di
Flavio Vanetti
Con due medaglie d’oro in una stessa edizione delle Olimpiadi invernali, l’azzurra si va a sedere accanto alle altre due leggende, Alberto Tomba e Deborah Compagnoni
Si è costituita la Santa Trinità della storia del nostro sci. Santa Trinità allargabile, perché, come vedremo, c’è una quarta figura da non trascurare. Federica Brignone, per la quale sono ufficialmente esauriti gli aggettivi, ha eguagliato Alberto Tomba, l’unico sciatore italiano, tra uomini e donne, capace di conquistare due medaglie d’oro nella stessa edizione dei Giochi: lo fece a Calgary 1988, quando per seguire la sua seconda manche dello slalom Miguel Bosé e Gabriella Carlucci fermarono il Festival di Sanremo che stavano conducendo.
Questo straordinario successo lega poi più che mai Federica al ricordo di colei che fu Lady Gigante, ovvero Deborah Compagnoni. La sua parabola olimpica non contempla il «back to back» all’interno degli stessi Giochi come gli altri due, ma Deborah ha diffuso la sua supremazia su tre edizioni consecutive, così come fatto da Valentina Vezzali nella scherma: il primo titolo fu quello del 1992 in superG , il secondo quello del 1994 in gigante, trionfo confermato nel 1998 infliggendo paghe epiche alle avversarie. È il caso di ricordare che Deborah il giorno successivo alla vittoria in superG si ruppe un ginocchio. La gara era il gigante, la specialità del suo futuro, la disciplina che l’avrebbe ricompensata di quell’incidente. La capacità di ripartire da un brusco stop, arrivando a vincere, anzi a dominare, è un elemento che unisce Brignone a Compagnoni, detto che in comune, oltre a un certo feeling personale e alla manager, hanno lo skiman: è Mauro Sbardelotto (lo scrivevamo sempre con la doppia «elle», ma ne ha una sola…), il mago delle scioline che si definisce «umile come lei» e «sicuro che avrebbe vinto» (questo l’aveva però dichiarato dopo il successo nel superG: gli toccherà aggiornare il pensiero).
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Ma come dicevamo, questa splendida Santa Trinità delle nevi merita di avere un «più uno». È il volto di Sofia Goggia, capace di stupire per una manche (era terza al giro di boa) prima di scivolare al decimo posto nella disciplina nella quale sa di non essere più da posizioni d’eccellenza. Anche se ha ammesso che a Milano Cortina 2026 avrebbe potuto fare di più – il rimpianto enorme, è chiaro, riguarda l’uscita in superG mentre era al comando – i suoi Giochi non possono essere liquidati come quelli nei quali è stata «solo» terza in discesa. Quel bronzo, infatti, ha un valore storico che è il caso di ricordare, a futura memoria: mai una sciatrice, nella stessa specialità, aveva conquistato tre medaglie in altrettante edizioni olimpiche contigue. Oro a Pyeongchang 2018, argento a Pechino 2022 (con un recupero in 23 giorni da un incidente: ripartire alla grande da un grave danno fisico pare una specialità delle nostre campionesse), terza nel 2026: sono le credenziali per ammettere Sofi a quel club esclusivo.
15 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 07:52)
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