Nell’anno d’oro della sua carriera, Anna Ferzetti si fa in tre, per la prima volta protagonista sia al cinema sia in teatro. L’abbiamo appena vista nella parte della giurista tutta d’un pezzo figlia del Presidente Toni Servillo nel film di Paolo Sorrentino La Grazia, uno dei maggiori incassi della stagione. Dal 4 al 15 marzo, all’Ambra Jovinelli, l’attrice romana si trasformerà in una donna alcolizzata e tossicodipendente ospite di un rehab nello spettacolo People, places & things di Duncan Mcmillan messo in scena da Pierfrancesco Favino, il suo compagno.
Intanto, Anna torna al cinema: in Domani interrogo, il film di Umberto Carteni che esce oggi, interpreta una professoressa d’inglese spedita in una scuola “difficile” del quartiere romano di Rebibbia.
Ispirato al libro autobiografico omonimo (Marsilio) di Gaja Cenciarelli, Domani interrogo vede l’attrice romana alle prese con gli studenti problematici ma vitalissimi (interpretati da ottimi attori, quasi tutti debuttanti) della periferia: abituati ad essere considerati «spazzatura», la chiamano “Professoré” e hanno alle spalle storie dolorose, famiglie disgregate, problemi di ogni tipo tra criminalità, isolamento, pregiudizi.
Dapprima accolta con diffidenza, l’insegnante venuta da un quartiere borghese finirà per conquistare la loro fiducia. In che modo?
«Mettendosi in ascolto, cercando di conoscere quei ragazzi senza giudicarli e provando a valorizzare le loro qualità perché si convincano di non essere spazzatura».
Da che parte ha cominciato per costruire il personaggio?
«Dal senso di responsabilità che ho provato: in Italia ci sono tanti insegnanti appassionati che, pur avendo un ruolo fondamentale nella società, non sono pagati abbastanza e non vengono tutelati. Il film vuole celebrare il loro ruolo attraverso la bellissima storia d’amore tra la “Professoré” e i suoi studenti. Sul set ho pensato a L’attimo fuggente, il film-capolavoro di Peter Weir con Robin Williams».
In cosa le somiglia la sua insegnante?
«Nella determinazione, nella passione, nel rigore che metto nel mio lavoro. E in quell’insicurezza invincibile che si traduce nella paura di non essere all’altezza o di sbagliare».
Ha mai incontrato dei professori che sarebbero stati decisivi nella sua vita proprio come il personaggio che interpreta nel film?
«Si, ho avuto la grandissima fortuna di incontrarne due: uno era il prof di italiano nel liceo tedesco che ho frequentato a Roma, l’altro insegnava recitazione. Entrambi credevano molto in me, anche se negli anni della scuola io sono stata tutt’altro che diligente».
Com’era?
«Una studentessa ribelle. Ho faticato tanto perché non mi sentivo adatta allo studio, tant’è vero che a un certo punto purtroppo ho lasciato la scuola per finirla più tardi. Ero una privilegiata eppure sono stata una ragazzina irrequieta, non devi abitare per forza in periferia per avvertire certi disagi… Ma siccome la scuola ti fa crescere, tra i banchi ho capito tante cose proprio grazie a quegli insegnanti illuminati che mi hanno insegnato a considerare i miei difetti dei punti di forza, facendomi capire che se cadi ti puoi rialzare».
Conosceva il quartiere di Rebibbia?
«Non ci ero mai stata e ho scoperto che come tutte le periferie ospita delle realtà molto complesse. I giovanissimi attori, che venivano da zone marginali di Roma, hanno portato nel film il loro mondo con estrema naturalezza. Nelle loro storie ho ritrovato molti dei racconti delle mie figlie Greta e Lea, la stessa incertezza nell’affrontare il mondo».
Le presidi Sabrina Ferilli e Luisa Ranieri, il prof Alessandro Gassmann, ora la sua insegnante generosa ed empatica: la scuola sullo schermo è diventata di moda?
«Pare di sì, ed è una bellissima cosa. Soprattutto in questo momento storico in cui i ragazzi vengono ascoltati sempre meno, mentre rappresentano il nostro futuro».
Che effetto le fa essere diretta in teatro dal suo compagno?
«È la terza volta che succede e sono felicissima, anche perché People, places & things non era mai stato rappresentato in Italia. Alle anteprime il pubblico è stato molto partecipe, regalandoci grandi emozioni. Picchio (Favino per gli intimi, ndr) conosce così tante cose di me che sa cosa chiedermi per ottenere il massimo risultato».
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