PADOVA – «Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungono l’impossibile». Chi ha scritto questa frase in effetti l’ha raggiunto, diventando famoso con scale che non portano da nessuna parte, paradossi architettonici, mondi fantastici, geometrie interconnesse e oggetti appunto impossibili. Creazioni visionarie in cui confluiscono arte, matematica e illusione ottica. Capolavori assoluti, che hanno fatto di lui uno degli artisti più rilevanti e più amati del Novecento, un Maestro che nel tempo è entrato nella memoria visiva di tantissime persone, anche inconsapevoli di chi fosse.

APPROFONDIMENTI







La mostra

Per esempio pochi sanno che ha ideato la copertina del disco “Ummagumma” dei Pink Floyd, dopo aver detto “no” a Mick Jagger dei Rolling Stones. La riflessione che sintetizza il suo pensiero apre la mostra “M.C.Escher. Tutti i capolavori”, inaugurata al Centro culturale San Gaetano di Padova che propone oltre 150 opere, tra cui quelle più rilevanti, come “Mano con la sfera riflettente”, “Giorno e notte”, “Metamorfosi II”, e “Relatività”, realizzate dal genio olandese mancato nel 1972 a 74 anni. L’antologica, caratterizzata da un allestimento scenografico e da alcuni momenti esperenziali, è uno degli eventi maggiormente attesi del 2026 in quanto è il più importante dedicato al celebre incisore: dalle tassellazioni alle metamorfosi, dalle superfici riflettenti ai paradossi geometrici, vede la presenza di opere realizzate da Escher a partire dagli esordi e poi nei periodo dei viaggi in Italia, accendendo i riflettori sulle molteplici tecniche da lui esplorate.

  Agli Eremitani

In aggiunta al Museo Eremitani nelle prossime settimane verrà presentato in anteprima mondiale un progetto sperimentale, cioè un viaggio virtuale nel mondo di Escher, una sorta di incontro tra arte e tecnologia in cui i visitatori verranno trasportati all’interno delle sue opere più celebri, sperimentando i paradossi delle costruzioni, muovendosi per attraversare porte, prendere ascensori e cambiare punti di osservazione in una stessa scena.

L’esposizione

Ieri alla vernice della rassegna, che rimarrà aperta fino al 19 luglio, hanno partecipato l’assessore alla Cultura Andrea Colasio; Federico Giudiceandrea, curatore, presidente della M.C. Escher Foundation e proprietario di molte opere; Allegra Getzel di Arthemisia, azienda che ha organizzato l’iniziativa sotto la regia di Iole Siena. Un’esposizione analoga dedicata a Escher che si è tenuta a San Paolo del Brasile ha richiamato 1,2 milioni di visitatori, record mondiale. Il biglietto costa 16 euro (varie le riduzioni) e coloro che verranno a Padova con un treno FrecciaRossa entreranno con uno sconto del 25%.

Tra le installazioni più spettacolari la Relativity Room che altera le percezioni di scala e orientamento; la Mirror Room, dove i riflessi si moltiplicano all’infinito; la postazione interattiva “Mano con sfera riflettente” che, ispirandosi all’iconica opera, permette ai presenti di “diventare” M.C. Escher, e un’ulteriore postazione interattiva che riproduce un particolare di un altro capolavoro, “Galleria di stampe”, consentendo al pubblico di sperimentare l'”effetto droste”, la ripetizione dell’immagine dentro l’immagine.

Il percorso espositivo si apre con le stampe e i disegni realistici ispirati alla natura e ai paesaggi italiani e prosegue analizzando il lavoro dedicato alla tassellazione e alle strutture impossibili, passando attraverso il tema della metamorfosi per arrivare alle opere celebri dedicate alla rappresentazione dell’infinito attraverso immagini dettagliate. Ancora oggi la comunità scientifica internazionale considera il lavoro di Escher un esempio emblematico del rapporto tra arte e scienza.

La prima sezione, “Gli inizi”, propone i suoi primi lavori che rivelano l’influenza dell’Art Nouveau e del Simbolismo, mentre la seconda, “Il periodo italiano e i viaggi” si riferisce all’arco temporale che tra 1923 e 1935, in cui l’artista visse nel nostro Paese e intraprese numerosi viaggi realizzando schizzi e fotografie di paesaggi e monumenti che tradusse in litografie e xilografie: l’osservazione minuziosa della natura si intreccia con vedute di orizzonti lontani, anticipando i celebri paradossi prospettici e le illusioni ottiche che diventeranno poi mi suoi tratti distintivi.

La terza, “Tassellazioni”, sposta l’attenzione su figure geometriche ripetute all’infinito senza sovrapposizioni e spazi, e la quarta “Metamorfosi” mostra come Escher, grazie appunto alla concatenazione di tasselli, crei un mondo in cui diverse figure danno vita a vortici di trasformazioni, da forme astratte ad animate, e viceversa. La quinta è denominata “Struttura dello spazio”, la sesta “Lavori su commissione”, la settima “Paradossi geometrici” e l’ultima “Eschermania”, per evidenziare come a partire dalla metà degli anni Sessanta, e in parte contro la sua volontà, le sue opere ottengano un’ulteriore e inaspettata visibilità grazie al movimento hippie, soprattutto negli Stati Uniti: le immagini vengono reinterpretate in chiave psichedelica e riprodotte su poster, magliette e copertine, trasformandosi in simboli di una cultura alternativa. Questa sezione conclusiva testimonia quanto Escher sia stato un artista radicato nel suo tempo, e come, attraverso un linguaggio innovativo abbia influenzato il processo creativo di generazioni di artisti.

  Le riflessioni

«È una mostra di livello internazionale – ha osservato Colasio – ed è la prima volta che a Escher viene dedicata una narrazione così ampia, che va delle produzioni giovanili per arrivare a “Serpenti”, l’ultimo lavoro del 1969. Spesso le opere che ha realizzato non sono state associate a lui, ha avuto una fortuna tardiva, era un’attrazione per i matematici e un mito per i giovani degli anni Settanta. Le architetture impossibili, però, non sono una sua invenzione perché nell’arte medievale sono ricorrenti. E qui c’è la liaison con Padova, come evidenzia in un saggio lo stesso Giudiceandrea che parte da Giotto, in quanto nella Cappella degli Scrovegni c’è la scena molto bella della presentazione al Tempio di Maria, che ha 4 anni. Ebbene, le Scritture parlano della bambina che sale i gradini e non si volta: la struttura architettonica è solida e ogni elemento ha una sua autonomia, però quando si tenta di inserire un singolo pezzo, come la scala o le volte, in un disegno unitario l’edificio crolla perché è un’architettura impossibile. C’è una genealogia degli oggetti appunto impossibili, che affonda le radici nel Medioevo italiano perché negli affreschi trecenteschi l’incoerenza prospettica non è un’anomalia, bensì una forma compiuta, con i personaggi, vedi lo stesso Giotto ma anche Altichieri da Zevio nella Cappella di San Giacomo, che costruiscono lo spazio: per loro rilevante è il linguaggio narrativo, con la scena subito decodificabile. Escher ama l’Italia per la verticalità dei suoi paesaggi che traduce in uno scambio simbolico prospettico dell’orizzonte».

«Escher è il Maestro del paradosso – ha concluso Giudiceandrea – l’artista che più di altri ha colto lo spirito del Novecento, periodo stravolto dalle teorie scientifiche che mettono in dubbio la percezione della realtà. Lui ci fa capire che la realtà non è quella che percepiamo con i sensi perché nell’insieme la situazione può essere paradossale e impossibile. Ed è proprio questo il suo messaggio».