Niente più trapianto per Tommaso. Fine dell’altalena di speranze, e l’ultima era scoppiata all’improvviso come un fuoco artificiale solo due sere fa, alla notizia dell’arrivo di un nuovo cuore per lui. Ieri è arrivata la doccia gelata: trapianto incompatibile. A scriverla sono stati i nomi di punta della cardiologia pediatrica nazionale. Cala il sipario su una storia di errori, imperdonabili silenzi e bugie che ha – sullo sfondo – l’ospedale Monaldi di Napoli.
APPROFONDIMENTI
PICCOLO PAZIENTE
Si chiama Domenico, ma noi dal primo giorno in cui ci siamo imbattuti nella sua triste storia lo abbiamo voluto chiamare Tommaso, per il rispetto che si deve a un minore e per garantire la riservatezza in questi casi imposta dalla Carta di Treviso. Qualcuno non ha capito, qualcun altro non ci ha seguiti su questa linea di rigore.
Oggi ormai tutti hanno svelato l’identità di questo povero bambino sfortunato: si chiama Domenico Mercolino, ha due anni e a breve quattro mesi di vita, è figlio di un operaio – papà Alfonso – e di una giovane mamma, Patrizia, che di coraggio ne ha avuto da vendere in questi ultimi mesi.
L’odissea di Domenico aveva avuto inizio quando era ancora in fasce. Ad appena tre mesi gli diagnosticarono una grave cardiomiopatia, un male oscuro che non concede speranze ad una normale aspettativa di vita. Diventato paziente del polo pediatrico cardiologico del Monaldi, venne messo in attesa di un trapianto di cuore.
Il calvario di Domenico ha una data d’inizio precisa: il 23 dicembre del 2025, quando il nosocomio partenopeo viene informato della presenza di un cuore trapiantabile. “Mimmuccio” viene preparato in fretta dai genitori ed entra al Monaldi per il delicato intervento che gli promette una nuova vita. Ma più di qualcosa va storta: dal trasporto dell’organo che parte da Bolzano immerso in una borsa termica raffazzonata e, per di più, riempita di ghiaccio secco. Il cuore non è più servibile, ma al Monaldi prima di verificare la efficacia dell’organo hanno già aperto la cassa toracica del bimbetto. E tralasciamo la mancata comunicazione alla famiglia di questa sequenza allucinante di errori: sarà Il Mattino – il 7 febbraio, cioè dopo oltre 40 giorni di gravi omissioni – a rivelare questo incredibile scenario. In questa concatenazione di errori la vita di Domenico resta appesa a un filo.
Tra preghiere, lacrime e speranze martedì sera arriva la notizia: c’è un cuoricino disponibile per il bimbo di Nola che vive in uno stato di sedazione farmacologica ormai da 58 giorni. Passa una notte e ieri arriva la notizia che, invece, quel cuore non andrà a Domenico. Intanto la storia triste del bambino diventa un caso nazionale che accende i riflettori di tv e giornali sul Monaldi (centro di eccellenza in materia di cure cardiologiche e respiratorie) e si trasforma in un’onda emozionale che come pari trova solo quella della tragedia di Vermicino.
IL VERDETTO
Ieri, dopo oltre quattro ore di visite e analisi degli esami diagnostici, il comitato di esperti riunito all’ospedale Monaldi deposita il suo verdetto, esprimendo parere negativo al nuovo trapianto di cuore sul bimbo: «Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto», rende noto in una nota lo stesso Monaldi. Al vertice erano presenti Carlo Pace Napoleone dell’ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova, Amedeo Terzi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma e Guido Oppido del Monaldi, il cardiochirurgo che ha effettuato il primo trapianto sul bambino e che si era reso disponibile ad effettuare l’ulteriore intervento. All’avvocato Francesco Petruzzi, che assieme al collega Angelo Riccio segue il caso per la famiglia, è toccato informare mamma Patrizia. Lei, che dopo le visite mediche è rimasta incollata al letto del figlio, ha mantenuto anche stavolta un grande contegno, una lezione d’amore e di immensa dignità. «Questo – commenta l’avvocato Petruzzi – è il momento del dolore. Poi arriverà l’ora della verità e della giustizia». Patrizia ha ricevuto in ospedale la visita di don Mimmo Battaglia e del presidente della Regione, Roberto Fico, che l’ha abbracciata chiedendole scusa per tutto ciò non ha funzionato nel servizio sanitario.
E in serata arriva la dichiarazione del ministro della Salute. «Il parere negativo a un nuovo intervento espresso dal comitato di esperti riunito al Monaldi – dichiara Schillaci – scrive un epilogo diverso da quello che tutti noi fino alla fine abbiamo sperato, ma occorre attenersi alle indicazioni della scienza. Insieme al Centro Nazionale Trapianti abbiamo lavorato con impegno e serietà per assicurare nuove opportunità al bambino. Attendiamo di conoscere gli esiti delle indagini delle procure e delle ispezioni ministeriali su quanto accaduto perché è doveroso fare chiarezza. In questo momento di grande difficoltà tutta la mia vicinanza va alla mamma Patrizia, al papà e alla famiglia del piccolo ricoverato a Napoli».