San Marino, 15 febbraio 2026 – Finanza, indagini giudiziarie, diplomazia. E ora anche un misterioso colpo notturno degno di un intrigo internazionale. La scalata alla maggioranza della Banca di San Marino si arricchisce ogni giorno di particolari quanto meno controversi. L’ingresso sulla scena, ormai mesi fa, del gruppo bulgaro Starcom Holding non è soltanto un’operazione societaria: è un nodo in cui si intrecciano interessi economici, indagini della magistratura e riflessi internazionali. Un terreno già scivoloso. Poi, all’improvviso, un nuovo colpo di scena.
Il furto nel caveau, ma il denaro non viene toccato
Nei giorni scorsi qualcuno entra in banca. O meglio: resta dentro. Secondo le prime ricostruzioni, i misteriosi ladri si sarebbero fatti chiudere all’interno dell’edificio, aspettando il silenzio della notte per entrare in azione. Nessuna fuga precipitosa, nessun assalto spettacolare. Solo ore di tempo, indisturbati. Il caveau ha due anime, protette da due porte blindate: da una parte il contante, dall’altra le cassette di sicurezza. E la scelta sembrerebbe essere stata chirurgica. Il denaro resta lì dov’è. I misteriosi ladri non toccano un centesimo. Nel mirino sembrerebbero essere finite le cassette. Una quindicina, pare, aperte con precisione. Un obiettivo selettivo. Coincidenza? Tempismo sospetto? Mentre si discute il futuro proprietario dell’istituto, mentre attorno all’affare Banca di San Marino si muove la magistratura con arresti e indagini serrate, qualcuno colpisce nel cuore blindato dell’edificio. Non nel denaro liquido. Nei depositi privati. Le indagini sono in corso. Ma una cosa è certa: attorno all’affare Banca di San Marino il clima è sempre più elettrico.

Colpiti i depositi privati, non il denaro (Foto Filippo Pruccoli)
Scontro giudiziario ad alta tensione
Un affare da 15 milioni ora diventato il terreno di uno scontro giudiziario ad alta tensione. Per ricostruire la vicenda bisogna partire da lontano. Esattamente da quando la Starcom Holding, ’guidata’ dal finanziere bulgaro Assen Christov si fa avanti puntando dritto alla maggioranza della banca. Obiettivo chiaro. Soldi versa ti: una caparra da 15 milioni. Poi lo stop. Banca Centrale dice no all’operazione e c’è l’intervento della magistratura.
Secondo l’accusa, sarebbero state distribuite ‘laute mance’ (una tangente, secondo gli inquirenti, da un milione di euro) per ‘oliare’ l’acquisizione ad almeno due cittadini sammarinesi, finiti in manette. Il tribunale dispone il sequestro conservativo dei 15 milioni che ora sono vincolati in un conto dedicato, pronti a rimanere sotto controllo giudiziario. La Starcom respinge le accuse e protesta. Ma le indagini vanno avanti.
Il piano parallelo
Emerge un piano parallelo, secondo il dirigente del tribunale di San Marino, Giovanni Canzio. Un disegno per delegittimare il Titano a livello internazionale, esercitando pressioni sulle istituzioni, coinvolgendo politici e uomini d’affari. Un tentativo di sabotare il percorso di associazione del Titano con l’Unione Europea. La Repubblica reagisce. Il Congresso di Stato si costituiscono parte civile nel procedimento e intensifica vigilanza e sicurezza. “Nessuna intimidazione, nessun condizionamento”.