di
Andrea Barsanti

Manuela Aiello è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale dopo la morte della figlia di due anni, Beatrice. La badante che assisteva il suocero della donna e la figlia di un uomo di cui Aiello si prendeva cura parlano di percosse frequenti alla piccola. I nonni: «A noi disse che era caduta dalla culla»

Genova – «Ho visto Beatrice con lividi sul volto già il 30 gennaio». La frase che compare nell’ordinanza di custodia cautelare pesa sulla versione di Manuela Aiello, 43 anni, in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale dopo la morte della figlia di due anni, trovata senza vita nel lettino della sua casa sulle alture di Bordighera. A pronunciarla è la figlia di un uomo di cui Aiello si prendeva cura. Parole che si scontrano con quanto sostenuto dalla 43enne: «Non ho mai toccato mia figlia neanche con un dito». Ma non solo: «Era violenta, picchiava sempre la bambina», ha detto la badante che assiste il suocero della donna.

Gli inquirenti sono infatti convinti che Beatrice fosse vittima di maltrattamenti da tempo, e che sia morta proprio a causa delle percosse. Testimoni hanno detto di avere visto la bambina con segni sul corpo, e la sua pelle ne porta i segni: durante l’autopsia il medico legale ha trovato lividi su gambe, schiena, braccia e anche sul labbro superiore. Soprattutto, ha riscontrato un trauma cranico che potrebbe avere causato un’emorragia cerebrale fatale.



















































Beatrice, secondo chi indaga, è morta in un casolare di Perinaldo, borgo nell’entroterra di Imperia dove vive Emanuel Iannuzzi, 42 anni, compagno di Aiello, ed è stata riportata a casa cadavere. Un viaggio in auto di una ventina di chilometri finito intorno alle 8 di mattina del 9 febbraio, quando la madre è rientrata nella sua villetta, ha messo la figlia nel lettino e poi ha chiamato il 112 parlando di un malore improvviso

Domenica 8 febbraio la donna era a Perinaldo con le figlie, lo ha ammesso e lo confermano i filmati delle telecamere: «Sono uscita per fare la spesa, ho lasciato le bambine con Emanuel, poi sono tornata a casa e abbiamo mangiato tutti insieme». Beatrice, insiste Aiello, «stava bene e ha giocato con le sorelline» di 9 e 10 anni. Invece, per il medico legale la piccola è morta circa sei ore prima del ritrovamento, intorno alle due di notte. Nessuna caduta accidentale, ma colpi inferti con «oggetti contundenti».

Le cadute sono la spiegazione che Aiello ha dato a chi le chiedeva notizie della figlia, nonni materni compresi. Che infatti agli investigatori hanno riferito: «Ci ha detto che aveva i lividi perché era caduta dalla culla». L’indagata invece ha parlato di caduta dalle scale. Il decesso, per la Procura di Imperia, si è verificato a casa di Iannuzzi: qualcosa di simile a una baracca, tra incuria e degrado. 

Ed è qui che i Ris di Parma sono rimasti tutto lunedì e gran parte di martedì. Analizzando le stanze, repertando, rilevando macchie e materiale organico su cui verranno svolti esami. Hanno sequestrato una videocamera installata sul tetto, con tutta probabilità non funzionante, indumenti e un paio di lenzuola. Vogliono capire se vi siano tracce del sangue di Beatrice o altri elementi che possano confermare la violenza. Al sopralluogo era presente anche Cristian Urbini, avvocato di Iannuzzi. L’uomo sino a pochi giorni fa viveva lì, in comodato d’uso, ora la casa è sotto sequestro. Quando i Ris sa ne sono andati, Urbini ha ribadito: «Il mio cliente si dice estraneo ai fatti, ha già reso sommaria testimonianza e conferma la disponibilità a collaborare». Ma quando Aiello era da Iannuzzi, domenica sera, Beatrice era viva? Su questo resta in silenzio: «Non posso entrare nel merito delle dichiarazioni rilasciate».

18 febbraio 2026