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Erica Dellapasqua e Elmar Bergonzini
Presentato il progetto del nuovo stadio della Lazio. A differenza dell’Olimpico, la distanza tra campo e pubblico è ridotta. Lotito: «Possibile sede per Euro 2032». La Pier Luigi Nervi Foundation: «Progetto pericoloso»
Eccolo, il nuovo stadio Flaminio, omonimo quartiere romano, oggetto del desiderio dei tifosi laziali e del presidente del club Claudio Lotito, che da anni si muove per consegnare una casa ai biancocelesti. Immaginato come doppia struttura, come due stadi sovrapposti ma distinti, la base storica in cemento progettata da Nervi e sopra un nuovo cappello, leggero e sospeso. Cinquantamila posti che offriranno, assicurano i progettisti, un’ottima visibilità. E poi, attorno al «catino», verde, negozi, attività. Per tutto questo c’è già un nome: stadio delle Aquile.
Il progetto, alla fine, dopo vari tira e molla col Comune di Roma, è allora andato in porto e oggi, martedì 17 febbraio a Formello, quartier generale della squadra, l’impianto è stato ufficialmente svelato. Nei sogni di Lotito (che così spera anche di allontanare le polemiche sulla petizione web che gli chiede di cedere il club) l’inaugurazione dovrebbe avvenire nel 2031, con inizio effettivo dei lavori l’anno prossimo, 2027, primo semestre.
Pochi giorni fa, il 9 febbraio, con una Pec inviata al dipartimento dello Sport del Campidoglio, la società ha ufficialmente consegnato il fascicolo firmato Nervi – in linea con quanto stabilito nel decreto numero 38 del 2021 che tratta la costruzione o la ristrutturazione degli impianti sportivi – che ora verrà esaminato dagli uffici comunali, per avviare la conferenza dei servizi preliminare.
C’è tempo, ancora. Intanto, le prime vere foto di come sarà.
Inaugurazione presentata in diretta da Alessio De Giuseppe di Dazn, c’erano Lotito, l’architetto Pierluigi Nervi, Domenico D’Olimpio (responsabile scientifico e direttore e coordinatore del team di lavoro dell’università La Sapienza di Roma), Roberto De Lieto Vollaro (dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica dell’università degli Studi Roma Tre), Marco Casamonti (studio Archea Associati), Giuseppe Rizzello (direttore Generale Legends Global Italia) e Andrea Caloro (Legends Global Ambassador).
Due stadi sovrapposti, la cupola più leggera
La scheda tecnica racconta il progetto. «Una fusione tra tradizione e
innovazione – si spiega – immaginando due stadi sovrapposti ma distinti: la base, in cemento armato, è quella storica progettata da Nervi, mentre la parte superiore, leggera e sospesa, sarà realizzata in acciaio, un materiale che risponde alle più recenti esigenze tecnologiche e antisismiche. Questa scelta non solo garantisce la coerenza stilistica, ma permette di preservare l’eleganza e la leggerezza delle forme originali, evitando che nuovi interventi risultino invasivi o massicci».
«L’idea alla base del progetto è quella di un sistema architettonico a “matrioska”, con due involucri distinti ma armoniosamente interconnessi – si spiega ancora -. L’opera di Nervi, che richiede urgenti interventi di restauro a causa del degrado subito dal cemento armato esposto agli agenti atmosferici, sarà protetta e valorizzata dalla nuova copertura, che avrà una duplice funzione: preservare la struttura storica dall’usura del tempo e offrire agli spettatori un’esperienza confortevole al riparo dagli agenti atmosferici. La copertura, inoltre, sarà concepita per amplificare il suono all’interno dello stadio, garantendo un’esperienza sonora avvolgente durante gli eventi, ma limitando l’impatto acustico sul quartiere circostante».
Il “catino”, le differenze con l’Olimpico
Sui numeri: «Il nuovo stadio avrà una capienza di circa 50.000 posti, tutti coperti, e offrirà una visibilità eccezionale, grazie alla vicinanza degli spettatori al campo. A differenza di strutture come lo stadio Olimpico di Roma, concepite per sport polifunzionali e caratterizzate da distanze significative tra pubblico e campo, il Flaminio sarà progettato come un “catino” compatto, che esalterà l’intensità e l’emozione della partita. L’attenzione al comfort sarà accompagnata da una visione più ampia che mira a trasformare lo stadio in un centro polifunzionale aperto alla comunità».
«Il progetto – spiegano gli architetti in conferenza – immagina lo stadio come un luogo vivo e pulsante per 365 giorni l’anno. Oltre a ospitare eventi sportivi, lo stadio sarà dotato di spazi dedicati a ristoranti, negozi, palestre, uffici e aree per eventi culturali, come concerti o manifestazioni pubbliche. L’integrazione con il tessuto urbano è centrale: le recinzioni, concepite come pannelli di vetro trasparenti pivotanti, saranno aperte durante i giorni feriali, rendendo permeabili le piazze antistanti, mentre saranno chiuse nei giorni delle partite per garantire la sicurezza».
