Tutti l’hanno vista in lacrime, accanto al suo teatro in fiamme. Il suo volto segnato ha fatto il giro del web già dalle prime ore ed è diventato il simbolo di una giornata drammatica. Lara Sansone, 48 anni, attrice e produttrice, nipote di Luisa Conte e sua erede spirituale, al Sannazaro ci è nata e non in senso figurato. Lo ha praticato da piccolissima, osservando le gesta della sua gloriosa antenata.

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E dopo ha voluto seguirne i passi, legando per sempre la sua attività professionale al palco di via Chiaia: era il 1994 quando, alla morte della Conte, ha rilevato la gestione del teatro continuando a rinnovarne l’operato culturale, promuovendo spettacoli che uniscono tradizione e contemporaneità. Negli anni recenti il Sannazaro ha ospitato produzioni importanti, revival di opere classiche, sceneggiate in chiave moderna e iniziative artistiche come la riscoperta del cafè chantant, il varietà musicale e cabarettistico tipico della tradizione napoletana. Per questo dire Sannazaro era, anzi è come parlare di lei.

Incendio al Sannazaro, Lara Sansone: «Era tutta la mia vita, è come se fossi in lutto»

Giunta sul posto alle prime ore del mattino, Sansone non ha lasciato l’ingresso per larga parte della giornata. Si è divisa tra la commozione, con punte di reale disperazione, e i ringraziamenti ai tanti che tra colleghi e amici l’hanno raggiunta per un abbraccio, dallo storico responsabile di sala Luigi Mollo al collega Gaetano Liguori, direttore del «Totò», con cui si è stretta a lungo in nome di una militanza comune.

Destava impressione vederla tanto scossa, distrutta quasi come il suo palco: lei sempre così radiosa, sorridente, in una forma fisica che si fa beffe degli anni e per di più generosa nel regalare divertimento attraverso i suoi spettacoli. Per molto tempo si è negata a telecamere e microfoni dei tanti giornalisti giunti sul posto, chiedendo rispetto per la situazione; solo in prefettura, durante un vertice a cui ha preso parte anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, si è relativamente sciolta, donando qualche commento ai cronisti.

 Per lei il Sannazaro era come un figlio.

«Più di un figlio, forse quest’idea rende poco il mio legame con il teatro. Direi un’intera famiglia».

Un’intera storia familiare.

«È la verità. C’era la storia, c’era il ricordo di genitori e dei nonni, di che parliamo?».

Dire che ci è nata non è un’esagerazione.

«No, i miei primi ricordi sono in teatro. Ci ho letteralmente vissuto sin da bambina».

E ora?

«E ora non c’è niente che mi consoli. Come se fossi in lutto e non è una metafora. Perché il Sannazaro era tutta la mia vita».

Riesce ad avere un’idea dei danni?

«Per ancora nessuna».

Sono arrivate tante manifestazioni di solidarietà.

«E sono grata a tutti per l’affetto. Ma ora non riesco a dire molto».

Neanche un messaggio di speranza?

«Questo sì. Voglio assicurare tutti: torneremo, più forti di prima».

Poi la Sansone è tornata a rifugiarsi nel silenzio. Accanto all’attrice, per tutto il tempo, c’era Salvatore Vanorio, il marito. L’altra anima del Sannazaro, pure lui sconvolto: «Pensare adesso a come è ridotto dentro mi dà i brividi. Non abbiamo visto che ne è stato della sala, ma forse è meglio così. Avevamo lottato, riuscendoci, a farlo diventare centro di produzione. E quel teatro ha ancora addosso le nostre battaglie e la nostra fatica. Per esempio quella prodotta per i lavori di ristrutturazione in cui avevamo rifatto molte cose daccapo: avevamo rifatto da poco il palcoscenico, i bagni, ma facevamo interventi continui. Non è un teatro che puoi ristrutturare per intero. E poi lo sforzo per tenerlo in piedi durante il Covid, a pensarci mi manca il respiro».

Castiello: «Il Sannazaro tornerà a splendere in storia e cultura»

Nonostante il dolore e la stanchezza di una giornata durissima, c’è stato un po’ di spazio per pensare a come finire la stagione in corso: «Ci sono contratti con compagnie e artisti da onorare, certo, ci sentiamo responsabili». Ma su questo arriva una luce di speranza: «Ci sono già arrivate proposte di sostegno da tutta Napoli e da tutta Italia, sentiamo che molti ci vogliono bene». Oltre al Politeama, che forse è la soluzione più pratica, e al Nest di San Giovanni, dove continuare la programmazione avrebbe un alto valore simbolico, l’offerta più prestigiosa è arrivata da Sanremo, col palco dell’Ariston che a festival concluso potrebbe ospitare una serata in rappresentanza di tutto lo spettacolo italiano: «Siamo onorati nel ricevere proposte come questa. Certo, il Sannazaro è un simbolo di Napoli, la storia della città, e chissà se il nostro pubblico ci seguirebbe fuori. In generale, far ripartire una programmazione non è uno scherzo».