di
Gimmo Cuomo
L’incendio che ha distrutto il teatro di via Chiaia a Napoli e la testimonianza
Molto forte il legame emotivo che lega il regista Sergio Rubini al teatro Sannazaro di Napoli, bruciato ieri da un rogo, set di alcune scene del film «I fratelli De Filippo».
Come ha appreso la notizia dell’incendio e qual è stato il suo primo pensiero?
«L’ho appresa dal web. Non ho pensato subito al fatto che avessi girato lì. Il primo pensiero è stato per il teatro in fiamme, per una storia che va a fuoco, per la memoria che si perde, per le persone che si sono avvicendate sul palcoscenico e in platea. Ho pensato a tutti i teatri chiusi, al Petruzzelli della mia Bari e agli anni che sono stati necessari per ricostruirlo».
Cosa ricorda delle riprese del 2021 al Sannazaro?
«Nella finzione cinematografica vi ho ambientato il debutto, nel 1931, di Natale in casa Cupiello. In realtà, la commedia di Eduardo andò in scena al Kursaal. Ora il teatro resta immortalato nel mio film e in tanti altri video e foto. Spero che non restino solo testimonianze».
Rischia di scomparire un altro tassello di un mondo in via di dissolvimento?
«No, se la memoria viene preservata. Siamo di fronte al fuoco distruttore. Ma fuoco è anche quello della memoria che va alimentato. La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco».
Il primo teatro di Napoli ad essere illuminato grazie all’elettricità si è incendiato probabilmente per un corto circuito. Un segno del destino?
«Non sono scaramantico , ma non le nascondo che stamattina nell’apprendere la notizia dell’incendio ho pensato a una sorta di malaugurio. Ma se così fosse, questo deve generare una reazione positiva. Effettivamente sembra una beffa. È chiaro, però, che a monte di questo dramma deve esserci stato un errore umano. Se fossero rispettate tutte le norme e le precauzioni certe disgrazie non accadrebbero. A questo punto, non resta che contrapporre alla tristezza un’energia positiva. Pensare che dopo la morte possa esserci una resurrezione».
Tanta storia su quel palcoscenico: Scarpetta e le cento repliche di «Na Santarella», Eleonora Duse, Eduardo che incontra Pirandello. E poi la rinascita grazie a Luisa Conte. A chi deve essere associato il Sannazaro?
«È il teatro di Napoli. La cultura italiana lo ha utilizzato, così come ha utilizzato Napoli, la città del teatro, per mettersi in mostra. E anche io, quando l’ho utilizzato, l’ho fatto con profondo rispetto, onorato di portare la macchina da presa in quel luogo storico».
Sono in atto iniziative per assicurare al Sannazaro di portare a termine in altra struttura la programmazione stagionale. Si tratterebbe di un esempio?
«Ha ricordato che Eduardo ha incontrato Pirandello al Sannazaro. Era nel loggione, non aveva nemmeno i soldi per il programma di sala. Fu folgorato e prese spunto per alcune sue opere fondamentali. Ecco, bisogna continuare ad offrire ad altri ragazzi la possibilità di entrare in un teatro e di provare le stesse emozioni del giovane De Filippo».
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18 febbraio 2026 ( modifica il 18 febbraio 2026 | 10:19)
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