di
Daniela Polizzi
L’istituto milanese si dedicherà a investment banking e gestioni di patrimoni di clienti facoltosi. La Borsa apprezza l’operazione
Il consiglio del Monte dei Paschi all’unanimità, al termine di una seduta fiume, ha scelto la strada che porterà all’integrazione con Mediobanca. Seguendo la via che era stata delineata al mercato nel documento di offerta di un anno fa e poi vagliato dalla vigilanza Bce. Il cda riunito ieri ha comunicato che l’istituto procederà alla «piena integrazione» con Mediobanca (di cui Siena ha l’86,3%) attraverso la fusione e incorporazione di Piazzetta Cuccia e «il conseguente delisting» dell’istituto milanese. Che in Borsa tratta in rialzo del 7%. Le attività di corporate & investment banking e private banking di fascia alta di Mediobanca «saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da Mps che «manterrà la denominazione di Mediobanca» e che poi (essendo controllata appunto al 100%) non sarà più quotata. Questo, per ottenere la maggiore «creazione del valore».
La quota nelle Generali
La partecipazione del 13,2 % nelle Assicurazioni Generali resterà sotto la nuova Mediobanca che lascerà il listino dopo 70 di storia in Borsa, a 80 anni dalla fondazione. Il board del Monte dei Paschi di Siena presieduto da Nicola Maione, che ha lavorato assieme al board e al ceo per raggiungere l’unanimità sul piano, ha sottolineato che Mediobanca resterà «un brand di altissimo valore, con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza a imprese e privati».
I dettagli dell’operazione
Ieri si è riunito anche il consiglio di Mediobanca che «ha preso atto delle decisioni assunte dal board di Mps». Ora accelera il lavoro anche in Piazzetta Cuccia i cui consiglieri hanno comunicato di aver «deliberato di avviare i lavori finalizzati all’integrazione con Banca Mps attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting di Mediobanca, nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate e degli obblighi di legge». I dettagli dell’operazione saranno approfonditi venerdì 27 febbraio quando il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, presenterà il piano.
Le sinergie con Mps
È probabile che in quell’appuntamento il ceo del Monte confermi quanto descritto già nei mesi scorsi. Vale a dire il raggiungimento delle sinergie previste di 700 milioni tra i due istituti che, come ha spiegato Lovaglio durante la «call» sui conti, potrebbero addirittura superare quella cifra. L’attesa è che, una volta completato il nuovo passo dell’operazione, le attività nel credito al consumo di Mediobanca restino in Mps che le unirà alle sue. Quanto a Premier, è possibile che passi sotto il cappello di Widiba, controllata di Siena, la rete di consulenti finanziari più legati al business retail del Monte.
La lista del cda
I tre advisor finanziari JP Morgan, Ubs e Jefferies, che hanno seguito l’istituto toscano fin dal’Opas su Piazzetta Cuccia più McKinsey e Deloitte sono al lavoro per il piano Mps con Mediobanca. Quest’ultima ha arruolato per il board i legali Carlo Pavesi (Pavesi Gatti Bianchi) e Duccio Regoli (Pedersoli Gattai) per il comitato parti correlate. Advisor sarà Rothschild.
L’operazione richiederà tempo. Dovrà attendere in primo luogo il piano di Lovaglio che riflette il percorso disegnato dal manager. Sullo sfondo c’è la lista del cda. Sarà un elenco con 20 candidature dalle quali ne verranno estratte 15. Il presidente, affiancato dal comitato nomine e da Korn Ferry, ha di fatto già chiuso gli incontri con gli azionisti rilevanti, Delfin e Caltagirone per primi.
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18 febbraio 2026 ( modifica il 18 febbraio 2026 | 13:19)
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