di
Andrea Camurani

In primo grado era stato condannato a 30 anni, in appello per due volte all’ergastolo. Ora la Cassazione ha nuovamente rinviato ai giudici di Milano: dovranno per la terza volta celebrare il processo

Per la terza volta Davide Fontana, ex bancario e «food blogger» accusato di omicidio volontario della 26enne Carol Maltesi, uccisa nell’autunno del 2022 a Rescaldina, tornerà di fronte ai giudici della corte d’Assise d’Appello di Milano. La Cassazione ha difatti rinviato, per il nuovo processo di secondo grado, con l’obiettivo di verificare la sussistenza dell’aggravante della premeditazione

Il 47enne, oggi in carcere per l’omicidio della ragazza originaria di Sesto Calende, nel Varesotto, di cui si era invaghito, è accusato di averla presa a martellate alla testa e poi finita con un fendente al collo, dopo averla immobilizzata con la scusa di girare un video erotico, per poi fare a pezzi il corpo, custodirlo in un congelatore a pozzetto acquistato in rete, e poi tentare di bruciarlo, e infine abbandonare i poveri resti in una zona boschiva in provincia di Brescia. Il ritrovamento fortuito del cadavere e il successivo riconoscimento grazie ai tatuaggi della vittima avevano incastrato Fontana, individuato dal giornalista Andrea Tortelli (che aveva chattato con lui, scambiando messaggi tramite il numero della vittima) e finito a processo a Busto Arsizio, dove era stato condannato a 30 anni per omicidio volontario (senza cioè che i due giudici togati e i sei popolari considerassero le aggravanti di crudeltà motivi futili e abbietti e premeditazione), sentenza poi aggravata con l’ergastolo in Appello a Milano per due volte. 



















































Ora il giudice di legittimità, dopo l’ultima impugnazione della sentenza di secondo grado, ha nuovamente rinviato ai giudici del capoluogo lombardo: dovranno per la terza volta celebrare il processo che appunto si giocherà sulla valutazione dell’aggravante della premeditazione. Fontana, messo alle strette dai carabinieri, confessò l’omicidio la sera stessa del fermo, e nel corso del procedimento penale a suo carico chiese scusa al figlio piccolo della vittima, che vive fuori regione, e che la madre voleva raggiungere. Sarebbe questo il movente dell’omicidio: il fatto che Fontana non accettasse di essere lasciato. 

La tesi della difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Paloschi e Giulia Ruggeri, è quella dell’impulso incontrollato e improvviso, del «raptus»: non vi sarebbe stata alcuna pianificazione del delitto. La sentenza della Cassazione risale al 10 di febbraio e la corte si è riservata 30 giorni per il deposito delle motivazioni. Fontana è ad oggi detenuto nel «reparto protetti» del carcere di Pavia.


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17 febbraio 2026