Le immagini sono state salvate nei server di Google anche se la madre della nota giornalista Savannah Guthrie non pagava l’abbonamento per conservare le registrazioni. I timori che gli «smart doorbell» siano solo il prossimo passo verso la sorveglianza di massa

Sicurezza tramite sorveglianza. Questo sembra il compromesso centrale della nostra epoca. Un’arma a doppio taglio (potenziata dalla tecnologia) incarnata dal caso del sequestro di Nancy Guthrie, madre della nota giornalista statunitense Savannah, che il primo febbraio è stata rapita da un uomo mascherato. Ad aggiungere qualche dettaglio fondamentale per le indagini è la telecamera installata su Nest, lo «spioncino intelligente» di Google che la donna aveva attaccato alla propria porta.

Questi dispositivi smart sono nati come versione digitale dei videocitofoni: se un corriere deve consegnare un pacco o un ospite inatteso bussa alla porta, il padrone di casa può vedere tutto quello che accade in diretta dal proprio smartphone (e quindi anche da remoto). Accedere alle registrazioni dell’«occhio digitale» è un plus, qualcosa per cui pagare a parte. I campanelli intelligenti non nascono, insomma, come strumenti di sorveglianza. E il dispositivo che si trovava alla porta di Nancy Guthrie — che, non a caso, il rapitore ha cercato subito di smontare — non aveva alcun abbonamento per la conservazione delle registrazioni. Uno spioncino collegato al telefono, nulla di più.



















































La domanda sorge spontanea: se non c’erano sottoscrizioni attive, com’è possibile che le autorità abbiano comunque ottenuto le immagini di quella sera? «Il video è stato recuperato dai dati residui presenti nei sistemi di back-end», ha spiegato Kash Patel, capo dell’Fbi, in un post su X del 10 febbraio. «In collaborazione con i nostri partner, questa mattina le forze dell’ordine hanno scoperto queste nuove immagini, precedentemente inaccessibili, che mostrano un individuo armato che sembra aver manomesso la telecamera installata sulla porta d’ingresso di Nancy Guthrie la mattina della sua scomparsa».

La risposta sta tutta in quei nove giorni fra quando la donna è stata rapita e quando le autorità hanno recuperato il video del presunto rapitore. Il fatto che non ci fosse nessun abbonamento associato al Nest non significa che Google — ma il discorso vale anche per le altre aziende che vendono smart doorbell — non salvi comunque i dati sui propri server. Semplicemente non sono accessibili per chi non paga. Ma lo diventano quando delle autorità richiedono accesso con un mandato del giudice. Google assicura di fornire informazioni solo dopo essersi assicurata «che sia conforme alla legge e alle politiche di Nest» e avendo verificato che «il mandato di perquisizione non sia eccessivamente ampio», ma che sia specifico per il crimine per il quale si sta investigando.

Ma le rassicurazioni delle aziende spesso non sono sufficienti per tranquillizzare la popolazione. Specialmente in un periodo di forti proteste contro l’Ice, l’agenzia anti-immigrazione che negli ultimi mesi è stata accusata di usare metodi a dir poco controversi per catturare e deportare migranti. Di recente ha cominciato a circolare online l’idea che le registrazioni fatte con i campanelli smart Ring venissero fornite all’Ice per ragioni di sorveglianza. A far scattare l’allarme potrebbe essere stato l’annuncio di una possibile partnership fra Amazon (che ha acquisito Ring nel 2018 per 840 milioni di dollari) e Flock Safety, l’azienda che sviluppa software di sorveglianza e di riconoscimento delle targhe. Ed è proprio quest’ultima a essere davvero al centro dell’attenzione per avere collaborato non solo con l’Ice, ma anche — come riporta 404 Media — con la polizia della California nel pieno delle proteste «No Kings» avvenute questo autunno.

L’accordo fra Amazon e Flock Safety alla fine è saltato. L’annuncio è stato dato giovedì, dopo settimane di proteste online. E soprattutto poco dopo il Super Bowl, l’evento sportivo a stelle e strisce durante il quale le aziende comprano a caro prezzo uno spazio pubblicitario. In questa cinquantesima edizione della manifestazione sportiva, Amazon ha presentato una nuova funzionalità per i propri campanelli intelligenti: Search Party, un software che aiuta a individuare gli animali scomparsi nelle registrazioni degli spioncini Ring. Così, chi partecipa al «programma di vicinato», può mettere a disposizione i propri «occhi digitali» e le registrazioni per aiutare a ritrovare i cani scappati dalle proprie case. «Sii un eroe per il tuo vicinato con Search Party», annuncia trionfale Jamie Siminoff, fondatore di Ring, alla fine dello spot. Ma non tutti hanno preso bene il messaggio. «Sembra la pubblicità che mostrano all’inizio di un film di fantascienza distopico per mostrare quanto rapidamente siano peggiorate le cose», commenta un utente su YouTube. «Una mossa incredibilmente audace quella di presentarla come una caratteristica positiva». O, ancora: «Dobbiamo davvero credere che lo scopo principale sia quello di ritrovare gli animali smarriti?».

Amazon assicura che la tecnologia installata sui Ring «non è in grado di processare i dati biometrici umani». Impossibile non domandarsi quanto tempo rimane prima che sia in grado di farlo o prima che ci sia la volontà di equipaggiare gli spioncini smart di una simile opzione. Non mancano gli esempi della diffusione di tecnologie di riconoscimento facciale in dispositivi o sistemi di tutti i giorni. Per esempio, per riconoscere (non sempre con efficacia) l’età degli utenti che si iscrivono alle piattaforme, per evitare che i minori possano farlo in Paesi dove sta cambiando la legislazione (si veda l’Australia e il divieto per gli under 16 di registrarsi ai social). Oppure per riconoscere i partecipanti a manifestazioni pubbliche (come è successo al corteo del Pride lo scorso giugno a Budapest). O, ancora, sugli occhiali smart Ray-Ban Meta, dove l’azienda sarebbe pronta ad aggiungere funzionalità di riconoscimento facciale. 

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16 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 16:26)