Sinner, buono il ritorno dopo gli Australian Open
(Marco Calabresi) Con un filo di gas, il modo giusto per ripartire dopo la fatica, i crampi e la mancata conferma del doppio titolo all’Australian Open. D’oro vestito, come a Melbourne, Jannik Sinner ci ha messo sessantanove minuti per archiviare (6-1 6-4) la pratica Tomas Machac, numero 31 del mondo ma contro cui c’è un abisso, come contro tutti quelli sotto i primi 10. Un solo game perso nel primo set, un break solo nel secondo, poi un finale lottato, giusto per riabituarsi alla competizione e in attesa di quello che potrebbe essere il primo duello ufficiale del 2026 contro Carlos Alcaraz, previsto per sabato a Doha se tutto andrà come deve andare.
Arriveranno esami più duri, anche più duri dell’australiano Alexei Popyrin che Sinner affronterà negli ottavi (1-1 nei precedenti, ma dominato quello più recente a New York), ma i primi numeri sono incoraggianti: solo quattro punti persi con la prima di servizio, nessuna palla break concessa, sei ace. Da perfezionare, invece, il 69% di prime in campo: tante ma meno del 75% tenuto nella semifinale australiana persa contro Djokovic.
La compagna Laila in tribuna, nel box con Vagnozzi, Ferrara e Cipolla (allenatore, preparatore atletico, osteopata); Jannik in campo, con un po’ di vento a disturbarlo, ma solo quello. Qualche colpo provato soprattutto nel finale (la palla corta entrata sempre più nel suo repertorio) e una gestione delle energie senza nessun problema anche quando Machac ha provato a tirare tutto. «Bisogna comunque adattarsi a ogni situazione e condizione in campo – le parole del numero 2 del mondo, intervistato dall’ex calciatore Rio Ferdinand -. Con Machac ci siamo affrontati un paio di volte, quindi sapevo un po’ cosa aspettarmi. Mi sono sentito bene in campo oggi, ma ogni partita diventerà più dura, quindi spero di essere pronto per la prossima».