di
Valerio Cappelli
«Lavoro da sempre ma sono piccolina, ho cominciato come cantante, la mia voce non mi piace, recitare è il mestiere perfetto per una persona introversa»
Tecla Insolia ha soltanto 22 anni, e ha vinto due David. Alla Berlinale le danno il premio Shooting Star come artista emergente. Ripete spesso due parole, «sono piccolina» e «sono ansiosa». «È la mia prima esperienza all’estero, è una opportunità, cerco di viverla nella maniera più tranquilla possibile, anche se sento una grande responsabilità, gli ultimi due anni sono stati intensi. I premi sono importanti quando decidi quale valore dargli».
Una volta ci disse che non vuol sentirsi sempre protagonista. «Non mi interessa che la mia faccia sia ovunque. Sono piccola, mi piace ritenermi piccola, non mi sono ancora chiare le regole del gioco ma lavoro da quando ho 11 anni, le cose le vivo e le faccio, non so raccontarle. Ancora devo prendere le misure con quello che dico in pubblico, un attore crea empatia, ci sono delle conseguenze e devo rispettare il pubblico».
Ha cominciato come cantante.
«Ho vinto Sanremo Young, la musica è essenziale per tutti, Matilda De Angelis in un messaggio mi ha scritto che c’è musica nella recitazione. Mia madre diceva che cantavo prima di parlare, e che a tre anni cantavo
Felicità
di Al Bano nel fasciatoio». Ha impersonato Nada in una fiction: «Avevo 16 anni, ne studiavo le movenze senza imitarla».
Non sa se vedrà Sanremo, «non so nemmeno quando comincia e chi c’è in gara, sono stata assorbita dalla Berlinale». A Tecla non piaceva la sua voce, detto da una cantante… «A chi piace la propria voce? È difficile avere un bel rapporto col proprio corpo e la propria voce, era diventato un mestiere senza che me ne accorgessi. Io voglio recitare nella mia vita, mi dà più libertà che cantare, è un mestiere perfetto per una persona introversa come me, poi se ci pago l’affitto di casa è stupendo».
Forse in questo bruciare le tappe ha perso l’adolescenza, o è riuscita a preservarla? «Diciamo che l’ho vissuta in solitudine. Come fai a costruire un’amicizia se sei sempre in viaggio di lavoro? A scuola a Piombino la professoressa per le mie assenze mi chiamava Insolita o Insolente. Faccio fatica a parlare di cose del passato, ho paura di confondere i ricordi, forse è un modo di proteggermi.. Ho pochi amici ma buoni».
Lei Tecla, suo fratello Gioele, in effetti come diceva la sua prof sono nomi insoliti: «Ho un terzo fratello, più piccolo, Santiago. Il nome l’ho deciso io, l’avevo associato a Santiago di Compostela».
Cosa vuol dire crescere con persone molto più grandi? «Al cinema ho avuto la fortuna di lavorare con Valeria Golino, Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi. Cerco di trattenerle nel mio quotidiano, le ascolto, mi faccio attraversare dalle loro esperienze».
Farete la seconda parte de L’arte della gioia? «E’ bello essere riconosciute per quello che si è fatto, poi se Valeria Golino dovesse richiamarmi, daje». E adesso?
«I film non partono per il problema del tax credit. Guardo tanti film, ne ho visti 5 in una settimana,quando è toccato a Sentimental Value tutti quelli prima si sono volatilizzati. Ho doppiato un cartone della Disney e ho il film Idda di Irene Dioniso, io e Romana Maggiora Vergano siamo due amiche che compiono un viaggio sull’Etna. Io sono rimasta a Catania, lei è andata via. È la storia di un’amicizia e del suo ricordo».
I due David dove li tiene?
«Li hanno presi i miei genitori, volevano radunare tutti i premi. Quando sono andata a trovarli a Piombino non li ho trovati, chissà dove li hanno messi».
15 febbraio 2026
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