di
Enrico Marro
Il decreto potrebbe far risparmiare 3,5-4 miliardi sulle bollette, dei quali 2-2,7 alle imprese e tra 800 milioni e 1,3 miliardi alle famiglie. Ma non mancano le proteste
Il decreto legge Bollette dovrebbe andare mercoledì 18 febbraio all’esame del Consiglio dei ministri. Ma le misure per tagliare il costo dell’energia a famiglie e imprese sono così complesse e gli interessi in gioco così grandi che sulla bozza del provvedimento si lavorerà fino all’ultimo.
La spinta di Tajani
Nella mattinata di lunedì 16 il vicepremier, Antonio Tajani, ha riunito in videocall il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e i vertici di Forza Italia per fare il punto e dare una spinta al decreto. Che nel pomeriggio è stato oggetto anche della discussione nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi convocato dalla premier, Giorgia Meloni, alla quale hanno partecipato oltre allo stesso Tajani, il leader della Lega, Matteo Salvini,e quello di Noi Moderati, Maurizio Lupi.
I vantaggi per le famiglie
La parte del decreto che presenta meno problemi è quella a favore delle famiglie, con due misure. La prima è un contributo straordinario di 90 euro, che nel testo approvato domani potrebbero salire ad almeno 100 euro, per i circa 4,5 milioni di utenti che già percepiscono il bonus sociale (Isee fino a 9.796 euro o 20 mila euro con almeno 4 figli). La seconda misura è un contributo volontario sul prezzo dell’energia del primo bimestre che i venditori (opportunamente incentivati) potranno concedere nel 2026 e 2027 ai non titolari di bonus con Isee fino a 25mila. Per queste misure la bozza stanzia 315 milioni di euro.
Gli aiuti alle imprese
La parte più controversa del provvedimento è invece quella a favore delle imprese, in particolare per la questione degli Ets il meccanismo europeo per ridurre le emissioni di CO2 che ha un impatto diretto sul prezzo dell’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e che il governo vorrebbe sterilizzare a monte (in pratica sulla fonte gas che finisce per determinare il prezzo anche dell’energia prodotta da rinnovabili), operazione che però si può fare solo con il via libera della commissione Ue. Senza contare che questa misura ha messo in allarme i grandi produttori di energia, che temono di dover pagare il conto del taglio delle bollette, visto che gli Ets incidono per circa 30 euro a megawattora sul prezzo unico nazionale (Pun) che sta sui 120 euro.
La protesta dei piccoli e del mondo agricolo
Proteste arrivano anche dalle piccole imprese. Confartigianato esprime «forte preoccupazione» in particolare sulla parte che riguarda gli oneri generali di sistema a carico delle micro e piccole imprese: «L’allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a 10 anni, al tasso di interesse del 6% – dice l’associazione – crea un effetto apparente di diminuzione della bolletta», ma in realtà aumenterebbe complessivamente i costi fino a «10 miliardi di euro per 6-7 milioni di piccole aziende». Una protesta immediatamente cavalcata dai 5 Stelle, con l’ex ministro Stefano Patuanelli che attacca: «Negli ultimi anni lo Stato ha incassato miliardi tra dividenti e plusvalenze dalle partecipazioni energetiche. Perché non utilizza il proprio ruolo per incidere davvero sui prezzi?». Critiche anche da Confcommercio e da Coldiretti e Confagricoltura, preoccupate per i tagli ai sostegni a biogas e biomasse. Nelle prossime ore il governo intensificherà il pressing su Bruxelles, per ottenere almeno una deroga sugli Ets, questione delicata visto che il meccanismo è finalizzato agli obiettivi di decarbonizzazione in Europa.
I possibili risparmi
Ma non è escluso che il governo approvi in ogni caso il decreto, aprendo poi una discussione con la Ue. Interlocuzioni sono in corso anche tra esecutivo e Regioni sull’articolo 3 della bozza, che rischierebbe di far saltare l’intesa raggiunta in Lombardia per la cessione a prezzi calmierati dell’energia idroelettrica alle imprese energivore. Secondo i calcoli del Centro studi Unimpresa, il decreto potrebbe far risparmiare 3,5-4 miliardi sulle bollette, dei quali 2-2,7 alle imprese e tra 800 milioni e 1,3 miliardi alle famiglie. Una famiglia tipo con un consumo medio annuo di 2.700 chilowattora potrebbe risparmiare fra i 30 e i 50 euro l’anno.
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16 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 21:20)
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