto di Milano Malpensa a Aeroporto di Milano Linate, da Aeroporto di Roma Fiumicino a Aeroporto di Venezia Marco Polo e Aeroporto di Verona Valerio Catullo. Un sistema già messo alla prova dall’aumento dei flussi legati ai Giochi e da una stagione invernale che sta riportando i livelli di traffico ai volumi pre-pandemia.
Resta in calendario, almeno per ora, anche la mobilitazione del 7 marzo che riguarda il personale di Enav in servizio presso il centro di controllo d’area di Roma. In quel caso si tratta di un’astensione articolata — otto ore proclamate da alcune sigle, quattro da altre — e destinata a incidere sul cuore del controllo del traffico aereo nazionale.
Politica e sindacato
La Lega ha parlato di «vittoria del buonsenso». I sindacati replicano che il punto non è la data, ma il merito. «Ci piacerebbe che la stessa forza usata contro lo sciopero fosse impiegata per sbloccare i rinnovi», è il senso delle dichiarazioni che arrivano dalle categorie. Il ministero, da parte sua, ha assicurato la convocazione di un tavolo sui contratti e sul piano aeroporti subito dopo le Paralimpiadi.
Il rinvio al 26 febbraio sposta soltanto l’asticella temporale. Evita lo scontro nel pieno dell’evento olimpico, ma non scioglie la tensione accumulata in questi mesi tra lavoratori e aziende. Nel trasporto aereo, dove la ripresa del traffico convive con margini ancora compressi e riorganizzazioni profonde, la vertenza contrattuale è diventata il terreno su cui si misura il nuovo equilibrio tra efficienza e diritti.
14 febbraio 2026 ( modifica il 14 febbraio 2026 | 06:59)
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