di
Laura Vincenti
La festa esta alla quale sono attesi tanti volti e i clienti affezionati. ll club di corso Como 15 ha aperto nel 1986: «Resistiamo al passo con i tempi»
Prince ha festeggiato qui il suo compleanno nel 1987. Trump, di passaggio a Milano per la presentazione del programma tv «The Apprentice», si complimentò con i titolari: «Avete messo su un bel business, bravi!». Un business che dura nel tempo: ma quella dell’Hollywood è una storia anche culturale e sociale. Domani sera la discoteca di corso Como 15 spegne quaranta candeline con una festa alla quale sono attesi tanti volti che qui sono di casa così come i clienti affezionati.
Il club inaugurò nel 1986 grazie a tre soci, Dj Ringo, Roberto Galli e Giorgio Baldaccini: «Nacque nel momento clou delle discoteche, sulla scia di film come “La febbre del sabato sera” e di locali che hanno fatto la storia come lo Studio 54 di New York — racconta Alberto Baldaccini, figlio di Giorgio, che oggi ha 52 anni ed è praticamente cresciuto qui —. La fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta sono stati gli anni d’oro delle discoteche, quelli in cui si sono espresse al meglio come forma d’intrattenimento».
Nel 1986 i locali di corso Como 15 scelti per ospitare il club «erano praticamente una cantina, già discoteca, il Mandala, in una zona malfamata della città frequentata anche da Vallanzasca. All’inizio venne allestita come l’hangar di un aeroporto: così l’aeroplano divenne il logo del locale, simbolo di internazionalità». Hollywood spiccò subito il volo e divenne un riferimento della nightlife milanese: «Ha interpretato le tendenze del tempo: Milano all’epoca era fervida dal punto di vista della moda, dell’arte, della creatività — continua Baldaccini —. Grazie a Versace, Armani e altri grandi creativi la moda era assoluta protagonista: questo è stato il volano su cui si è innestato tutto il mondo dell’intrattenimento, del cinema, della musica». La discoteca richiama tante star anche internazionali: David Bowie è arrivato in limousine con la futura moglie Iman e con Julian Lennon, figlio di John. «George Clooney era un frequentatore assiduo. Tra i divi di Hollywood ricordo anche Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger: in città per i Telegatti negli anni Novanta, hanno inscenato una finta rissa nel privè». Mentre Bruce Willis serviva da bere al bancone del bar a torso nudo. E poi Leonardo Di Caprio «molto riservato. Anche De Niro è venuto più volte e si è sempre divertito molto». Oltre alle star internazionali, il club è sempre stato un riferimento per volti noti dello sport e dello spettacolo, soprattutto la domenica sera dopo le partite di calcio «un salotto da cui sono passati in tanti: storica la frequentazione di Paolo Maldini e di tutto il mondo del Milan, compresi i tre olandesi Marco van Basten, Ruud Gullit e Frank Rijkaard». Hollywood è oggi uno dei club storici della città, insieme con il Nepentha di piazza Diaz. Un’insegna che resiste quando tante altre hanno chiuso, dal Rolling Stone allo Shocking, dall’Old Fashion al Plastic, che hanno spento le luci di recente. «In quarant’anni sono venute a ballare diverse generazioni di milanesi, di età compresa tra i 24 e i 40 anni: come si fa ad avere successo per così tanto tempo? Bisogna saper stare al passo con i tempi, seguire le mode e interpretare l’evoluzione dei giovani. Anche dal punto di vista musicale: oggi va molto la trap oltre alla house. I ragazzi di oggi? Sono difficili da comprendere e suscettibili a cambiamenti molto repentini anche per via dei social». E il futuro? La discoteca milanese si espande all’estero con un’apertura a Dubai «ma non so ancora quando — conclude Baldaccini — mentre questa estate proporremo Nomad, una versione estiva del club al Certosa District».
Il mondo della notte in crisi? «Ma no, ci sarà sempre qualcuno che vuole vivere la notte. Ribadisco, bisogna stare al passo con i tempi, riuscire a proporre sempre qualcosa di creativo e innovativo per il pubblico e lavorare con professionalità, che è alla base di tutto».
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18 febbraio 2026 ( modifica il 18 febbraio 2026 | 07:31)
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