di
Roberta Polese

Il padovano Ernesto De Toni ha curato il ricorso dell’atleta contro la sospensione dell’Antidoping: «Dieci giorni al cardiopalma, la Corte ha deciso in meno di 24 ore»

«Sono stati dieci giorni al cardiopalma, la giustizia sportiva funziona a velocità completamente diversa dalla giustizia ordinaria… Le scadenze sono ravvicinate, ho completamente dimenticato tutto il resto». L’avvocato Ernesto De Toni, padovano, non è tra quei principi del foro che amano i riflettori, e chi frequenta le aule di giustizia venete (e non solo) sa bene che il suo incedere è quello del professionista «low profile». Eppure in Italia è uno dei pochi a conoscere perfettamente i meandri della giustizia sportiva. È lui l’avvocato che ha tirato fuori dai guai Rebecca Passler, biatleta, 25enne di Anterselva, cinque podi ai Mondiali juniores, che il 2 febbraio è stata sospesa dall’Antidoping perché positiva ad un farmaco vietato, il letrozolo, trovato in un prelievo fattole il 26 gennaio. Ma il ricorso dell’avvocato è stato accolto e l’atleta può tornare a gareggiare (si aggregherà al team azzurro ma non sarà schierata a Milano-Cortina), un caso che farà giurisprudenza.

Avvocato quali sono state le prime reazioni alla scoperta della positività?
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In questo caso la quantità di letrozolo nelle urine di Passler era infinitamente piccolo, gli esami precedenti tutti negativi, quando ha avuto l’esito degli esami è caduta dalle nuvole, davvero non capiva come fosse potuto accadere».



















































Si è scoperto poi che c’era una questione di famiglia di cui Passler non era al corrente…
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Entrambe le sorelle Passler, che sono molto giovani, non sapevano che la mamma si stava curando contro una possibile recidiva tumorale, sapevano che la signora aveva avuto un tumore e che si era sottoposta ad un intervento mesi fa, ma non sapevano che la battaglia della mamma continuava ancora: la signora, comprensibilmente, non voleva allarmare le figlie, aveva nascosto i farmaci in un comodino in camera, ma trattandosi di farmaci che regolano gli ormoni ogni sostanza prodotta dal corpo è di per sé contaminante: la saliva, il sudore, tutto è potenzialmente un pericolo».

I giudici entrano nel merito di questi aspetti?
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Certo, la giustizia sportiva è molto diversa da quella che conosciamo più o meno tutti: una volta che la procura dimostra che nel sangue o nelle urine c’è una sostanza proibita, quella è già una prova inconfutabile, sta all’atleta dimostrare che quella sostanza non è stata assunta in modo consapevole, ma anche dimostrare questo è difficile, perché i giudici chiedono che vengano mostrate prove di tre evidenze: da dove arriva la contaminazione, come è finita nel corpo dell’atleta e in più bisogna dimostrare che l’atleta ha fatto tutto il possibile per evitare quella contaminazione».

Ed è qui che entra in campo la Nutella.
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Esatto, abbiamo dimostrato che le ultime analisi fatte dall’atleta il 27 dicembre erano pulite, anche il 27 dicembre la mamma di Rebecca stava seguendo la cura ma in quel caso non ci fu alcun passaggio di alimenti o prossimità di qualche tipo, il giorno prima delle ultime analisi, quindi il 25 gennaio, Rebecca e la mamma avevano fatto colazione e pranzo insieme: l’unica cosa che hanno condiviso era stato un vasetto di Nutella, è lì che si è annidata quella minima particella di Letrozolo».

Per dimostrare tutto questo avete impiegato pochissimo tempo.
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Contro la sospensione abbiamo presentato ricorso urgente alla sezione speciale del tribunale dello sport, l’11 febbraio è stata rigettata, quindi ho fatto ricorso urgente alla Corte nazionale di appello antidoping, 20 minuti dopo ci è arrivata l’ordinanza che fissava l’udienza alle 16 del 12 febbraio, l’udienza si è svolta on line, da remoto hanno partecipato tutti gli organismi interessati, tra questi anche la massima esperta internazionale di doping, la dottoressa Donata Favretto della medicina legale di Padova, una vera autorità conosciuta da tutti, è stata lei a spiegare nel dettaglio come è avvenuta la contaminazione, la mamma di Passler ha raccontato la sua versione dei fatti e l’udienza si è chiusa, la Corte ci ha detto che avrebbe deciso entro 24 ore, la mattina dopo avevamo la risposta: revocata la misura».

La tennista Sara Errani, anche lei contaminata dal Letrozolo che assumeva la madre, era stata sospesa 10 mesi, il tennista Jannik Sinner, positivo al Clostebol per una contaminazione involontaria avvenuta tramite uno spray cicatrizzante (Trofodermin) utilizzato dal suo fisioterapista, ha avuto tre mesi di squalifica, Passler nessuna misura di sospensione, perché tutte queste differenze?
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Non entro nei casi specifici ma evidentemente negli altri casi non è stato possibile dimostrare che l’atleta ha preso tutte le misure necessarie per non essere contaminato: non basta stare alla larga dalle sostanze dopanti, bisogna prendere misure nei confronti di chi in famiglia le usa, e fare molta attenzione anche nello staff, sono aspetti molto complessi e delicati, che portano a squalifiche e sospensioni più o meno lunghe».

Come ha reagito Passler quando ha saputo che sarebbe potuta tornare a gareggiare?
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Glielo lascio immaginare: è una professionista ma è molto giovane, ha sacrificato molto per arrivare a questo momento, mi ha ringraziato, ma è questo il mio lavoro».

Dove nasce questa passione per l’antidoping?
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Da lontano, era il 1999 quando una giudice di Padova ordinò un controllo antidoping a Sanremo, difesi una piccola squadra e da lì ho preso confidenza con l’ambito giuridico sportivo, poi ho seguito il ciclista Danilo De Luca (che parla dell’avvocato De Toni nel suo libro “Bestie da vittoria”, ndr), il calciatore Joao Paolo, e le questioni antidoping sono diventate la mia specializzazione».

Conosceva il Biathlon prima di adesso?
«Le dico la verità: ho saputo da poco come si scrive Biathlon, e non conosco i meccanismi di gara, me li hanno dovuti spiegare, prometto che da oggi in poi lo seguirò».


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15 febbraio 2026 ( modifica il 15 febbraio 2026 | 08:16)