di
Marco Galluzzo
Quasi certamente andrà Tajani, non la premier. Anche Azione con il centrosinistra
L’invito arrivato a Palazzo Chigi, indirizzato alla premier Giorgia Meloni da parte della Casa Bianca, è stato rivolto «per il costante impegno dimostrato dall’Italia per la pace, la stabilità e la cooperazione internazionale».
Anche se quell’invito è ancora oggetto, a distanza di tre giorni, di valutazioni coordinate con altri Paesi della Ue, sembra che l’Italia alla fine sarà presente nella Capitale americana con il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
La possibilità che vada direttamente la presidente del Consiglio appare residuale, e legata solo a un’ipotesi che è ancora ballerina: ovvero se a margine della riunione del Board Meloni avesse la possibilità di fare un incontro bilaterale con Trump.
Per la prima riunione del Board of peace, l’organismo cui hanno aderito 19 Paesi, ma nessuno fra i big dell’Unione europea, sono stati invitati 62 Stati: l’Italia, insieme al Giappone, alla Corea, a Cipro, alla Grecia, alla Polonia, alla Repubblica Ceca, ed altri Paesi che stanno decidendo in queste ore, sarà presente in qualità di «osservatore».
Uno status speciale per coloro che non possono (per ragioni costituzionali, come nel caso di Roma) o non vogliono aderire come membri di un Board a trazione americana, molto poco multilaterale, almeno nelle regole (nonostante la legittimazione di una risoluzione dell’Onu). Paesi che nonostante questo vogliono comunque un posto, appunto come osservatori (partecipano ad alcuni eventi e non alle decisioni) per non essere esclusi del tutto dal processo di ricostruzione e stabilizzazione di Gaza.
È anche uno dei motivi per cui in queste ore, il nostro ambasciatore alla Fao e rappresentante speciale per Gaza, Bruno Archi, insieme all’ambasciatrice Cecilia Piccioni, direttore degli Affari politici alla Farnesina, sono in visita in Medio Oriente, fra Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti, insieme a esponenti dell’Aise, il nostro servizio segreto esterno: una ricognizione costante delle dinamiche sul campo, che riguardano questo tema, prosegue anche lontano dai riflettori.
Del resto proprio ieri il nostro ministro degli Esteri ha ribadito che l’Italia ha ritenuto «opportuno» partecipare al Board perché «vogliamo essere protagonisti, come lo sarà la Commissione europea».
«Lo facciamo perché abbiamo già dato molto per Gaza e continueremo a farlo, siamo tra i Paesi al mondo che hanno dato di più», ha detto Tajani, spiegando che «siamo pronti a formare la nuova polizia gazawa e quella palestinese, e a incrementare i nostri carabinieri a Rafah».
Parole che trovano un’eco anche nei commenti che si raccolgono nello staff della premier, a proposito delle critiche delle opposizioni: «Polemiche strumentali e basate sul nulla, non essere nel Board significa rischiare un autogol, parliamo del Mediterraneo e dunque anche della nostra sicurezza», commentano a Palazzo Chigi.
Stamane sarà Tajani a riferire a Montecitorio sulla scelta del governo, che sarà sostenuta da una mozione di maggioranza il cui testo recita che l’Italia è pronta «a sostenere con il massimo impegno, insieme ai partner europei, arabi e internazionali, l’applicazione del Piano complessivo di pace» e «partecipare, a tal fine, in qualità di osservatore alla riunione inaugurale del Board of peace».
Il documento punta anche a «predisporre un contributo nazionale complessivo per l’assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, la ricostruzione della Striscia e il sostegno al programma di riforme dell’Autorità palestinese per rafforzarne le capacità di governo; rafforzare l’impegno nell’addestramento delle forze di polizia palestinesi nel quadro delle attività della Forza di stabilizzazione».
Le opposizioni, che accusano il governo di violare la Costituzione partecipando a un organismo gestito in modo «aziendalistico» dagli Stati Uniti, sembrano anche loro pronte a presentare una risoluzione unitaria, sottoscritta anche da Azione di Carlo Calenda. «Meloni sta aggirando la Costituzione», dice la segretaria del Pd Elly Schlein.
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16 febbraio 2026
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