
Saul Nanni (Io sono l’abisso, Fino alla fine, Il gattopardo) è Alessio in La Gioia, il film nei cinema.
ERA IL 2016 quando la 49enne insegnante di Castellamonte, Gloria Rosboch, venne assassinata dal suo ex allievo Gabriele Defilippi, 22 anni. È da quel fatto di cronaca che trae ispirazione la storia raccontata da Nicolangelo Gelormini (Fortuna, alcuni episodi di L’arte della gioia) nello splendido La Gioia.
Presentato alla Mostra di Cinema di Venezia 2025, il film è una storia d’amore, solitudine e morte nella quale brillano Valeria Golino e Saul Nanni nei due ruoli principali. E poi Jasmine Trinca e Francesco Colella. Alla base, la sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas 2021, tratta dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento, scritta da Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori.

Valeria Golino è Gioia
Il ragazzo sogno e la donna invisibile al centro della storia di La Gioia
Quella di Gioia (Valeria Golino) è una vita tranquilla, persino monotona, decisamente piatta, divisa tra il lavoro nel liceo dove insegna francese e la routine familliare con i genitori. Comprensibile che la conoscenza di Alessio (Saul Nanni) la scuota. Lui è uno degli alunni della sua scuola, troppo impegnato in una seconda vita nella quale si traveste “da sogno” e vende il proprio corpo a clienti occasionali e in ambigui festini. Quella che era iniziata con delle innocenti ripetizioni ed era stata suggelata da un bacio durante una sorta di visita scolastica, si trasforma in una relazione tossica.
L’illusione di un amore che li salvi finisce per allontanarli da tutto e tutti. Con reazioni molto diverse da parte dalla anziana madre di lei (Betti Pedrazzi), sempre più sconvolta dal comportamento della figlia, e dalla meno equilibrata madre di lui (Jasmine Trinca). Cassiera in un supermercato, dipende dalle entrate del figlio. E poi c’è Cosimo (Francesco Colella), suo amico, saltuariamente partner e procacciatore di clienti: lui non ci sta a perderlo.
Gioia e Alessio rappresentano l’uno per l’altra il sogno una vita diversa: ma a che prezzo? Quando lei gli consegna una forte cifra di denaro con la promessa di scappare in Costa Azzurra, qualcosa si incrina. E il sogno si trasforma in incubo.

Jasmine Trinca e Valeria Golino
La recensione di La Gioia, dalla storia vera ai virtuosismi di un film ipnotico
Potrà suonare forte, ma questo di Nicolangelo Gelormini è già un serio candidato italiano agli Oscar 2027. Un film in grado di unire una storia vera, dura, e uno stile capace di renderla unica. Nella forma e nella capacità di incidere sullo spettatore, visivamente ed emotivamente. Perché La gioia è un film che cambia continuamente, come i suoi personaggi. E come loro richiede attenzione, non consente requie. Per il disagio che piano piano si insinua, e cresce. Anche quando l’illusione di un brandello di felicità interrompe il senso di soffocamento, l’impressione che a dolore non possa che succedere dolore. Una sensazione che il regista crea grazie ai virtuosismi dei protagonisti in scena: su tutti una Golino capace di dimostrare “8 o 110 anni” a seconda dell’espressione degli occhi, come ha detto Saul Nanni.

Saul Nanni e Francesco Colella
Ma anche con un acuto utilizzo di immagini e sonoro, di silenzi e studiate dissonanze. Due solitudini che si fronteggiano, e fingono, di superare le distanze tra i loro mondi dandosi del tu o condividendo sogni di latta, ma che nemmeno il violento bacio surrealista immortalato nel poster del film salverà. Non c’è consolazione o catarsi, solo silenzio: vi consigliamo di non nascondervi dietro facili giudizi morali, ché la beffa sarebbe ancora maggiore.

Valeria Golino e Saul Nanni sul set
5 domande a Valeria Golino, protagonista femminile di La Gioia
Come sempre la costruzione del personaggio è stata laboriosa, lunga, attenta. A partire dalla base, dagli interventi del truccatore Maurizio Fazzini, della costumista Antonella Cannarozzi e di Marco Perna, il nostro parrucchiere, fino al lavoro fatto con Stefania Lepore, che è stata la mia coach per l’accento piemontese. Mi hanno dato la possibilità di creare qualcosa di più di una maschera: di creare una persona invisibile. Gioia è fatta di quei pulloverini, di quei capelletti, di quel nasotto, di quella voce... Ci tengo a ringraziare tutti loro, ma soprattutto Nicolangelo, per il suo sguardo attentissimo, pieno di tenerezza e allo stesso tempo sempre lucido. E per aver creato una rete di sicurezza per cui tu da attore sai che puoi saltare, e male che vada qualcuno di ti prenderà. Anche se sbagli.

Golino e Nanni
Una storia quasi da True Crime, dalle tante ombre: come le ha vissute?
Non saprei dirlo. Più che un giudizio, posso dire che non c’è stato un pre-giudizio. Tra le tante cose cui pensavo, non c’erano i “però anche lei” oppure i “sono troppo così”. Anche perché nel momento in cui cominci a teorizzare nascono tutta una serie di sovrastrutture intellettuali che non appartengono al personaggio, né alla storia. Ero semplicemente lei… Semmai giudicavo Francesco Colella, e molto! È lui il vero cattivissimo!

Dal personaggio al titolo: cosa è la gioia per lei?
Sta nel poter essere un po’ più te stesso, anche nella maniera di percepire quello che ti succede intorno, di accoglierlo, e di gioire dell’altro, non solo in quanto essere umano. Quei momenti nei quali siamo così aperti e senza sovrastrutture, in cui le cose ci fanno sentire belli, più belli di noi. Perché riusciamo a gioire della bellezza degli altri, della bellezza di un ruolo, di un testo. La gioia per me ha sempre a che vedere con qualcosa che riguarda l’esterno. Era guardare Saul mentre giravamo, nonostante l’incongruità di questa storia d’amore. Come lo era guardare Jasmine, con la quale ho fatto tre film da attrice e ancora, ogni volta che la guardo, provo gioia.

Nanni, Golino e il regista Nicolangelo Gilormini
Mai pensato di dirigerla lei, questa storia?
Ci ho pensato, ma prima di conoscere Nicolangelo. Sarebbe stato un film completamente diverso, non so se meglio o peggio: di certo non avrei interpretato la protagonista. Nel momento in cui è entrato Nicolangelo nel progetto, e io ho deciso di fare l’attrice, mi sono completamente immersa nel suo punto di vista. E adesso non riesco a pensare a nessuna altra Gioia.
Con lei alla regia, magari Gioia l’avrebbe interpretata Jasmine?
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No. Jasmine non avrebbe mai fatto Gioia. Però avrebbe fatto sicuramente qualcosa, è inevitabile.