di
Lorenzo Cremonesi
Il consigliere del presidente ucraino Zelensky : l’approccio si basi sulla forza
KIEV – «In teoria alla conferenza di Monaco gli europei dimostrano di avere compreso i problemi e le sfide del futuro. In pratica però c’è ancora tutto da fare», dice Mykhailo Podolyak. Il consigliere del presidente Zelensky parla dei negoziati con la Russia e lancia un messaggio all’Europa.
Cosa ha visto di positivo alla conferenza europea sulla sicurezza?
«Si è evidenziato che l’Europa sta pensando di diventare una forza trainante, non solo nel continente, ma su scala globale. È anche emerso che tanti suoi leader capiscono che la realtà sta cambiando molto velocemente, tra le cause sono le scelte americane e l’invasione russa dell’Ucraina».
«Servono più investimenti militari subito e soprattutto è necessario creare meccanismi decisionali molto più veloci e proporzionati al livello di minacce cui andiamo incontro, che si concentrino sulla priorità degli interessi europei. La Russia continua a mirare al dominio globale, o comunque almeno nel nostro continente, e noi dobbiamo elaborare una filosofia per combatterla e costringerla a negoziare. Il presidente Zelensky si dimostra pronto a offrire il nostro contributo».
Cosa si attende dai prossimi negoziati russo-ucraini a Ginevra il 17 e 18 febbraio, dopo che gli ultimi a Abu Dhabi hanno fatto pochi passi avanti?
«Ci aspettiamo progressi sul primo punto, che riguarda la fine delle ostilità».
«Sul tavolo ci sono tre temi: la fine delle operazioni belliche, le garanzie di sicurezza e il finanziamento della ricostruzione ucraina. Sul secondo e terzo tema noi abbiamo già alcune intese con gli Stati Uniti e gli alleati europei: siamo pronti a firmarle. Resta però irrisolto il primo tema, che non riguarda soltanto questioni territoriali. Noi vorremmo vedere un maggior coinvolgimento americano e un approccio più realistico da parte di Mosca».
«È necessario accrescere la pressione economica sulla Russia. Più Mosca perde nel campo dell’export energetico e si indebolisce e più la sua posizione diventa moderata. I russi credono di avere ancora le risorse per continuare la guerra: la risposta deve essere pressione e ancora pressione».
I vostri militari stanno perdendo terreno a Pokrovsk, nel Donbass, e a Zaporizhzhia…
«Ci attendiamo nuovi chiarimenti dallo Stato maggiore e dal ministero della Difesa. Ma occorre capire il contesto. La guerra totale dura da quattro anni e l’aggressione russa è iniziata 12 anni fa. Nonostante abbia subito perdite enormi, l’esercito russo è sostanzialmente impantanato: le sue avanzate hanno rallentato e richiedono crescenti risorse. Mosca concentra i suoi sforzi nel colpire le infrastrutture energetiche e i cittadini ucraini, anche questa notte ancora sulla capitale e su altre città. Sulla linea del fronte ci sono battaglie con mutue offensive e controffensive, ma senza alcuna svolta strategica a favore della Russia».
Come vede le relazioni tra Kiev e l’Europa?
«L’Europa deve ripensare al proprio ruolo sulla scena internazionale, cosa che sta già facendo, valutando la sua autonomia strategica. Gli Stati Uniti stanno ridefinendo la loro presenza e gli europei dovranno assumersi responsabilità più importanti per tutto ciò che concerne la loro difesa. I 27 capiscano che devono organizzare le loro forze militari. Tutto questo richiede quattro passaggi: maggiori spese militari, processi decisionali più rapidi, ridurre la burocrazia e combattere gli euroscettici impedendo che possano dominare le scelte collettive. La Russia già da tempo sta aggredendo la Ue: la fa con attacchi cibernetici, con la guerra dell’informazione, con interferenze elettorali e finanziando chiunque può esercitare influenze politiche a suo favore».
E il ruolo dell’Ucraina in tutto questo?
«Noi stiamo già lavorando per creare le basi della nuova architettura della sicurezza europea. Le nostre forze armate sono le più consistenti in Europa. Se la Ue fosse seria rispetto alla propria difesa, dovrebbe investire nelle industrie militari ucraine e nei progetti di mutua cooperazione».
Crede che la Ue dovrebbe nominare un proprio inviato speciale per dialogare con Putin?
«Il tema non è l’inviato, ma la soggettività europea, che andrebbe manifestata con quattro mosse: le sanzioni, il sequestro della flotta ombra russa, il blocco dell’import energetico russo, la crescita della pressione economica. La soggettività europea emerge quando l’economia russa s’indebolisce».
Mosca dice che sono pronti a parlare…
«L’approccio deve fondarsi sulla forza».
«Ridurre le entrate russe, limitare le loro capacità belliche, controbattere la loro propaganda. Il fine non può essere soltanto negoziare, ma piuttosto metterli nell’angolo: solo questo tipo di approccio può davvero condurre alla fine della guerra».
15 febbraio 2026
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