di
Paola Di Caro e Maria Teresa Meli

«Non c’è alternativa al piano Usa». La leader pd: è come violare la Costituzione

ROMA – Con 183 voti di tutta la maggioranza unita — compresa la componente di Vannacci — la Camera ha ieri approvato la risoluzione illustrata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che autorizza l’Italia a partecipare, «in qualità di osservatore», alla riunione inaugurale del Board of peace che si terrà a Washington domani, e ad ogni futura attività che lo stesso Board svolgerà «sulla base del mandato ricevuto con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2803». «Andrò io a Washington a rappresentare l’Italia, per essere presenti nel momento in cui si parla e si prendono le decisioni per la ricostruzione di Gaza, sul futuro della Palestina», ha poi dichiarato Tajani il 18 febbraio, al suo arrivo a Tirana.

Ieri le opposizioni avevano presentato una risoluzione – stavolta unitaria – che contestava la costituzionalità e il senso politico della scelta, giudicata un atto di «sottomissione» a Trump. Ma è stata bocciata.



















































La replica di Tajani era stata immediata: «Noi non scodinzolavamo dietro alla Merkel e non scodinzoliamo dietro a Blair, non partecipiamo a nessun comitato di affari. In quest’aula non ho ascoltato alcuna proposta alternativa al piano di pace ma solo critiche legittime a Trump e al Board, se ce ne sono io sono pronto a tenerne conto».
 
Ma il governo era stato irremovibile. Tajani ha spiegato, in sostanza, come aderire al Board in altra forma, piuttosto che quella degli osservatori, «non avrebbe garantito i principi della Costituzione. Ma l’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie». 

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E comunque «alternative non ve ne sono», l’unico piano di pace è portato avanti da Trump, inutile ignorare «la realtà». E in ogni caso, ha aggiunto Tajani, il governo italiano «ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione della Cisgiordania, e anche di parte del territorio della Cisgiordania». L’Italia ha, infatti, aderito ad un documento, presentato all’Onu dall’ambasciatore palestinese a nome del «gruppo arabo», per condannare le azioni di Israele nei Territori.

Trump, però, ha comunque compiuto un piccolo miracolo: è riuscito a ricompattare le opposizioni italiane, con un testo (dovuto alla pazienza certosina della capogruppo dem Chiara Braga) che «impegna il governo a non aderire in nessuna forma al Board of peace» per «non delegittimare il ruolo dell’Onu che va rafforzato e sostenuto». Le differenze tra i diversi partiti restano però tutte. A Montecitorio c’è Ricciardi del M5S che ripete ossessivamente la parola genocidio, ci sono Richetti di Azione, Faraone di IV che quel termine non lo adoperano proprio e c’è Schlein che lo utilizza solo una volta.

Ma tutti attaccano il governo. Fratoianni si chiede se i rappresentanti italiani in quel Board facciano la parte dei «guardoni o degli imbucati» e su Tajani: «Parole vuote e senza coraggio». Per Magi (+Europa): «Il governo scodinzola dietro Trump». Per Richetti stare nel Board «mette in dubbio la dignità dell’Italia», Ricciardi parla di «un comitato di affari simbolo dei nostri tempi». Chiude Schlein: «Mi rivolgo a Meloni, noi siamo le opposizioni ma quando lei va all’estero rappresenta tutto il Paese e anche noi. Le chiediamo di non far partecipare l’Italia al Board, di tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro Paese, eluderla è come violarla. Siete i cavalli di Troia di Trump e la vostra subalternità la paga a caro prezzo l’Italia».


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17 febbraio 2026 ( modifica il 18 febbraio 2026 | 10:20)