Gli Stati Uniti si muovono, e lo fanno con un dispiegamento massiccio. Via aria adesso, dopo il posizionamento delle forze navali. L’obiettivo, ovviamente, è l’Iran. Oggi pomeriggio alle 14 dalla base di Mildenhall sono decollati ben diciotto F-35a Lightning II del 495th Fighter Squadron, accompagnati da aerei da rifornimento, diretti in Medio Oriente. Non è un’operazione Nato, ma di carattere esclusivamente americano. Gli aerei, spiega Itamilradar, si sono mossi in celle coordinate composte da tre velivoli, una struttura che massimizza l’efficienza e la coerenza operativa durante i voli a lungo raggio, dando vita a uno dei più grandi schieramenti di F-35 singoli visti negli ultimi mesi. La portata del pacchetto riflette direttamente l’attuale assetto delle forze statunitensi legato alle tensioni con Teheran.

L’operazione con diciotto F35

I diciotto F-35A con codice di coda “LN” rappresentano il grosso di uno squadrone di prima linea dell’Usaf. Negli ultimi mesi, schieramenti di queste dimensioni sono stati rari. La portata ne fa uno dei più significativi movimenti di Lightning II dall’Europa degli ultimi tempi. Si tratta di un’operazione dell’Aeronautica Militare statunitense. Il contesto è chiaramente legato all’attuale situazione che coinvolge l’Iran e al più ampio contesto di sicurezza regionale. Disporre di un pacchetto stealth così ampio offre a Washington opzioni immediate e flessibili di attacco, deterrenza e controllo dell’escalation. Resta da chiarire se si tratti di un’ondata a breve termine o dell’inizio di una presenza più sostenuta. Nei prossimi giorni, il comportamento del ponte delle petroliere e gli eventuali ulteriori movimenti successivi indicheranno se si è trattato di un rapido rinforzo o dell’inizio di un periodo di maggiore accumulo legato agli sviluppi intorno all’Iran. 

Le portaerei

Donald Trump nei giorni scorsi ha inviato una seconda portaerei in Medio Oriente per aumentare la pressione sull’Iran, già minacciato di conseguenze «traumatiche» se i negoziati in corso sul suo programma nucleare dovessero fallire. Secondo il New York Times, la Uss Gerald R. Ford, la più grande portaerei del mondo, ha già ricevuto l’ordine di salpare dal Mar dei Caraibi per raggiungere la Uss Abraham Lincoln, nella regione da più di due settimane, per essere pronte nel caso Washington decidesse di passare all’azione.

I negoziati

Nuovo round di negoziati sono attesi domani, martedì, a Ginevra sul nucleare iraniano, mentre gli Usa si preparano anche ad operazioni militari prolungate contro Teheran. I colloqui tra Washington e Teheran continueranno nella città svizzera sotto l’egida dell’Oman, poco prima di quelli sull’Ucraina. A trattare saranno sempre l’inviato presidenziale Steve Witkoff e il genero del tycoon, Jared Kushner, il cui nome è apparso nell’intercettazione di un servizio di intelligence straniero sull’ Iran che la capa degli 007 americani, Tulsi Gabbard, ha prontamente «insabbiato». Trump continua a usare carota e bastone, alternando il desiderio di un accordo alla minaccia, altrimenti, di usare le due armate navali che sta radunando vicino all’Iran. Auspicando persino un «regime change», «la cosa migliore che possa succedere», ha detto. L’esercito statunitense, secondo Reuters, si sta preparando alla possibilità di raid prolungati, della durata di settimane, se il commander in chief ordinasse un attacco. In questo scenario, il Pentagono potrebbe colpire strutture statali e di sicurezza iraniane, non solo infrastrutture nucleari. Secondo gli esperti, i rischi per le forze americane sarebbero molto maggiori in un’operazione del genere contro l’Iran, che vanta un formidabile arsenale missilistico e ha gia’ minacciato rappresaglie.


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