di
Gennaro Scala
Iniziata la seconda vita calcistica del 22enne. Ha giocato gli ultimi minuti della partita contro il Preston
Quattro minuti più recupero. Ma che valgono un sorriso grande così.
Quello di Edoardo Bove, sul prato del Deepdale di Preston, non è stato solo un cambio tattico all’86’ minuto. È stato il primo atto di una seconda vita calcistica.
Quattro minuti più recupero. Pochi per le statistiche, un’eternità per chi, quel maledetto primo dicembre 2024, lo aveva visto accasciarsi sul prato di Firenze. Allora c’erano le maglie viola e nerazzurre a fargli da scudo, oggi c’è il giallo acceso del Watford e il grigio del cielo del Lancashire. Ma il sorriso, quello che Edoardo ha mostrato entrando al posto di Louza.
Il calcio italiano, con le sue norme rigide e la sua prudenza necessaria, gli aveva chiuso le porte. Dopo l’installazione del defibrillatore sottocutaneo, la Serie A era diventata una strada impercorribile. A gennaio, la risoluzione dolorosa con la sua Roma. Ma Bove non ha accettato il ruolo di spettatore.
Se l’Italia dice no, l’Inghilterra apre le braccia. Oltremanica il regolamento permette di sfidare il destino con un «angelo custode» elettronico nel petto, lo stesso che ha permesso a Christian Eriksen di tornare a incantare il mondo.
Ed è lì che Edoardo è ripartito, ricominciando dal fango e dal sudore della Championship, la «pancia» del calcio inglese dove non si fanno sconti a nessuno. Edward Still, il tecnico degli Hornets, lo ha osservato per settimane. Lo ha visto recuperare la forma, un passo alla volta, in un silenzioso percorso di rinascita lontano dai riflettori italiani. Poi, la prima convocazione e la chiamata. Sul 2-2, Bove è tornato in campo. Il Watford non ha trovato il guizzo per i tre punti, restando appena fuori dalla zona playoff, ma la notizia del giorno era un’altra. «Bove’s back», scrivono sull’account ufficiale Instagram del Watford.
14 febbraio 2026
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