di
Renato Franco

Il conduttore: «Sigfrido mi parlò di manipolazione delle chat tra lui e Maria Rosaria Boccia, invece era tutto vero»

«Sono un uomo libero, non appartengo ai servizi segreti né a nessuna lobby». Dopo giorni di silenzio, Massimo Giletti vuole chiarire «lo stato delle cose» nello scontro con Ranucci per la chat resa pubblica con Maria Rosaria Boccia: «Ma vorrei riavvolgere il nastro e partire dal principio».

Qual è il principio?
«Due settimane fa, la mattina in cui Il Giornale di Cerno ha pubblicato le chat tra Ranucci e Boccia, ho ricevuto un messaggio da Sigfrido: usano te per colpire me, è una totale manipolazione. La mia solidarietà».



















































La sua reazione?
«Mi fido, credo a quello che mi dice. Sono abituato a vedere battaglie tra giornali di destra e personaggi di sinistra e viceversa, quindi credo a Ranucci».

Poi?
«Solo che poi faccio il mio mestiere e riesco ad avere i documenti giudiziari, quindi originali, e scopro che è esattamente l’opposto di quello che sostiene Ranucci. Non c’è stata nessuna manipolazione, lui quelle cose le ha scritte davvero».

Perché ha deciso di parlarne pubblicamente in tv?
«Non potevo rimanere in silenzio. Ho voluto rimarcare l’ipocrisia di chi mi ha mandato un messaggio personale dove negava di aver mai scritto una cosa del genere, ma in realtà lo aveva fatto. Per paradosso avrei preferito che Ranucci mi dicesse che aveva fatto una cazzata oppure che ammettesse: sì, l’ho detto. E la questione si chiudeva lì».

Nella chat e nelle telefonate private capita di voler compiacere il proprio interlocutore…
«Lo so che a volte si va oltre. Ma se l’obiettivo era fare una puntata contro il ministro Sangiuliano, Ranucci non doveva usare me per fare breccia nel cuore di Maria Rosaria Boccia».

Molti sostengono che così ha fatto il gioco di chi ostacola Ranucci.
«È inaccettabile che si possa anche solo pensarlo. Io sono abituato a sentirmi dire di tutto, del discorso dell’omosessualità non mi importa, ci rido su, ma la questione della lobby non la accetto».

La presunta lobby con Cerno, Signorini e il signor B.
«Tra l’altro mi sembra una lobby che fa acqua da tutte le parti. Sono stato l’unico in Rai a fare due puntate su Signorini e sulle accuse che gli ha rivolto Corona, un tema scottante e “ipervietato”».

Ranucci dice che lei è al servizio dei servizi.
«Manca solo che mi dia del fascista. La mia domanda è: perché mi ha scritto l’esatto opposto?».

Ma lei ha a che fare con i servizi segreti?
«Ranucci fa riferimento a una storia che ho diffusamente trattato nella mia trasmissione, l’incontro tra Renzi e Mancini. Io ho dimostrato ampiamente che la ricostruzione della professoressa che ha girato quel filmato aveva troppe inesattezze e incongruenze. All’epoca Ranucci si offese molto e mi mandò un messaggio pesantissimo. Credo che tutto nasca da lì, perché ho dimostrato in modo chiaro che la professoressa non raccontava tutta la verità».

Lei però Mancini l’ha incontrato.
«Se ti occupi di certe inchieste è normale incontrare i protagonisti: questo vuol dire lavorare per i servizi? Io ricordo a Sigfrido che quando un pm chiese all’allora capo dei servizi segreti italiani, alla dottoressa Belloni, quali fossero i loro rapporti con Sigfrido Ranucci, lei rispose: oppongo il segreto di Stato. Quindi ognuno si faccia delle domande e si dia delle risposte».

Ranucci dice che lei lo attacca per fare ascolti.
«Il nostro programma non ha trent’anni di storia alle spalle come Report, ma è comunque un programma vincente. E lui non dovrebbe ritenersi né Greta Garbo né Bud Spencer. Aggiungo anche che per la Rai siamo due risorse importanti e diverse, un po’ come Coppi e Bartali: in un momento così complicato per il giornalismo e per la Rai bisognerebbe essere uniti, non divisi. E poi c’è un rammarico».

Quale?
«Federica, la moglie di Sangiuliano, è finita in un tritacarne senza nessuna colpa».

Ora cosa succede?
«Ritengo che Ranucci debba essere sempre e comunque difeso. Quando vuole lo invito a venire a Lo stato delle cose, già oggi, a spiegare questa vicenda. Io ho fatto un editoriale di cinque minuti, a lui ne offro dieci. Però poi si deve confrontare con me, con Michele Santoro come moderatore. Se accetta di venire, le porte sono aperte».

16 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 07:09)