Tutte le sue tessere sono scrupolosamente archiviate: «Ho seguito più di 1500 partite»

È il recordman degli abbonamenti: «E delle partite viste al Bentegodi. Ho fatto conto, tra Verona e Chievo, di averne seguite più di 1.500». A parlare è Marco Pennacchioni, 61 anni, impiegato nel settore della distribuzione turistica. Di fronte al Bentegodi, peraltro, Pennacchioni abita, con la vista dal balcone che guarda direttamente in Piazzale Olimpia. Apre i cassetti del suo ufficio domestico e tira fuori tessere e memorabilia che farebbero capire anche a un marziano quale sia la sua grandissima passione: lo sport. Il calcio e non soltanto, tutto quello che riguarda Verona.
 
Ad accompagnare Marco è un nomignolo, Penhu, che sempre dal pallone arriva: «Su una tivù locale, alla fine degli anni ’70, trasmettevano il calcio brasiliano. Ogni giocatore aveva, appunto, un soprannome. Nel gruppo di amici di allora traemmo ispirazione da quell’usanza e così divenni, per tutti, il Penhu». L’abbonato per eccellenza alle squadre di Verona è lui. All’Hellas, dal 1974-75. Al Chievo, dal 1995-96. Nella pallacanestro, alla Scaligera, dal 1988-89. E al volley dal 2002-2003: «I miei abbonamenti sono tutti scrupolosamente archiviati – spiega Pennacchioni –, come sono abituato a fare con gli altri oggetti della mia personale collezione sportiva, dagli album delle figurine e gli almanacchi Panini, fino ai biglietti delle partite viste in trasferta. A introdurmi a questo metodo di conservazione è stato mio fratello Carlo, di tre anni più grande di me».
 
Il Penhu è un computer che snocciola dati e risultati a getto continuo. La prima volta al Bentegodi, per lui, è stata il giorno del suo compleanno nel 1970: «L’aneddoto è questo: io sono nato il 19 dicembre, il 20 si giocava Verona-Torino e così mi fu regalato il biglietto, andai allo stadio con mio cugino Ennio. Il fatto è che la partita, quel giorno, non venne disputata, fu rinviata per nebbia. L’esordio fu nel recupero, il 6 gennaio 1971, con la vittoria gialloblù siglata dal Gringo Clerici». Poi, il tuffo negli anni di Zigoni, di Mascetti, di Maddè. L’abbonamento a cadenzare l’enciclopedica conoscenza di fatti e personaggi, con il ricordo preciso di luogo e anno di nascita dei giocatori, e non soltanto quelli dell’Hellas. E poi c’è tutto il resto: «Praticavo pallacanestro e pallavolo alle scuole medie, andavo alle Betteloni e. alle superiori, al Lorgna – dice -, l’interesse c’è sempre stato. Il basket mi ha dato grandi emozioni e ho un elenco di campioni che mi hanno entusiasmato: Henry Williams e Mike Iuzzolino, Lou Bullock e Misha Beric, Praja Dalipagic, Russ Schoene, Sly Gray, cito. Ma quello più spettacolare per me è stato Ryan Lorthridge, che a Verona è rimasto poco ma era capace di numeri da prestigiatore».
 
E il Chievo? Pennacchioni spiega: «Avevo contatti, al tempo in cui stava salendo in B, con un’azienda che dava dei biglietti omaggio per le loro partite. Cominciai a seguirlo. Dopo, mi abbonai e sono andato a vederlo per ventisette anni. Non l’ho mai considerato in antagonismo con il Verona, anche se dai tifosi degli uni e degli altri qualche osservazione critica l’ho ricevuta. Ma non è stato un problema». Proprio domenica scorsa, il Penhu era al Palaolimpia per la partita della Tezenis, sconfitta da Cremona: «Avrei fatto meglio a restare a casa, davanti alla tivù, a guardare Rana trionfare nella finale di Coppa Italia di volley (sorride, ndr). Però quando allo stadio o al palazzetto c’è un incontro non manco. L’unico stop è arrivato con il Covid, perché si giocava a porte chiuse e, ovviamente, non era possibile sottoscrivere abbonamenti. Altrimenti, quando lo sport a Verona chiama, ci sono sempre».



















































16 febbraio 2026