Successo di scandalo, succès de scandale direbbero i francesi. Emily Brontë il francese lo masticava davvero: nel 1842 raggiunse la sorella Charlotte a Bruxelles per perfezionarlo. Può darsi che la formula risuoni anche alle orecchie della regista e sceneggiatrice britannica Emerald Fennell, autrice del remake di Cime tempestose: prima ancora delle immagini, è stata la polemica a prendersi la scena. Se l’intento del film, in questi giorni in testa agli incassi di mezzo nondo Italia compresa, era provocare – come fece il romanzo alla sua uscita – si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto, a cominciare dal cast. «Perverso, brutale e cupo» furono alcuni dei giudizi che lambirono il romanzo di Brontë pubblicato nel 1847. «Caricatura», «annacquato», «senza ispirazione» e, nel migliore dei casi, «divisivo», quelli che accompagnano ora la versione di Fennell.

Emerald Fennell, Margot Robbie e Jacob Elordi

Emerald Fennell, Margot Robbie e Jacob Elordi

Il tandem protagonista, l’ex Creatura (con fresca nomination all’Oscar) del Frankenstein di del Toro Jacob Elordi e l’ex Barbie Margot Robbie, incarna lo star system esteticamente impeccabile che poco (o nulla) conserva dell’atmosfera gotica e tormentata del romanzo. Heathcliff, che da testo è «dark-skinned» (pelle scura), «gypsy» (gitano), «lascar» (storicamente: del subcontinente indiano o dell’Asia), un corpo alieno alla brughiera, diventa Elordi. Se il volto coperto di barba e insozzato dal make-up nella prima parte del film può ancora, in parte, aderire all’originale, tolti trucco e parrucco rimane il volto levigato da divo hollywoodiano. Lineamenti caucasici per un personaggio che sarebbe tutto fuorché il classico occidentale. E quando Catherine recita «non lo amo perché è bello», come vorrebbe Brontë, in sala si trattengono a stento risolini e gomitate tra vicini di poltrona. Quindi, oltre alle accuse di tradimento del romanzo, c’è anche quella di whitewashing. Un’accusa solo parzialmente schivata. La componente di “diversità”, con una soluzione ardita, è trasferita su Nelly Dean, governante di Wuthering Heights e poi di Thrushcross Grange, ma soprattutto voce narrante e filtro morale del romanzo. Nel film è interpretata dalla thailandese naturalizzata americana Hong Chau. Compensazione artificiale o scelta poetica, difficile a dirsi. Senz’altro, in un colpo solo, Fennell ha finito per irritare puristi della letteratura e difensori della rappresentazione.

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Più adattamento da fandom, che restituzione del romanzo ottocentesco: per accompagnare l’uscita del film, Fennell ha diffuso una lista di titoli cinematografici “di riferimento” come preparazione ideale alla visione. Un canone visivo ed emotivo affine alla sua sensibilità: melodrammi sensuali, amori tossici, desideri portati all’eccesso, incesti. Il gesto non equivale a un rifiuto del testo – che la regista dichiara di amare profondamente – ma segnala uno spostamento significativo: Cime tempestose non è mediato dal romanzo, bensì da un immaginario cinematografico condiviso. A rafforzare questa operazione contribuisce anche la colonna sonora curata da Charli xcx, che spinge ulteriormente il film verso una dimensione sensoriale pienamente contemporanea, più affine al presente che all’Ottocento brontiano.

Cime tempestose: Margot Robbie (35 anni) e Jacob Elordi (28 anni) diretti da Emerald Fennell

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Ne risulta un impianto estetico fortemente marcato, che fa svanire l’illusione di una ricostruzione storica fedele e incide anche sulla struttura narrativa: semplificazioni, accelerazioni, omissioni. Perfino i costumi sono finiti sotto la lente della critica: non adatti né, soprattutto, pertinenti alla materia. Ma la costumista Jacqueline Durran ha dichiarato di non mirare a una precisione storica, ma a sostenere l’emozione dei personaggi più che il contesto. C’è quindi, dichiarata, la volontà di ammodernare un classico in favore “emozionale“ della Gen Z. Fennell, dal canto suo, lo ha detto esplicitamente: voleva restituire «come mi sentivo quando l’ho letto da adolescente», e portare in primo piano una dimensione «primitiva, sessuale» e l’«enorme quantità di sadomasochismo» che, a suo dire, attraversa il romanzo.

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Nella versione di Fennell – già dietro la macchina da presa del fenomeno Saltburn (2023), thriller nero in cui desiderio, ossessione e lotta di classe si mescolano in immagini forti e incontestabili – questa lettura è spinta verso un erotismo esplicito, a tratti volutamente disturbante. La regista ha anche sostenuto la difficoltà della materia e il peso del testo: «Non si può semplicemente adattare un libro denso, complesso e difficile come Wuthering Heights. Quello che posso dire è che sto realizzando una sua versione».

Cime tempestose: Margot Robbie (35 anni) e Jacob Elordi (28 anni) diretti da Emerald Fennell

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Ma quando si affrontano testi letterari complessi, la sola via possibile è alleggerirli fino a trasformarli in questo? Catene e bondage: «non c’erano nel libro», mormorano in sala gli spettatori fan della scrittrice. Ma la questione è più sottile: eros e perversioni non arrivano a compensare le sottrazioni di trama, né il rovello dell’anima né il tormento seducente. In questo passaggio matura la vera frattura con Brontë. Ciò che nel romanzo continua a esercitare fascino non è la messa in scena del desiderio fisico, ma una violenza emotiva che non riesce a liberarci dalla sua morsa.

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Anche Virginia Woolf descriveva così l’abilità della sua connazionale: «Il suo è il più raro dei doni: liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti; con pochi tratti, suggerire lo spirito di un viso sì da rendere inutile il corpo; parlando della brughiera, farci sentire il soffio del vento e il boato del tuono». Rendere inutile il corpo: non è esattamente ciò che accade nel film di Fennell, dove il corpo diventa invece l’ancora più potente per lo spettatore. Ma in realtà tutto dipende da cosa si chiede a Cime tempestose oggi. Se si cerca il romanzo di Brontë, il film di Fennell difficilmente potrà soddisfare. Se invece si è disposti ad accettarne una rilettura sensoriale e “hollywoodiana“, con due bellissimi attori che giocano all’amore, il film è lì.