ROMA L’Ucraina chiede aiuto all’Italia contro la “flotta ombra” russa. Uno stop alle navi che trasportano illegalmente il petrolio di Putin in cambio di investimenti, affari e la gestione di un porto vicino a Odessa, sul Mar Nero. Una lettera è partita nei giorni scorsi da Kiev ed è arrivata nelle stanze del governo italiano. È indirizzata al ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini. Contiene una richiesta sui generis, riferiscono fonti qualificate al Messaggero: potenziare il «contrasto» alla «flotta ombra» di Mosca. Impegnarsi a tracciare le decine di navi che solcano il Mediterraneo trasportando in segreto il petrolio russo colpito dalle sanzioni europee.

Le petroliere russe

Sono ovunque, anche al largo delle coste italiane. Battono bandiere di nazionalità diverse e dall’inizio della guerra hanno fruttato una fortuna alle casse di Mosca, permettendo al governo russo di aggirare l’embargo petrolifero. Di qui la proposta all’alleato italiano. Nella missiva, firmata dal viceministro ai trasporti ucraino e spedita all’omologo Edoardo Rixi, le autorità ucraine propongono di «ampliare la cooperazione infrastrutturale e marittima». E invitano l’Italia a «investire in risorse, competenze e partecipazione attiva nei progetti di ricostruzione infrastrutturale e sicurezza marittima, ampliando la cooperazione prevista dal Memorandum of understanding siglato in occasione della Ukraine Recovery Conference», si legge in un appunto del governo italiano che alla questione ha dedicato più di una riunione.

Gli ucraini hanno in realtà avanzato una lunga lista di richieste a Roma. Oltre al tracciamento della flotta fantasma di Putin chiedono una mano per sminare il “corridoio del grano” dal Mar Nero al Mediterraneo da dove passa il traffico marittimo di cereali. Da quando è iniziata la guerra, grazie alla mediazione della Turchia di Erdogan, quel corridoio di mare fondamentale per i traffici ucraini è rimasto aperto. Ma le mine sottomarine e le continue incursioni della Marina russa scoraggiano i mercantili sabotando di fatto il commercio ucraino. Nella lettera consegnata all’Italia il governo di Zelensky allega allora una lista di equipaggiamenti necessari a tutelare i traffici marittimi. Come «barriere galleggianti anti-drone», «generatori e sottostazioni portuali», «navi multifunzione». E ancora: simulatori per l’addestramento degli equipaggi marittimi e navi in grado di “dragare” il “corridoio cerealicolo”, ovvero di liberare i fondali.

Lo scalo chiave

La contropartita? Sul piatto le autorità di Kiev mettono una concessione portuale del porto di Chornomorsk. Si tratta di un importante hub nella regione di Odessa, uno scalo chiave per il commercio ucraino di cereali nel mondo. In ballo per l’Italia c’è la concessione di 40 anni di due terminal con un traffico potenziale di 5 milioni di tonnellate di merci all’anno. Non solo: nella lettera inviata al dicastero di Salvini gli ucraini offrono alle ditte italiane un canale preferenziale per riqualificare il terminal passeggeri del porto di Odessa.

La regione affacciata sul Mar Nero del resto è stata da tempo individuata come “area di competenza” italiana per la futura ricostruzione dell’Ucraina. Come ribadisce un nuovo documento della Farnesina che traccia la roadmap per il 2026: «Odessa continuerà ad essere la priorità geografica dei nostri interventi di cooperazione» scrivono i nostri diplomatici, «in particolare per l’attività di sminamento». Alle opportunità di business però gli ucraini aggiungono una richiesta di cooperazione su una partita delicatissima sul piano geopolitico. Chiedono di coinvolgere la “task force del G7” e di aumentare gli sforzi per individuare e fermare le petroliere fantasma che operano per conto del Cremlino, vanificando le sanzioni Ue e arricchendo la “macchina da guerra” russa.


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