di
Maria Volpe

Ritorna, dopo cinquant’anni o poco più, lo show per eccellenza di Rai1, «Canzonissima». Una televisione che come spesso accade, per rinnovarsi, si volta indietro, ma anche una sfida interessante. Che ha un nome e un cognome: Milly Carlucci, signora della tv. Forte dei suoi successi di «Ballando con le stelle» e della sua popolarità deve aver pensato che valeva la pena di correre il rischio. Lei stessa ieri ha dato l’annuncio con un post su Instagram: «”Canzonissima” in arrivo prossimamente su Rai1». E un sottofondo musicale immediatamente riconoscibile: la sigla «Zum zum zum» dello show del sabato sera. Era sabato, 28 settembre 1968. Un’edizione passata alla storia: condotta da Mina affiancata da Walter Chiari e da Paolo Panelli; il regista è Antonello Falqui, gli autori sono Marcello Marchesi, Italo Terzoli ed Enrico Vaime, le coreografie sono curate da Gino Landi. Artisti e personaggi di altissimo livello, nomi mai dimenticati che hanno scritto la storia del varietà e dell’intrattenimento in Italia. E a vincere la gara è Gianni Morandi con «Scende la pioggia». Una serie di nomi che immaginiamo metterà i brividi a Milly Carlucci. La quale evidentemente darà un suo tocco allo show senza «copiare» quei successi peraltro irripetibili (circa 22 milioni di telespettatori). Per quel poco che si sa, l’impostazione dovrebbe essere quella originale: l’immancabile gara tra cantanti, gag e sketch comici. Sembrerebbe che nel cast della trasmissione ci saranno molti nomi noti della musica italiana, che dovrebbero far parte di una giuria. Per il resto, riserbo assoluto.

La speranza è che la nuova «Canzonissima» venga acclamata come la vecchia, andata in onda dal 1956 al 1975. Più che uno show era un rito collettivo, un vento di speranza. Vent’anni che hanno contribuito a disegnare il contorno dell’Italia: malconcia nel dopoguerra, esplosiva negli anni Sessanta del boom, riflessiva e impegnata negli Anni Settanta che aprivano le porte al terrorismo.
Non a caso il programma era abbinato alla Lotteria Italia, alla rincorsa di un ritrovato benessere, e andava in onda tra l’autunno e l’Epifania. A condurla in quei vent’anni sono saliti sul palco artisti come Mina, Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Corrado, Mike Bongiorno, Loretta Goggi, Walter Chiari, Nino Manfredi, Delia Scala, Lauretta Masiero, Sandra Mondaini, Aroldo Tieri, Dario Fo e Franca Rame, Paolo Panelli, Alice ed Ellen Kessler, Cochi e Renato e tanti altri.
Ha conosciuto momenti di popolarità infinita, polemiche, gare avvelenate. Tra le edizione rimaste nella storia ci sono quella del 1959, di Garinei e Giovannini, condotta da Delia Scala. Con lei c’erano Paolo Panelli e Nino Manfredi, il quale ideò per la trasmissione un personaggio che continuò a essere identificato con la sua figura: il barista ciociaro Bastiano, e la sua celebre esclamazione Fusse che fusse la vorta bbona, frase riferita all’invito ad acquistare un biglietto della lotteria forse vincente.



















































La più burrascosa è quella 1962: Dario Fo e Franca Rame abbandonano il programma dopo sette puntate: la sera del 29 novembre i due conduttori lasciano gli studi mezz’ora prima dell’inizio della trasmissione,«per divergenze artistiche e ideologiche». Rivelarono che erano costretti sempre a tagliare i testi. La pietra dello scandalo fu uno sketch su un costruttore edile che non dotava i suoi operai di misure di sicurezza. Un argomento già scottante allora, ma nella Rai di quegli anni certi temi non si potevano affrontare, men che meno nella prima serata del sabato.
E poi indimenticabile l’edizione del 1970 con Corrado e Raffaella Carrà che canta «Ma che musica maestro», brano ascoltato e ballato per settimane. La coppia viene confermata anche per l’edizione successiva del programma, in cui la showgirl lancia il Tuca tuca esibendosi con Alberto Sordi. E qui la parola icona per una volta è appropriata.
Pippo Baudo e Loretta Goggi raccolgono il testimone per l’ultima edizione serale del programma, nel 1972-1973: l’ultimo grande successo.Poi due edizioni pomeridiane, senza lode e senza infamia. Forse la formula era logora, forse l’Italia si apprestava a vivere gli anni bui del terrorismo. E così lentamente si chiuse la gloriosa avventura. Che sta per riaprirsi. 

16 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 20:33)