Dopo il caso sollevato a Buenos Aires durante l’ultimo torneo e il corteggiamento del ct argentino Frana, Luciano chiarisce il suo pensiero alla Gazzetta
Giornalista
17 febbraio – 10:55 – MILANO
Durante la settimana del torneo di Buenos Aires, Luciano Darderi non ha dovuto affrontare soltanto gli avversari sul campo. A ogni conferenza stampa sono puntualmente arrivate domande sulla scelta di rappresentare la bandiera dell’Italia, velate da un certo risentimento per non aver optato per l’Argentina. Domenica, dopo la finale persa contro il beniamino locale Cerundolo, gli è stato chiesto un commento sulle parole del ct argentino Frana (“Sarebbe fantastico se Luciano volesse giocare la Coppa Davis per l’Argentina”). Questa la risposta a caldo del numero 21 del mondo: “Io sto rappresentando l’Italia e vorrei giocare la Davis per la squadra italiana, però finora non sono stato convocato. Se mi chiama l’Italia sono disponibile, ma non posso prevedere il futuro: il livello in Italia è molto alto”.
parole nette—
Detto che Luciano ha già vestito la maglia azzurra alle Olimpiadi di Parigi 2024 e che i regolamenti Cio/Itf imporrebbero, nel caso, un’attesa minima di tre anni per rappresentare un altro Paese, oggi un cambio di casacca non è nei pensieri di Darderi. Ce lo conferma lui stesso, che abbiamo raggiunto a Rio de Janeiro, dove si è nel frattempo trasferito per disputare il 500 da testa di serie n.2 (sulla strada verso il titolo potrebbe esserci ancora Cerundolo). “Sto aspettando che l’Italia mi chiami. Sono pronto per giocare in Coppa Davis con l’Italia. Questo è il mio desiderio. Spero che il capitano Filippo Volandri mi convochi per la fase finale di Bologna del prossimo novembre”, ha detto alla Gazzetta. Parole chiare. Da un lato ribadisce la volontà di vestire l’azzurro, dall’altro auspica una chiamata per quest’anno da parte di Volandri. Ci sperava già per la fase finale del 2025, dopo i forfait di Sinner e Musetti. E ci spera ancora di più in questo 2026, iniziato con gli ottavi agli Australian Open, la finale di Buenos Aires e il costante miglioramento del best ranking. Da numero 21 del mondo, è il quarto azzurro alle spalle di Jannik (n.2), Lorenzo (n.5) e Cobolli (n.20).
il percorso—
Luciano è nato in Argentina, a Villa Gesell, ma è italiano d’adozione. Ha la cittadinanza la cittadinanza grazie al nonno paterno, originario di Fano, e si è legato giovanissimo al nostro Paese, trasferendosi in Italia a 10 anni con la famiglia: papà Gino allenava (e allena tuttora) lui e il fratello minore Vito. È cresciuto insieme a Nardi, Musetti, Zeppieri, Cobolli, partecipando ai campionati nazionali giovanili e inserendosi subito nel tessuto tennistico della penisola. La casa del nonno è stata per anni una base importante per tutta la famiglia Darderi. C’è un sentimento di profonda riconoscenza verso l’Italia e, in particolare, verso la Fitp, che lo ha sostenuto nel percorso di crescita. “Se non mi fossi trasferito in Italia quando ero un ragazzino, non sarei arrivato dove sono oggi. Per l’aiuto, per i tornei, per la possibilità di giocare con atleti europei fin da piccolo”, ha detto Luciano qualche giorno fa. Da quando Darderi ha scalato la classifica fino a bussare alle porte della top 20, dall’Argentina è partito un pressing che si riaccende ogni volta che torna da quelle parti. Luciano, però ha fatto una scelta e intende rispettarla: si sente argentino e, allo stesso tempo, italiano. Non a caso, il suo sogno è vincere gli Internazionali del Foro Italico.
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