La mossa era stata annunciata e non si è fatta attendere neanche un giorno. Dopo un’interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa, il governo ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati di rendere pubblici i nomi dei finanziatori del comitato “Giusto dire No” – il principale tra i soggetti creati per la campagna contro la riforma Nordio – col pretesto di prevenire presunti conflitti d’interesse delle toghe che si trovassero a giudicarli. La richiesta, anticipata venerdì nella risposta all’interrogazione, ha preso la forma di una lettera ufficiale inviata al presidente dell’Anm Cesare Parodi e firmata da Giusi Bartolozzi, potente capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

“Gentilissimo presidente”, si legge nella missiva protocollata venerdì stesso, “è pervenuto al ministero un atto di sindacato ispettivo con il quale il parlamentare interrogante (Costa, ndr) riferisce che il segretario generale dell’Anm avrebbe dichiarato che il comitato “Giusto dire No” promosso dall’Anm ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria. Da ciò l’interrogante assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm. Sottopongo alle Vostre valutazioni, pertanto, l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini”.

Tra i dirigenti del “sindacato” di giudici e pm – che hanno letto la lettera lunedì mattina – è in corso un confronto su come reagire a quella che viene considerata un’iniziativa intimidatoria, volta a scoraggiare chi vuole contribuire alla campagna del No. Il dubbio è se rispondere in privato o con un comunicato pubblico, e, in quest’ultimo caso, firmato da chi. Il comitato infatti, pur essendo stato promosso dall’Anm, è un soggetto giuridicamente autonomo, con il giudice Antonio Diella come presidente esecutivo e il costituzionalista Enrico Grosso come presidente onorario. La richiesta del governo, peraltro, è di fatto illegale in base alla legge sulla privacy, che garantisce la riservatezza degli aderenti e dei finanziatori delle associazioni private e impone di nominare un responsabile del trattamento dei dati: nemmeno la stessa Anm ha a disposizione l’elenco dei nomi. “In sostanza Nordio ci sta chiedendo di commettere un reato”, si fa notare.

Sulla vicenda interviene il Pd con la deputata e responsabile Giustizia Debora Serracchiani: la richiesta di Nordio, afferma, “è un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. Il ministro chiarisca subito: le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono”.