Viabilità e parcheggi
In pratica «un elemento di rigenerazione urbana, capace di arricchire la vita del quartiere Flaminio e dell’intera città di Roma». Rassicurazioni per i residenti, che temevano l’impatto di una struttura con questi numeri: «La viabilità lenta e l’accessibilità con mezzi pubblici sono pilastri fondamentali del progetto, che mira a ridurre l’impatto ambientale e promuovere un nuovo modello culturale di fruizione degli incontri sportivi, paragonandoli ai grandi eventi collettivi della società contemporanea».
La società ci tiene anche a ricordare l’investimento, 55 milioni, per parcheggi e piste ciclabili nel quartiere.
Lotito: «Presenteremo Lazio 2032»
Ha detto Lotito: «La rifunzionalizzazione dello stadio Flaminio non riguarda soltanto la Lazio, riguarda Roma: la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità. Interveniamo in un contesto di grande valore storico e architettonico, nato con le Olimpiadi del 1960 e inserito nella pianificazione strategica della città. Questo significa una cosa molto chiara: il progetto si colloca nel pieno rispetto delle regole e degli indirizzi urbanistici vigenti».
E poi ai tifosi: «So che negli ultimi mesi il dibattito è stato acceso. Ascolto ogni opinione, anche quando è critica. Il mio carattere, nel bene e nel male, a volte mi porta a esprimermi con grande franchezza. Può accadere che alcune dichiarazioni vengano interpretate in modo diverso da quello che intendo. Ma ogni scelta che compio è orientata esclusivamente al bene della Lazio e sempre ispirata dal cuore. Quando si parla del futuro della Lazio, le emozioni sono forti. Ed è giusto che sia così: la passione è l’anima di questa società. Ma proprio perché la Lazio è passione, deve essere anche responsabilità. Questo progetto non nasce per dividere. Nasce per costruire qualcosa che resti. Durante la prossima sosta della Nazionale presenteremo “Lazio 2032 – Il Sogno Responsabile”, una conferenza programmatica che delineerà il percorso strategico del club. In quell’occasione illustreremo, insieme alla società di consulenza Deloitte e all’università Luiss, un piano industriale a cinque anni fondato su sostenibilità economica, crescita patrimoniale e competitività sortiva. Lo stadio è un tassello, ma la visione è più ampia. La scelta del 2032 non è casuale. È un orizzonte temporale coerente con le traiettorie europee dello sport e con le prospettive legate ai campionati Europei: la ss Lazio ha già formalizzato una manifestazione di interesse affinché lo stadio Flaminio possa essere valutato tra le possibili sedi ospitanti».
Ha preso parola anche Pierluigi Nervi, nipote di Antonio che progettò l’impianto: «Ci auguriamo tutti che il Flaminio possa tornare a vivere come una volta – ha affermato -. Premesso che nel corso degli anni, per gli impianti dedicati al calcio internazionale, sono state create ed imposte nuove regole, tali da rendere necessarie modifiche e conseguenti ristrutturazioni circa gli adeguamenti da adottare, si è reso opportuno ipotizzare gli adeguamenti e gli interventi obbligati per un impianto nato per ospitare incontri internazionali. Una breve illustrazione dell’intervento in esame. Il progetto si basa unicamente sul metodo adottato da mio nonno».
La Pier Luigi Nervi Foundation: estranei, progetto pericoloso
Poco dopo il suo intervento, la Pier Luigi Nervi Foundation, in una nota precisa che «il presidente Marco Nervi, nipote di Pier Luigi, si dichiara totalmente estraneo alla concezione della proposta oggi presentata. La Fondazione ne denuncia il grave pericolo che essa rappresenta per la salvaguardia dell’impianto. Quanto è stato illustrato oggi va chiaramente contro il vincolo di tutela dello stadio e non solo non rispetta, ma altera irreversibilmente l’opera dei progettisti originari».
La fondazione «si riserva di procedere, nelle sedi opportune, contro quanto proposto oggi e invita il Comune di Roma a considerare la gravità del rischio che l’intervento prospettato comporta per il proprio patrimonio monumentale. Il presidente Lotito ha parlato oggi, in dettaglio – si legge ancora -, con i giornalisti, del grande potenziale economico rappresentato dall’operazione da lui proposta. Essa, a suo dire, porterà grandi guadagni alla sua società. Auspichiamo che il ministro della Cultura e la soprintendente speciale all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, nel rispetto della dignità istituzionale delle loro funzioni, levino la loro voce contro questa operazione commerciale di sfruttamento di un’opera del nostro patrimonio culturale, che si vorrebbe alterare irreversibilmente nel nome di logiche che con il restauro e la valorizzazione culturale non hanno nulla a che fare».
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17 febbraio 2026 ( modifica il 17 febbraio 2026 | 17:06)
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