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Massimiliano Nerozzi, inviato a Istanbul

La formazione di Spalletti chiude il primo tempo in vantaggio con doppietta di Koopmeiners, poi resta in 10 e subisce un pesante ko

Non è ancora un’eliminazione (dalla Champions), ma questo sulfureo 5-2 le somiglia parecchio se, per evitarla, tra una settimana la Juve dovrà spingersi tra il paranormale e la leggenda: ovvero, vincere con tre gol di scarto per giocarsi i supplementari, con quattro per andare agli ottavi. Questa sera, nell’infernale covo del Galatasaray, più che una partita è stata una disfatta; e dopo aver ribaltato il destino nel primo tempo, con doppietta di Koopmeiners, da far gridare al miracolo. S’è invece presto rivelato un presagio, in una ripresa resa dantesca dall’espulsione di Cabal, entrato in campo alla pausa, proprio per evitare il rosso a Cambiaso, già ammonito e, soprattutto, alle prese con Yilmaz, una sorta di Solimano alle porte della cristianità. In inferiorità numerica, ma già sul due pari, sono crollate le mura. Della testa, anche: «Siamo calati proprio da un punto di vista della personalità e del carattere — dice alla fine Luciano Spalletti —: abbiamo fatto tre passi indietro, non uno».

Detto del dieci contro undici, c’è da annotare pure la scelta obbligata di dover giocare sempre e comunque, a costo di rischiare scippi in zona pericolo, per colmare una lacuna fondante: quella del centravanti, mestiere stavolta capitato a McKennie, per rendere l’idea. Dall’altra parte c’era Osimhen, decisivo anche senza andare a segno: insomma, ci siamo capiti. Non bastasse, la Juve è riuscita a fare di peggio: «Su tre gol ci abbiamo messo del nostro», riassume l’allenatore bianconero, anche se la contabilità potrebbe essere estesa a tutti i cinque subiti. Con i turchi che si avventavano sugli errori: di Yildiz, tu quoque, al pronti e via, scippato da Osimhen — a proposito di contributo alla causa — e da lì per il comodo piattone di Sara; poi, nel secondo tempo, i regali di Cabal, sulla palla persa, diventata tiro (di Yilmaz), respinta di Di Gregorio e tap-in di Lang



















































E ancora Cabal, da ergastolo, con il secondo giallo, sempre su Yilmaz, condannando Madama a una sfida impossibile. Seguiranno una brutta gestione ThuramLocatelli e lo slalom di Kelly, nel salotto di Di Gregorio: furto di Osimhen, uomo ovunque, e poker di Lang, da due passi. Tutto intorno, come succede in notti così, l’arena era metà polveriera, per il baccano che facevano i 50 mila del Rams Park, e metà teatro, per i giocatori turchi che si buttavano a terra con inverosimili sceneggiate.

La Juve era partita con un impasto di 4-1-4-1 e 4-3-3, funzionale: mezzali a piede invertito, McKennie di sponda, Koop in modalità Dea. Insomma, Juve sul pezzo e capace di pareggiarla dopo un minuto e di ribaltarla prima dell’intervallo. Poi, il serial degli errori: «Quando in queste partite qui commetti delle leggerezze, come abbiamo fatto noi — spiega ancora Spalletti — diventa tutto amplificato. Poi naturalmente l’espulsione ha fatto la differenza: rimanendo in inferiorità numerica è stato tutto più difficile».

Bisognerà correre ai ripari, pure perché al ritorno non ci saranno terzini mancini (Cambiaso e Cabal squalificati) e, forse, Bremer, ammaccato ai muscoli. Mica è solo una questione fisica però: «È chiaro che bisogna assumersi le responsabilità di quanto è successo — chiosa il tecnico — inutile dire tante parole se poi non ci sono i fatti». Morale: «In questo periodo ci stiamo mettendo del nostro: dovremo prenderne atto e cambiare registro».

17 febbraio 2026 ( modifica il 17 febbraio 2026 | 22:34)