di
Valentina Rorato
Molti bambini (ma anche adulti) amano travestirsi ma tanti, soprattutto i più piccoli, sono infastiditi e spaventati da questa festa. Da cosa può nascere la paura e come aiutare i piccoli a superarla. I consigli della psicologa
Maschere tradizionali, personaggi dei cartoni animati e supereroi di ogni tempo si riversano nelle strade a Carnevale. Sono moltissimi i bambini, e spesso anche gli adulti, che non vedono l’ora di travestirsi per prendere parte a una battaglia di coriandoli, ma sono tanti anche i bambini — soprattutto i più piccoli — infastiditi e spaventati da questa festa. Da cosa può nascere la paura del Carnevale? Lo abbiamo chiesto a Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento cognitivo costruttivista.
Premette Rizzi: «Il timore, con tutte le sue gradazioni, deriva un po’ dal fatto che i bambini hanno una scarsa capacità di distinguere la fantasia dal reale e, soprattutto se la maschera copre tutto il viso ed eventualmente anche il corpo, il piccolo può faticare a comprendere che sotto quel travestimento c’è una persona».
A che età i bambini hanno questa difficoltà?
«Sotto i tre anni, perché verso i 24 mesi si consolida la permanenza dell’oggetto, quella capacità del bambino di comprendere che, per esempio, la mamma torna anche quando si allontana da una stanza. La medesima capacità accade con il travestimento: il bambino sa che dietro a quella maschera c’è la sua mamma, c’è il suo papà o ci sono le sue figure di riferimento, anche se sono travestiti. A partire dai tre anni sviluppa una maggior comprensione e distinzione del piano della realtà da quello della fantasia».
Vale lo stesso anche se le maschere sono indossate da estranei, come durante le parate?
«Se sono estranei, dipende molto dalla maschera. Se i costumi richiamano ruoli o professioni che il bambino riconosce, non dovrebbe avere paura, mentre se sono mostruosi o magari rappresentano personaggi di fantasia dei cartoni animati può subentrare il timore, perché diventano spaventanti o sovrastimolanti. E il bambino, intorno ai 3-6 anni, non ha ancora tutte quelle capacità di gestire e regolare le proprie intensità emotive. Può, quindi, aver paura dell’eccitazione che sta provando di fronte a un incontro con il suo idolo».
Le paure delle maschere non sono quindi tutte uguali?
«No, per esempio alcune maschere, soprattutto se mostruose, possono toccare le paure arcaiche, che possono scatenare reazioni difensive e allarmanti. Fanno molta paura ai bambini anche le maschere inespressive, perché regoliamo le nostre reazioni con l’altro anche in funzione dei segnali che riceviamo dalle espressioni del volto».
Come la classica maschera bianca stile «Casa di carta»?
«Sì, ma anche quella del clown. Qualsiasi maschera tendenzialmente rigida, con una mono-espressione, che annulla i segnali espressivi. I bambini possono allarmarsi perché non riescono a trovare dall’altra parte quei segnali che li aiutano a orientarsi e a decifrare sostanzialmente quello che può provare l’altro».
La paura può essere scatenata anche dal rumore o dall’affollamento, come accade durante le sfilate dei carri?
«Sì, perché tendono a sovraccaricare emotivamente il bambino. Può succedere anche nelle feste in ambienti piccoli, soprattutto se c’è musica alta e tanti stimoli visivi».
Come comportarsi se il piccolo non vuole mascherarsi?
«Bisogna rispettarlo. Alcuni bambini rifiutano di indossare la maschera, perché non vogliono stare al centro dell’attenzione. Inoltre, molti genitori partecipano ai contest di Carnevale, travestendo i bambini con costumi che non comprendono».
Diventano parte del costume anche i figli?
«Sono oggettificati. Brutto da dire, però sì. Per questo il travestimento può essere mal tollerato dal bambino».
Carnevale, se vissuto con serenità, può essere un’occasione importante?
«Il travestimento può servire a esorcizzare delle paure, ma è un tema che va trattato con molta cautela, soprattutto in quei bambini che fanno fatica con il gioco simbolico. Nelle scuole materne, qualche volta anche nei nidi, c’è un cestino con dei teli o dei travestimenti preconfezionati: alcuni bambini si dimostrano molto interessati, altri invece rigettano e rifiutano questo tipo di gioco. Questo può diventare un dato conoscitivo del piccolo per aiutarlo ad approcciarsi al mondo dei travestimenti con gradualità e cautela, ma in altri momenti dell’anno».
Come si possono aiutare i bambini a superare la paura?
«Una cosa che può aiutare è costruire il travestimento insieme, magari con materiali di recupero, perché molti abiti sono mal tollerati, soprattutto se i bambini sono ipersensibili a tutti gli stimoli esterni, perché danno fastidio, magari sono realizzati con tessuti di scarsa qualità».
E se la paura continua anche da grandicelli?
«Bisogna accompagnarli a capire quale sia il significato dietro questa paura, senza mai forzarli obbligandoli a partecipare a parate o feste. Inoltre, non vanno derisi, ma bisogna validare e normalizzare ciò che sentono».
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17 febbraio 2026
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