di
Rosanna Scardi
Secondo Tozzi il crollo di Melendugno si poteva evitare ancorando l’arco con chiodi bullonati e impalcature. «Ma, di norma, si interviene quando c’è un concreto pericolo per le persone, non per evitare un fenomeno naturale»
«Un fenomeno naturale che poteva essere previsto, ma non evitato». Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e conduttore tv, interviene sul crollo dell’arco degli innamorati, ovvero la caletta di Torre Sant’Andrea a Melendugno (Lecce). Un monumento naturale che conosce bene e che si è sbriciolato proprio nella notte di San Valentino, sotto le piogge intense, che si sono abbattute lungo la costa adriatica.
Professor Tozzi, cos’è successo tecnicamente?
«È stata un’evoluzione naturale. L’arco degli innamorati era formato da rocce calcaree, che sono crollate a causa di fenomeni naturali erosivi. L’arco era quello che restava di una grotta calcarea; ha subìto le stesse regole del mare, la forza delle mareggiate e delle piogge che spesso si abbattono in grandissima quantità concentrata in un arco temporale breve».
Si sarebbe potuto prevenire ed evitare questo crollo?
«Sarebbe stato sì possibile, ma quel monumento naturale sarebbe diventato un arco innaturale. Sarebbe potuto essere “salvato” ancorandolo con dei chiodi bullonati e mettendo delle impalcature. Ma, di norma, si interviene quando c’è un concreto pericolo per la vita delle persone e non per evitare un fenomeno naturale di questo tipo».
C’è un rischio idrogeologico in Puglia?
«Nella regione si è costruito troppo e si è violentato il territorio. Ma le rocce sono carbonatiche e stabili, è esagerato dire che la Puglia stia crollando. Non c’è un rischio sismico, non ci sono vulcani. Il rischio, semmai, è legato alle alluvioni, all’Ofanto, che Virgilio definiva il fiume indomabile. Tsunami, tempeste di vento, mareggiate sempre più forti, fenomeni accentuati dalla crisi climatica possono far esondare quest’unico fiume, il cui letto scorre in una zona di rocce non calcaree, ma di argille e sabbie».
In alcuni casi, anziché veri interventi di prevenzione lungo le coste non sono mai stati realizzati, neppure con i fondi del Pnrr.
«E non ne farei, perché non risolvi il problema, quando si è troppo sottocosta. E difficile prevenire: frangiflutti, barriere, muli, moli alterano lo sviluppo costiero. Altra cosa, sono gli interventi di ingegneria naturalistica dolci. Pensiamo al Pizzomunno di Vieste, un pinnacolo residuo simile all’arco degli innamorati, rimasto tale come evoluzione della costa. Cosa facciamo? Costruiamo un muro di protezione alto dieci metri per preservarlo? Direi che non sarebbe bellissimo».
Il suo ultimo librio è «Caro Sapiens» (edito da Mondadori).
«Un dialogo tra la Terra e il suo abitante prediletto, l’homo sapiens. La Terra gli scrive lettere mirabili a lui che mai come nessun vivente si muove, ignorando le leggi fondamentali della natura».
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16 febbraio 2026 ( modifica il 16 febbraio 2026 | 13:31)
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