di
Giuseppe Di Piazza
Mai così tanta acqua dal 1782: a gennaio sono caduti 225 millilitri. Fognature sottodimensionate, inondazioni e il problema delle buche
Cade la pioggia, ma che fa? A Roma fa un disastro, ve lo possiamo garantire. Provoca morti, feriti, crolli, evacuazioni, neanche fosse una piaga biblica o una smentita che il Padreterno, per interposto Paese, vuole mandare al presidente Trump che continua a ripetere che il «climate change», i cambiamenti climatici dovuti alla dissennatezza umana, sono un’invenzione di Obama e Biden.
E invece di pioggia, almeno qui, nella Capitale, dove non siamo proprio abituati, ne sta cadendo in questo 2026 una tale quantità da entrare rapidamente nella top five degli ultimi 300 anni, anzi nella top three degli ultimi 244. Mai come ora dal 1782, dicono i climatologi del Campidoglio, che da giorni stanno con le mani fra i capelli, a Roma è caduta tanta pioggia: 225, 5 millimetri nel solo gennaio. Per intenderci: quasi un quarto di metro d’acqua su ogni angolo della Capitale.
Tanto basta a far sbriciolare muri di contenimento (il terribile caso avvenuto a Formello: un uomo, Umberto D’Errico, 58 anni, morto schiacciato) oppure a far crollare gli alberi, che già a Roma, di loro, cadono come mosche quando arriva il gelo. Il caso più recente è avvenuto ai Fori Imperiali, dove un pino s’è abbattuto per pioggia, vento e debolezza insita, su tre turisti, ferendoli.
L’assessora ai Lavori pubblici, Ornella Segnalini, molto attiva nella riasflaltatura di centinaia di chilometri di strade urbane, ha confessato al Corriere della Sera che la città, e il suo sistema di scarichi e caditoie, venne realizzato in un passato dove l’ozono era ancora al suo posto e di cambiamenti climatici non si parlava: «Non si può ignorare il fatto – dice Segnalini nell’intervista con Maria Egizia Fiaschetti – che le nostre fognature sono dimensionate su precipitazioni otto-novecentesche, tutta un’altra storia».
Ha ragione, Segnalini. È tutta un’altra storia. Una storia che dà, e ha dato, il mal di testa ai sindaci che si sono succeduti in questo nuovo millennio.
Virginia Raggi dovette più volte fare i conti con le auto che galleggiavano nei sottopassi cittadini: le foglie ostruivano gli scarichi, di per sé insufficienti, e le piscine nascevano in un battibaleno. Il caso di Ponte Milvio, nel 2023, già sindaco Roberto Gualtieri, è ancora negli occhi di tutti. Un’inondazione mai vista, dopo giorni e giorni di piogge torrentizie, che creò voragini in diversi punti della città.
Per non dire i danni, provocati dalle eccezionali ondate di maltempo di questi ultimi decenni, anche sul litorale: tra erosione della spiaggia e stabilimenti fatti a pezzi dai marosi, Ostia, Fregene e Fiumicino hanno pagato un forte pegno al nuovo clima (meteo, non politico) della Regione.
Ma perché Roma finisce sott’acqua? Perché non si riescono a prevenire i danni? La spiegazione è un po’ nelle parole dell’assessora Segnalini: Roma non è stata fatta in un giorno, e soprattutto non è stata fatta recentemente. Le sue antiche infrastrutture sono state aggiornate, in parte, nei decenni, ma la struttura di base resta quella di una città pensata per meno abitanti e con meno pioggia.
Ma i cambiamenti climatici non sono solo gocce e vento. Parliamo un attimo di temperature. A Roma il 2024 è stato l’anno più caldo dal 1991, con una media di 19,7 gradi tra estate e inverno, segnando un aumento di 2,5 gradi medi sul trentennio 1991-2020. E queste temperature non possono che ripercuotersi sulle piogge, nel troppo e nel niente: i romani si ricorderanno, a proposito del niente, la siccità del 2017, che ispirò al regista Paolo Virzì il suo film apocalittico su Roma con il Tevere totalmente prosciugato.
E poi, dulcis in fundo, le buche. Ogni volte che le piogge tropicali s’abbattono sulla Capitale, si aprono le buche, quasi che l’asfalto volesse bere la pioggia, dando una mano ai sindaci. Ma l’effetto invece è contrario: andate in giro dopo la pioggia, in molte strade, soprattutto quelle non riparate dall’assessora Segnalini, e vi ritroverete per incanto nel «Federale» di Luciano Salce: buca, buca con acqua, buca… L’acqua, come dicevano i cinesi, è capace di bucare le rocce. Immaginatevi l’asfalto vecchiotto di Roma. «Noi le ripariamo – dice sempre l’assessora Segnalini – ma poi ricomincia a piovere e il nuovo asfalto viene portato via dall’acqua». Amen.
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15 febbraio 2026 ( modifica il 15 febbraio 2026 | 20:54)
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