di
Chiara Suardi e Luca Zuccala

L’«Ecce Homo e San Girolamo», ritirati dal mercato e acquistati dal governo. Da Cambi e Meeting Art, i dipinti antichi (ma non solo) vanno in asta

L’arte italiana, nelle sue diverse declinazioni temporali e stilistiche, si trova al centro delle dinamiche del mercato internazionale. Ha fatto rumore, e non poco, l’intervento del Ministero della cultura italiana per portare nei confini nazionali il capolavoro rinascimentale di Antonello da Messina. Il 5 febbraio, in asta da Sotheby’s New York, il doppio dipinto – Ecce Homo sul recto e San Girolamo nel deserto sul verso – era stato ritirato all’ultimo. Nessun timore di un invenduto, ma l’avvio di una trattativa privata con lo Stato italiano, riuscito infine ad aggiudicarsi l’opera per una cifra intorno ai 15 milioni di dollari, in linea con la stima pre asta. Considerato un anello di congiunzione tra Rinascimento nordico e italiano, è uno dei soli quaranta dipinti conosciuti dell’artista; è inoltre il primo Ecce Homo realizzato da Antonello da Messina e l’unico dipinto su tavola eseguito dall’artista su entrambi i lati. Rimane ora da stabilire la destinazione dell’opera. Tra le possibili collocazioni ci sono le Gallerie degli Uffizi di Firenze. O almeno è quello che si augura lo storico dell’arte Tomaso Montanari, protagonista del comitato tecnico ministeriale che ha dato il via libera all’acquisto.

Cere e sculture

Uffizi che si ritrovano, almeno momentaneamente, a esporre anche un’altra opera al centro delle dinamiche di mercato. Si tratta di un bassorilievo in cera policroma, realizzato in Italia nel XVI secolo e parte della mostra Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica, al museo toscano fino al 12 aprile. Nel frattempo, l’opera sarà proposta in asta da Bertolami, a Roma, il 19 febbraio. Stimata 100 mila-150 mila euro (base d’asta 50 mila), è una delle pochissime ceroplastiche dell’epoca giunte fino a noi. Inserita in una teca in legno ebanizzato con decorazioni dorate in rame, la scena mostra la Vergine con il Bambino in trono posizionati su una struttura architettonica a edicola. Il primo a possederla fu Papa Gregorio XIII, ricevuta in occasione della sua elezione al soglio cardinalizio nel 1583, per poi passare nelle mani del cardinale Scipione Borghese. Preziosa anche la scultura in avorio di elefante raffigurante San Sebastiano e proveniente dalla Germania del XVII-XVIII secolo. Le caratteristiche iconografiche non mancano d’intensità: il volto è sollevato in un’espressione di sofferenza estatica, il corpo presenta tensione muscolare e il torso è trafitto dalle frecce del martirio realizzate in metallo dorato. La stima è di 30 mila-40 mila euro.



















































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Gli Old Masters protagonisti da Cambi

Ma le grandi occasioni d’asta non si esauriscono qui. Fino a venerdì 20 febbraio, online da Cambi, è in vendita una selezione di dipinti antichi, di diverse epoche e stili. Tra questi si segnalano le tele che compongono Le quattro stagioni realizzate da un autore della cerchia di Jacopo Bassano, e stimata 4 mila-5 mila euro. Come anche una copia pregiata della Visitazione di Raffaello Sanzio, valutata 3.500-4 mila euro. Deviando dall’ambito italiano, ma nemmeno totalmente, si distingue la Natura morta entro paesaggi con busto femminile, fiori, frutti e pappagallino realizzata da un artista attivo a Roma nel XVII secolo (stima 3-4 mila). Immerso in una luce calda e accogliente, Giovanni Lorenzo Bertolotto allestisce Il sogno di Giobbe (stima 4 mila-5 mila euro) in un bosco dal fascino incantato, con l’uomo che riposa in primo piano e quattro angeli che sullo sfondo ascendono al cielo.

Antiquariato, dipinti e arredi antichi a Vercelli

Infine, dal 21 febbraio al 1° marzo, Meeting Art da Vercelli propone 447 lotti tra antiquariato, dipinti e arredi antichi. Ad attirare l’attenzione, qui, è la Madonna con Bambino e santi di Ventura di Moro, pittore fiorentino del XV secolo. A caratterizzare la tempera ad olio su tavola, la cui base d’asta parte da 25 mila euro, è il gusto arcaizzante, dotato di una monumentalità ancora legata a modelli trecenteschi. Quieta severità che si scontra idealmente con la Marina in burrasca di Claude Joseph Vernet. Sulla sinistra una barca che è riuscita miracolosamente ad ormeggiare, tutt’intorno le nubi grigie che si mischiano al mare agitato e scuro. Base d’asta? Quaranta mila euro. Un’agitazione che dall’acqua del quadro contagia l’intero mercato, reso frizzante dal ritorno in grande stile degli Old Master, soprattutto se italiani, sulla scena internazionale.

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17 febbraio 2026