Un’altalena di angosce e speranze. La lotta contro il tempo per salvare il piccolo Tommaso dopo che gli è stato impiantato un cuoricino bruciato dall’azoto liquido durante il trasporto da Bolzano a Napoli prosegue senza sosta. L’ospedale napoletano Monaldi – al quale, ricordiamolo, spetta comunque l’ultima parola su eventuali decisioni urgenti – mantiene il nome del bimbo in cima alla lista nazionale dei trapiantandi, mentre l’ospedale romano del Bambino Gesù (interpellato per un parere dallo stesso Monaldi) esprime riserve sulla riuscita di un possibile intervento chirurgico.

APPROFONDIMENTI

Proprio in considerazione delle condizioni di salute del paziente, che degenerano irrimediabilmente giorno dopo giorno, la difesa della famiglia di Tommasino ieri ha formalizzato in Procura una richiesta di incidente probatorio.

QUADRO CLINICO

Troppo compromesse le condizioni del bambino che lotta tra la vita e la morte in Terapia intensiva: questo il verdetto stilato dal nosocomio capitolino, uno dei centri di eccellenza internazionale per la chirurgia pediatrica. Giunti ormai al 55esimo giorno di degenza, Tommasino dal 23 dicembre sopravvive solo grazie al suo fisico e a un macchinario in grado di pompare la circolazione sanguigna in un corpicino senza più un cuore pulsante.

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Anche per questo motivo l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia del bambino, ieri ha formalizzato alla Procura una richiesta di incidente probatorio, un atto irripetibile che permetterebbe di assumere prove non rinviabili durante la fase delle indagini preliminari o l’udienza preliminare. «Chiediamo che lo stato di salute del bimbo venga accuratamente esaminato in vita, questo permetterebbe di cristallizzare la situazione». Petruzzi ha anche consegnato ai carabinieri una integrazione di denuncia nella quale chiede di verificare le modalità di trasporto del cuore e soprattutto per quale motivo non siano state accertate le condizioni dell’organo prima di intervenire irrimediabilmente sul piccolo paziente. «L’opposizione al parere negativo formulato dal Bambino Gesù – sottolinea lo stesso Petruzzi – veniva dal medico che ha operato, il quale sostiene che è ancora trapiantabile. Sarà lo stesso medico, che presumo sia indagato, a rioperarlo. C’è una vicenda moto strana».

Ieri dal Monaldi non è stato emesso alcun bollettino medico, ci si è limitati ad affermare che «le condizioni del bimbo permangono gravi ma stabili». Oggi dovrebbe invece procedersi a una nuova e particolareggiata serie di analisi che dovrebbero chiarire la situazione.

LO SPECIALISTA

C’è intanto anche un’altra novità. A comunicarla è sempre l’avvocato Petruzzi. La triste storia di Tommasino ha ormai fatto il giro d’Italia, e da ogni parte del Paese arrivano messaggi di solidarietà e d’incoraggiamento per questo sfortunato bambino e per i suoi genitori, mamma Patrizia e papà Alfonso. Ieri si è fatta avanti l’associazione “I nodi d’amori”, presieduta da Giovanni Gravili, che sostiene soprattutto dal punto di vista sanitario progetti che possono essere utili alla ricerca e ai pazienti italiani. «Gravili – spiega Petruzzi – ha preso contatti con il Monaldi per ottenere un quadro clinico dettagliato: questo in considerazione del fatto che all’ospedale milanese Niguarda opera un luminare nella ricerca della chirurgia cardiologica, il professor Claudio Franco Russo». Russo è autore di una importante ricerca che consentirebbe – a determinate condizioni – di impiantare un cuore artificiale che consentirebbe, sostiene il legale, di guadagnare tempo – 60 giorni – alla ricerca di un nuovo organo umano senza lasciare danni su fegato, reni e polmoni.

Il Mattino ha interpellato il professore. «Confermo che l’associazione in questione mi ha contattato per un parere informale. Il trapianto di un cuore artificiale è teoricamente possibile, ma non posso assumermi responsabilità né sbilanciarmi in un caso tanto delicato qual è quello del bambino ricoverato al Monaldi. Non mi pronuncio perché non conosco nulla della vicenda medica, e tanto meno delle condizioni attuali di quel povero bimbo».

GLI INTERVENTI

Il caso di Tommasino continua a investire anche la politica. Ieri, all’uscita dalla direzione di Fratelli d’Italia a Roma il ministro della Salute Orazio Schillaci – che due giorni fa aveva già disposto l’invio degli ispettori ministeriali al Monaldi e nell’ospedale San Maurizio di Bolzano – a chi gli chiedeva del caso di presunta malasanità ha risposto: «Certo che faremo chiarezza».

Torna sul punto anche il governatore della Campania Roberto Fico: «Sul bambino ricoverato all’Ospedale Monaldi non entro nella questione medica, ma c’è la vicinanza di tutta la Giunta e della Regione Campania alla famiglia e al piccolo di questa vicenda dolorosissima e terribile. Ho attivato il massimo livello dei poteri ispettivi e istruttori che competono alla Regione Campania, ho scritto ufficialmente alla Direzione generale salute, che ha attivato immediatamente tutto quello che c’era nelle proprie possibilità e quindi aspetto le risultanze di tutto quello che recupereranno al Monaldi».