di Matteo Persivale

La ribellione del primogenito Brooklyn getta un’ombra sulla coppia perfetta David & Victoria interrompendo una traiettoria da romanzo (di Jules Verne). Storia di due genitori inarrivabili, di un figlio che ha tentato la via del calcio e della moda, di fratelli & fidanzate

Lady Beckham sorride regale mentre la ministra francese per la Cultura Rachida Dati le appunta sull’abito nero lungo da cerimonia la medaglia da Chevalière de l’Ordre des Arts et des Lettres. È stato un viaggio nello spazio, dalla Terra alla Luna, degno degli eroi di Jules Verne quello di Victoria Davis: figlia peperina di un rivenditore all’ingrosso di tv e impianti stereo nella serena provincia inglese, popstar mondiale, stilista di successo, Lady grazie alla nomina a Sir del marito David Beckham, che soltanto lei poteva a volte rendere “il marito di”. E ora il Cavalierato francese più prestigioso.

L’assenza di Brooklyn Beckham alla cerimonia per la madre

«È stato un lungo percorso per arrivare fin qui e sono profondamente grata a te, David, mio marito e mio primo investitore, per aver creduto nella mia passione. Grazie ai miei genitori e ai miei figli per aver sempre creduto nella mia visione». C’erano quasi tutti, al ministero, nella foto di famiglia – l’Ordine delle Arti e delle Lettere non si compra o si ottiene con le pubbliche relazioni, neanche se si è amiche di Anna Wintour – a pochi passi dal leggìo con la bandiera francese e la data memorabile: 26 janvier 2026. 



















































Tra il pubblico, Anna Wintour che tanti anni fa invece di accogliere con ilarità (come fecero i più) la notizia della Posh Spice stilista la prese sul serio. C’erano – incredibile, Lady Beckham ha riunito in una foto i duellanti miliardari del lusso – Antoine Arnault e François Henri Pinault intorno a lei, fotografati con sorrisi francesissimi. 
C’era l’eccentrico amico fotografo Jurgen Teller in felpa rosa shocking e berretto fucsia, Teller che la ritrasse tanti anni fa in una campagna celeberrima di Marc Jacobs, lei imbustata a testa in giù in un borsone da shopping, foto esposta già in vari musei e commento feroce sulla nostra fissazione per lo shopping. 
C’erano tutti, a Parigi, tranne Brooklyn Beckham.

Brooklyn Beckham e il marchio registrato

Il primogenito della nutrita e bella prole dei Beckham, nato nel 1999 già famosissimo, la mamma che cantava sul palco con il pancione e rivelava non soltanto il motivo del nome bizzarro («Ero a Brooklyn quando ho scoperto di essere incinta», meno male che le Spice Girls non si esibirono mai a Timbuctù o Ulan Bator) ma anche la location del concepimento (Copenaghen, David andò a trovarla quand’era in tour). 

E da subito si vide che Victoria aveva un piano a lungo termine: registrò legalmente come marchio protetto “Brooklyn Beckham” per proteggere il bebè da sfruttamenti commerciali (altrui).

La moglie Nicola Peltz e il trasferimento in California 

Però, a Parigi come al compleanno di David l’anno scorso (il cinquantesimo) e alla nomina del papà a baronetto («Il più grande onore della mia vita», ha detto emozionato a re Carlo), Brooklyn non c’era. Era in California con la moglie Nicola Peltz, replicando in modo nitido il pasticcio familiare che funesta la casa reale ufficiale britannica (i Beckham sono quella non ufficiale), i Windsor. 

I Beckham così hanno trovato il loro Harry – con la sua Meghan d’ordinanza. Il principe inglese che sposa un’americana, va a vivere in California, e taglia i ponti con la famiglia d’origine. Certo Brooklyn ha scelto la figlia di un miliardario (che le elargisce una mancetta mensile di un milione di dollari per permetterle di concentrarsi sulla sua carriera di attrice e regista), e al contrario di Harry non è costretto a lavorare vendendo alla stampa i segreti di famiglia. L’ha appena fatto gratis, sui social.

Calcio, fotografia, cucina: le carriere tentate (senza successo)

Il lavoro, con Brooklyn, è sempre stato un tema delicato. Alla vigilia dei ventisette anni ha il curriculum di un ragazzo in cerca della sua strada. Da ragazzino voleva fare il calciatore, ed ecco che appare la maglia nel settore giovanile del Queens Park Rangers. Purtroppo, la famiglia Maldini è un’eccezione e il talento calcistico molto molto raramente è ereditario (scherzi del dna), così la carriera da “footballer” sulle orme paterne sfuma.

Immediatamente il giovane ricco si butta sulla fotografia, saltando a pié pari l’inevitabile “gavetta” di quel mondo editoriale spietato pubblicando ancora minorenne un libro, e assicurandosi una serie di campagne importanti.

Poi però dalla fotografia di moda, nonostante l’ascesa apparentemente irresistibile, Brooklyn passa alla cucina, diffondendo su Instagram – dove ha 17 milioni di follower, mamma ne ha 33 milioni e papà ne ha 89 – i video delle sue ricette (in verità, spiegano gli chef veri, alquanto pedestri). Ha anche lanciato una start-up con la quale produce salsa piccante da rivendere a salsamenterie per ricchi americani.

Il matrimonio del 2022

Fin qui tutto bene: il patrimonio dei coniugi Beckham, Sir e Lady, non raggiunge le vette miliardarie del consuocero Nelson Peltz ma comunque garantisce alla numerosa prole (oltre a Brooklyn ci sono Romeo, 23 anni; Cruz, 20; Harper, 14) un futuro di stabilità. 

