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Uno studio rivoluzionario dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona, pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS, ha rivelato che l’inchiostro non resta affatto confinato dove l’ago lo deposita, ma intraprende un viaggio nel corpo che può durare anni, alterando il funzionamento del sistema immunitario.
APPROFONDIMENTI
Il viaggio dell’inchiostro, dai linfonodi ai macrofagi
La ricerca, durata ben sette anni e guidata dal professor Santiago F. González, ha dimostrato che i pigmenti migrano rapidamente attraverso il sistema linfatico. Nel giro di poche ore dall’applicazione del tatuaggio, l’inchiostro si accumula in grandi quantità nei linfonodi, le centraline di controllo delle nostre difese.
Qui, i macrofagi, ovvero le cellule immunitarie incaricate di “pulire” l’organismo, catturano i pigmenti ma, non riuscendo oltremodo a scomporli, finiscono per soccombere.
Questo innesca un ciclo infinito e pericoloso: la cellula muore, rilascia l’inchiostro, e un nuovo macrofago interviene per catturarlo, morendo a sua volta.
Questo “loop” di cattura e morte cellulare genera un’infiammazione che può persistere per anni, mantenendo il sistema immunitario in uno stato di stress costante, riducendo la sua capacità di sorveglianza contro infezioni e cellule tumorali.
Infiammazione cronica e vulnerabilità
Questo processo non è privo di conseguenze. Lo studio evidenzia una risposta infiammatoria in due fasi, quella definita “Fase Acuta“, che dura circa due giorni dopo l’esecuzione del tatuaggio e quella denominata come “Fase Cronica“, la quale può persistere per anni, mantenendo il sistema immunitario in uno stato di stress costante.
Questa infiammazione prolungata può indebolire le difese naturali, rendendo l’organismo più vulnerabile a infezioni e, in casi più rari e ancora oggetto di indagine, aumentando il rischio di patologie più gravi come i tumori del sangue.
I ricercatori hanno prestato particolare attenzione ai colori più comuni, scoprendo che il nero e il rosso sono significativamente più tossici rispetto al verde, innescando risposte infiammatorie più aggressive e una maggiore mortalità cellulare.
L’effetto sui vaccini: il commento di Matteo Bassetti
Un dato particolarmente interessante emerso dalla ricerca riguarda l’interazione con le vaccinazioni. Nei modelli studiati,lo studio ha evidenziato che l’accumulo di inchiostro nei linfonodi può interferire con la produzione di anticorpi. In particolare, nei modelli sperimentali è stata osservata una risposta ridotta ai vaccini a mRNA, come quello contro il SARS-CoV-2, suggerendo che la presenza di pigmenti possa “distrarre” o esaurire le cellule immunitarie proprio quando dovrebbero imparare a riconoscere un nuovo patogeno.
L’infettivologo Matteo Bassetti è intervenuto sulla questione con un video social, sottolineando che questi risultati non sono semplici opinioni ma evidenze scientifiche che impongono una riflessione: «L’accumulo di pigmento può alterare la risposta immunitaria, potenzialmente indebolendola. Questi sono i risultati di uno studio serio e duraturo». Non si tratta di demonizzare la pratica del tatuaggio, che interessa ormai il 20% della popolazione europea, ma di promuovere una maggiore consapevolezza sui materiali utilizzati e sui loro effetti biologici a lungo termine.
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