di
Maria Volpe

Il Pupazzone di «Striscia la notizia» è l’anima del programma da 36 anni: continueremo a scendere nelle strade

Se anche i pupazzi vengono picchiati, bisogna preoccuparsi davvero. Giovedì scorso, in prima serata a «Striscia la notizia» su Canale 5, abbiamo visto anche questo. Certo il Gabibbo non è un pupazzo qualunque, è l’anima di «Striscia la notizia» (giovedì prossimo, l’ultima puntata).

Gabibbo, l’avevamo lasciata tra canzoncine divertenti e la ritroviamo steso a terra per strada. Che è successo?
«Semplicemente stavo facendo notare a un ragazzo (lunedì 9, a Milano, ndr) che non aveva fatto il biglietto per la metro, e sono stato buttato ripetutamente a terra».



















































Ha avuto davvero paura per la sua incolumità o è stata più l’amarezza di vedersi aggredito?
«L’amarezza per essere stato aggredito in questa maniera perché, sia beninteso, io merito anche di essere aggredito per quello che rappresento: il populista catodico. Sono la pancia: non parlo, rutto. Se arringo in tv significa che in tv qualunque banale pupazzo, se moraleggia, può ottenere il massimo della credibilità e popolarità. Se fossi stato colpito in quanto simbolo ci stava eccome. Qui invece è stato tutto molto più banale: ti meno perché mi hai fatto un’osservazione. Mi ha menato come menano quelle persone anziane che si lamentano per il troppo rumore».

Ha avuto poi modo di parlare con quel ragazzo?
«No. Spero solo che, una volta raggiunta la scuola, non si sia vantato del suo gesto con i compagni perché ormai la vigliaccheria sta diventando un merito».

Che cosa gli direbbe oggi?
«Che purtroppo il Gabibbo è stato profetico: nel 1990, quando lui non era ancora nato, cantavo Mi sei simpatico ti spacco la faccia ma era un paradosso per stigmatizzare la violenza di certi personaggi, non un modello da seguire. Oggi, come tutte le mezze misure, l’ironia è morta».

Il Gabibbo ha sulle spalle 36 anni di carriera televisiva e non era mai capitato che la malmenassero. Che vuol dire?
«Che se è normale aggredire gli insegnanti, è normale strapazzare anche un maître à penser come me».

«Striscia» ha fatto dell’educazione civica la sua cifra: parcheggiare sui posti per disabili quando non se ne ha diritto, non pagare i biglietti sui mezzi pubblici, cercare di arginare i borseggiatori, chiedere conto delle truffe e molto altro.
«A Striscia purtroppo siamo in controtendenza: ci indigniamo e cerchiamo di far indignare perché vengono occupati i posti per i disabili, ma non ci si indigna abbastanza con chi vuole occupare interi paesi. Purtroppo il mondo sta andando verso la direzione della prepotenza».

Danno risultati le vostre battaglie o pensate sia più un modo per dare messaggi corretti specie ai giovani e cercare di cambiare le cose?
«Striscia deve tenere accesa questa fiammella di speranza per un mondo migliore e rispettoso a costo di essere malmenati».

Sentite in giro questa rabbia e aggressività che sembra il nuovo linguaggio tra le persone?
«Si sente evidente sulla nostra pelle, basta pensare a quello che ci hanno detto in queste quattro puntate: abbiamo ricevuto aggressioni, è stato buttato a mare un nostro cameraman, Luca Abete è stato aggredito mentre documentava l’attività dei tassisti abusivi e addirittura è stato minacciato dai cantanti neomelodici, minacce sono arrivate a Moreno Morello per l’inchiesta sul pronto intervento e a Rajae per gli occupanti abusivi. Nell’inchiesta sui neomelodici abbiamo visto come ai bambini vengono insegnate e fatte cantare canzoni che inneggiano alla violenza, testi contro la legalità e la polizia».

Voi girate molto per l’Italia: perché siamo arrivati a questo punto?
«Perché si chiedono soluzioni ai pupazzi».

La sera dell’episodio era Al Bano a dare la voce al Gabibbo. È rimasto male?
«È rimasto colpito dalla banalità dell’aggressione. Non se l’aspettava. La violenza è gratuita e non c’è nessuno che metta i dazi sulla violenza».

Tornerà, tornerete per strada?
«Certo. Bisogna riappropriarsi delle strade perché insegnano, è la maniera per rimanere con i piedi per terra e non vivere in una bolla».

15 febbraio 2026