Però il matrimonio ad aprile 2022 con Nicola, di quattro anni più grande, dopo un fidanzamento-lampo, ha cambiato le dinamiche familiari. 

E se inizialmente la questione era limitata alle discussioni on line – dove tutto fa brodo – l’assenza di Brooklyn alle cerimonie dell’ultimo anno aveva preparato il terreno all’esplosione nucleare del “caso”, con il post di Instagram del 19 gennaio che ha sganciato un ordigno mediatico sulla gestione attentissima, dalla precisione chirurgica, del “brand Beckham” operata dai suoi genitori prima ancora della sua nascita. 

E che ha traslato la baruffa dal mondo sbracato del gossip on line alle pagine dei giornali più autorevoli. 

«Sono stato in silenzio per anni e ho fatto ogni sforzo per mantenere privata la questione. Purtroppo, i miei genitori e il loro team hanno continuato a rivolgersi alla stampa, lasciandomi senza altra scelta che parlare per me stesso e dire la verità solo su alcune delle bugie che sono state pubblicate», si legge nel suo lungo post. 

«Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia», prosegue. «Non sono sotto il controllo di nessuno, sto difendendo me stesso per la prima volta nella mia vita. Per tutta la mia vita, i miei genitori hanno controllato le narrazioni sulla stampa riguardo alla nostra famiglia. I post performativi sui social media, gli eventi familiari e le relazioni non autentiche sono stati una costante. Di recente, ho visto con i miei occhi fino a che punto sono disposti a spingersi per diffondere innumerevoli bugie sui media… Ma credo che la verità venga sempre a galla. I miei genitori hanno cercato incessantemente di rovinare il mio rapporto da prima del matrimonio… Mia madre ha annullato all’ultimo minuto il progetto per l’abito di Nicola, costringendola a cercarne urgentemente uno nuovo. Settimane prima del nostro grande giorno, i miei genitori mi hanno ripetutamente fatto pressione e hanno cercato di corrompermi per farmi cedere i diritti sul mio nome, il che avrebbe avuto ripercussioni su di me, mia moglie e i nostri futuri figli. Erano irremovibili sul fatto che firmassi prima della data delle nozze… da allora non mi hanno più trattato allo stesso modo… La sera prima del nostro matrimonio, alcuni membri della mia famiglia mi hanno detto che Nicola “non era di famiglia”. Da quando ho iniziato a farmi valere, ho ricevuto infiniti attacchi dai miei genitori, sia pubblicamente sia privatamente, che sono stati inviati alla stampa su loro ordine. Persino i miei fratelli sono stati mandati ad attaccarmi sui social media, prima di bloccarmi all’improvviso l’estate scorsa». 

E ancora: «Mia madre ha dirottato il mio primo ballo con mia moglie, che era stato programmato con settimane di anticipo sulle note di una romantica canzone d’amore. Di fronte ai 500 invitati al nostro matrimonio, Marc Anthony mi ha chiamato sul palco dove era previsto il mio ballo romantico con mia moglie, ma invece mia madre stava aspettando di ballare con me. Ha ballato in modo del tutto inappropriato su di me davanti a tutti. Non mi sono mai sentito così a disagio e umiliato in tutta la mia vita. Ciononostante, siamo andati a Londra per il compleanno di mio padre e siamo stati respinti per una settimana… Il marchio Beckham viene prima di tutto. L’amore familiare si decide in base a quanto si pubblica sui social media o alla rapidità con cui si lascia tutto per presentarsi e posare per una foto di famiglia… Ma l’unica volta che mia moglie ha chiesto il sostegno di mia madre per salvare i cani sfollati durante gli incendi di Los Angeles, mia madre ha rifiutato. La narrazione secondo cui mia moglie mi controlla? È vero il contrario. Sono stato controllato dai miei genitori per gran parte della mia vita. Sono cresciuto con un’ansia opprimente. Per la prima volta nella mia vita, da quando mi sono allontanato dalla mia famiglia, quell’ansia è scomparsa».

Dalla Terra alla Luna

I suoi genitori hanno attraversato i decenni, dalla fine del secolo scorso al secondo quarto di questo, trasferendo la loro fama da una “piattaforma” (secondo lo sbrigativo gergo del branding) a un’altra. E se i Windsor portano l’onere di essere visti come eredi secolari di qualcosa che non hanno guadagnato, Sir e Lady Beckham i loro titoli e i loro soldi e la loro popolarità li hanno guadagnati. Questo mette Brooklyn, al di là delle baruffe familiari, su un piano diverso rispetto ai genitori. E quel che ha garantito a Harry il consenso del mondo progressista (o “woke” che dir si voglia) online – la carta del razzismo contro Meghan – non è ovviamente utilizzabile da Brooklyn.

Aprendo la portiera del van alla moglie, e accompagnando poi i figli al loro van, all’uscita del ministro francese della Cultura, Sir David Beckham l’ambasciatore Unicef ha risposto a una domanda posta à la sauvette: «I bambini commettono errori. Capita, è così che si impara nella vita». E poi è volato a Miami, a visitare il cantiere dello stadio della squadra di calcio nella quale gioca Leo Messi, e a calciare la prima punizione tra i calcinacci, a favor di telecamere, dimostrando ancora una volta come ha fatto un ragazzino dell’operaia Leytonstone, a est di Londra (borgo natìo anche di Sir Alfred Hitchcock), ad arrivare sulla Luna. 

15 febbraio 2026