Al World Economic Forum Elon Musk ha profetizzato un imminente futuro in cui ogni essere umano avrà a disposizione un proprio robot personale: le aziende italiane in prima linea
Elon Musk prevede che in futuro ci saranno più robot che persone e che alle macchine potranno essere delegate anche attività di cura dei propri familiari. «Ogni persona ne avrà uno o ne vorrà uno» ha detto al Word Economic Forum di Davos. Ma come stanno le cose? Secondo i dati pubblicati dall’International Federation of Robotics, il mondo viaggia da un lustro alla media di 500.000 robot per l’automazione industriale installati ogni anno mentre quelli umanoidi, stando ai dati di fine 2025, sono una goccia nel mare (li abbiamo recentemente presentati anche qui): nel 2025 ne sono stati attivati solo 16000, oltre l’80% dei quali in Cina dove, a differenza di quanto avvenga altrove, sono già utilizzati quotidianamente in strade, ospedali, fabbriche e magazzini.
Questione di approccio culturale ed economico: per la Cina questo mercato (che gli analisti di Barclays stimano oggi intorno ai 2.5 mld $ prevedendo diventino 200 nel 2035) sfrutta la filiera e gli incentivi del Governo per cui è una priorità. Elon Musk prevede che in futuro ci saranno più robot che persone e che alle macchine potranno essere delegate anche attività di cura dei propri familiari.

Il caso della SIR Robotics
La partnership dell’azienda modenese – controllata della Wolong Electric – con la Cina permette ai famosi robot umanoidi Agibot (che attualmente occupano gran parte del mercato dei robot antropomorfi) di arrivare da noi dove il loro software potrà essere customizzato in funzione delle esigenze dei clienti dai data center italiani. Il catalogo è appena stato presentato a Milano e ce ne sono diversi, anche progettati per l’intrattenimento o per le pulizie in ambienti complessi. Normotipo umano anche nelle dimensioni (è alto 170 cm e pesa 70 kg), il modello top si chiama A2 Ultra, interagisce con il pubblico e ha compiti di ricevimento e hospitality: può addirittura scattare foto con i clienti, servire a tavola (quelli non umanoidi sono così) e muoversi con abilità in ambienti affollati.

Gene.01, da Genova al mondo
La startup Generative Bionics, spinoff dell’Istituto Italiano di Tecnologia, punta a portare sul mercato una nuova generazione di umanoidi «Made in Italy» pensati in special modo per lavorare integrandosi con le persone per operare anche in contesti come sanità e retail grazie alla «Physical AI» – la fusione tra robotica e intelligenza artificiale. I robot ispirati all’essere umano generano un chiaro valore aggiunto per diverse applicazioni non solo industriali. Il prodotto di punta è il Gene.01: design italiano, pelle tattile avanzata che raccoglie dati, comincerà ad essere commercializzato nel secondo semestre di quest’anno e sarà il fiore all’occhiello della produzione italiana nel mondo.

Il brianzolo che fa l’infermiere
Si chiama RoBee ed è prodotto da Oversonic Robotics: è certificati per l’impiego in ambito industriale dove si occupa di movimentazione di materiali e controllo qualità ma soprattutto in ambito medico-sanitario dove supporta gli infermieri, monitora i pazienti e viene impiegato per la neuroriabilitazione cognitiva dei pazienti colpiti da ictus. Non è un mero ripetitore di gesti ma apprende e entro certi limiti decide in maniera autonoma.

Abel il ragazzino pronto a uscire dal laboratorio
Abel è un robot umanoide veramente realistico sviluppato dai ricercatori dell’Università di Pisa presso il Centro di Ricerca “Enrico Piaggio” che si sono focalizzati sulle sue capacità di percepire e riprodurre spontaneamente emozioni per poter meglio interagire con gli esseri umani. Sorprendentemente ha le sembianze di un preadolescente: telecamere, microfoni e sensori permettono alla AI di interpretare le emozioni di chi ha di fronte mentre 21 micromotori sparsi sotto la pelle del viso gli permettono di esprimerle le sue espressioni, permettendogli di replicare con empatia. Ha potenziali applicazioni dirette con il pubblico nonché nella diagnosi clinica e nella terapia di disturbi del neurosviluppo, autismo, demenza e Alzheimer. Ora, dopo anni di ricerca in laboratorio, è stata costituita una società spin-off con l’obiettivo di rendere questa tecnologia commercializzabile e accessibile al pubblico, pur in forme più semplici rispetto al prototipo.
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14 febbraio 2026
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