‘Notte prima degli esami‘ è un tuffo nell’estate italiana degli anni ’80, quando tutto sembra possibile e l’unica vera montagna da scalare è la maturità. Un viaggio di crescita che profuma di libertà e prime volte e sullo sfondo le note di Antonello Venditti che accompagnano sogni, delusioni e batticuori. Diretto da Fausto Brizzi, il film mescola con leggerezza nostalgia, romanticismo e ironia, perché la notte prima degli esami non è solo una prova scolastica ma il sottile confine tra adolescenza e futuro, tra paura e desiderio di diventare grandi. Oggi alle 19 nella Sala del Maggior Consiglio Palazzo Ducale ricorderà e discuterà su questo film con il regista, gli attori Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi e Sarah Maestri, la moglie di Giorgio Faletti che interpretava il terribile professore di lettere, Roberta Bellesini, il critico cinematografico Mario Sesti e la produttrice cinematografica Federica Lucisano. Si parlerà anche del nuovo capitolo di questa piccola saga, ‘Notte prima degli esami 3.0‘ che uscirà a marzo. Primocanale riprenderà l’intera serata.
Il regista Fausto Brizzi
Brizzi, quanto c’è della tua adolescenza in questo film?
“Tantissimo, perché la mia carriera scolastica è stata complessa e… se ti dico che ho dovuto cambiare liceo perché ho mandato a quel paese un professore, improvvisamente ti verrà in mente pari pari una scena. Io ho fatto il quarto e quinto ginnasio al classico e poi il terzo, quarto e quinto liceo in uno scientifico. E intanto il professore con cui avevo litigato era diventato vicepreside”.
All’inizio ti immaginavi che potesse avere la risonanza che ha avuto?
“Assolutamente no. Nel mio mestiere, come in quello dei romanzieri, ci sono i bestseller e i longseller. Questo film si è trasformato da bestseller in longseller, un passaggio totalmente inaspettato. Che dopo vent’anni fossimo ancora qui a parlarne era impensabile”.
C’è una scena che pensavi non potesse funzionare e che poi invece si è rivelata giusta?
“C’è stata una notte in cui alle 4 del mattino stavamo girando al quartiere Monti per strada. Era la scena d’addio tra il Professor Martinelli, interpretato da Giorgio Faletti, e Nicolas Vaporidis. L’allievo e il maestro si salutavano per l’ultima volta. Un’ultima frase del professore e poi partiva la canzone di Venditti, quindi un momento fondamentale del film. La frase del copione a Giorgio non piaceva. È difficile per un regista rapportarsi anche con uno scrittore che in quel momento aveva già venduto in tutto il mondo milioni di copie con i suoi primi due romanzi. Ma continuavo a dire a Giorgio: “No, questa cosa che vuoi dire tu non va”. Lui però ha insistito e alla fine gliel’ho fatta dire come la voleva dire lui. Rivolto a Nicolas: “L’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa, l’importante è quello che provi mentre corri”. Ecco, se vai su Google questa è l’unica frase ricordata del film. Cioè, la frase del film l’ha scritta Giorgio Faletti”.
Come hai lavorato con i ragazzi per cercare di tirar fuori le loro emozioni?
“Insieme a Giorgio, con l’aiuto di Giorgio, li abbiamo trattati come fossero proprio una classe. Siamo andati a fare le prove all’Isola d’Elba a casa sua, con lui che li trattava malissimo. Cercavamo di costruire quel clima e farli diventare davvero un gruppo di amici. Peraltro riuscendoci, nel senso che alcuni di loro a distanza di 20 anni sono tuttora migliori amici tra di loro. Nicolas e Eros Galbiati, che fa Riccardo, cioè il biondo che nel finale sostanzialmente gli ruba la ragazza, sono amicissimi, non si sono mai più separati”.
Secondo te cos’è che rende questi ragazzi così riconoscibili anche per i giovani d’oggi?
“Il fatto che sono archetipi, in qualche modo li conosciamo tutti. Il personaggio che fa Nicolas, ovvero Luca, sono io. I miei amici mi riconoscono. Poi c’è la bella della classe, la romantica, il secchione, il cazzaro… In qualche modo in tutte le classi sono riconoscibili questi personaggi”.
Se dovessi descrivere brevemente Luca, Claudia e il professore che diresti?
“Beh, il professore nel film è un fallito, uno che voleva fare il musicista, non l’ha fatto e vive di rimpianti. Luca è un ingenuo che vede il mondo rosa anche se il mondo lo prende a schiaffi. Lei si è affidata alle cure di una nonna perché la sua famiglia è disfunzionale. Anche se negli anni ’80 non si usava questo termine, lei non lo sapeva ancora, ma la sua famiglia era fortemente disfunzionale”.
Il successo del film si deve anche al rapporto tra sceneggiatura e colonna sonora. Come è nato?
“La mia vera passione è la musica italiana. Quindi la playlist del film l’ho fatta io, l’ho ambientato nell’89 proprio per poter usare tutti gli anni ‘80 acchiappando anche “Cosa resterà degli anni ‘80” di Raf che in qualche modo tirava le fila. Mi sono divertito a mettere le hit memorabili di quel periodo: i Duran Duran, Gioca Jouer, tanti altri ancora fino a Venditti di cui ‘Notte prima degli esami’ era peraltro il lato B di un 45 giri che aveva anche ‘Ci vorrebbe un amico’.
Una delle definizioni classiche usata da molti per questo film è “un manifesto della sua generazione”. Sei d’accordo?
“Direi un manifesto involontario. Nel senso che quando uno fa un manifesto di solito dice: “Adesso vi dico che cosa penso io”, no? In realtà cercavo soltanto di fare un buon film, un film sincero. Ecco, forse questa è l’arma in più: è un film vero, non è un film manipolato o fatto per professione. È fatto perché raccontavo quello che sapevo. Di solito le opere prime sono così. Se vai a spulciare le opere prime quasi di tutti, alla fine spesso magari non è il film migliore che ha fatto quel regista ma certamente il più sincero.
È stato più un peso o uno stimolo aver avuto un film così importante come opera prima?
“Per due o tre anni è stato un peso. Perché improvvisamente c’era esplosa a me, a Nicolas e a Cristiana questa cosa in faccia. Per due anni abbiamo fatto un infinito tour promozionale in cui andavamo nei festival italiani, internazionali, portavamo il film, prendevamo un premio… non ne potevamo più. Ma di noi, non del film! Mi ricordo una volta che io, Nicolas e Faletti eravamo a un festival in Francia. Giorgio si sente male prima della proiezione, ha un piccolo attacco di cuore. Non può andare alla premiazione finale, lo portiamo in ospedale. E mentre non sapevamo cosa fare tra stare con lui e andare a ritirare il premio, stava pensando all’unica cosa che gli premeva: “Sono venuto con la Porsche, diceva, e domani io a Vaporidis non la faccio guidare! La voglio guidare io!”. Invece il giorno dopo l’abbiamo costretto a non guidarla e l’ha guidata Vaporidis. Una scena che sarebbe stata perfetta per il film”.