Ciao, sono Cicciolina Wertmüller; sono una ragazza semplice, di poche pretese… quando guardo un film, cerco solo due cose: una sceneggiatura affilata come una lama d’acciaio e una regia solida come una sbarra di ferro. E Hallow Road dell’anglo-iraniano Babak Anvari, esperto in film disturbanti, me le dà entrambe con vigore.

Facciamo un passo indietro: sono una ragazza semplice che porta nel cuore due film solo all’apparenza semplici, ma in realtà complessissimi da pensare e da realizzare. Il primo è Locke di Steven Knight, quello che per 90 minuti mostra soltanto Tom Hardy chiuso in macchina a guidare e a parlare al telefono mentre la sua vita va a pezzi ma lui si sforza di salvare la dignità; il secondo è Benny’s Video del bonaccione Michael Haneke, che disseziona l’ipocrisia della tipica famiglia borghese pronta ad occultare un delitto commesso dal rampollo alienato. Due pugni nello stomaco di tipo diverso, anche se non necessariamente fatti per queste pagine. Appena ho letto la trama di Hallow Road ho pensato: “Ma questo è il figlio di Locke e Benny’s Video! È chiaramente un film per me – ma cosa dico, è IL film per me!”. Una volta tanto, avevo ragione.

Hallow Road inizia con una inquietantissima long take su un ambiente domestico in cui ancora aleggia un evento traumatico: un bicchiere rotto, il cibo avanzato; non ci si stupirebbe se spuntasse un cadavere da dietro il frigo. E invece Maddie e Frank (Rosamund Pike e Matthew Rhys) sono vivi, anche se chiaramente turbati. Nel cuore della notte ricevono una telefonata dalla loro figlia Alice: si trova in macchina nel bosco di Hallow Road, le è successa una cosa brutta. Ha bisogno di aiuto, e subito. I genitori si fiondano in macchina e sgommano verso il bosco, che è a mezz’ora di tragitto, tenendosi in costante contatto telefonico con Alice per capire che cosa fare.

In realtà la scritta dovrebbe essere riflessa al contrario, per cui è br- SCHERZO

Fino a questo momento,  la sceneggiatura di William Gillies è stata parca di informazioni; quando la coppia comincia il suo viaggio lungo una vera e propria Strada Perduta, dai loro dialoghi si ricostruisce lentamente come hanno fatto a trovarsi in quella situazione: Alice era sconvolta, ha commesso un crimine, ha tentato di farla franca; mamma Maddie glielo dice chiaramente: devi pagare, perché è l’unico modo per crescere e per non farti tormentare a vita dal rimorso; papà Frank va su tutte le furie: si addosserà lui ogni colpa, il futuro della sua bambina non può essere compromesso. Insomma un Kammerspiel on the road, claustrofobico, moralmente complesso e una grande occasione di sfoggio recitativo da parte sia di Pike e Rhys, sia di Megan McDonnell, che compare solo sotto forma della voce di Alice. I tre personaggi scavano nel loro passato, si interrogano sul loro futuro, complicando sempre di più quella che fin dall’inizio non era una situazione semplice. Babak Anvari gli sta letteralmente addosso, filmandoli sempre da vicino e senza lasciargli scampo; l’eloquente silenzio di Maddie, i nervi a pezzi di Frank, i singhiozzi angosciati di Alice, vengono tutti esaminati con precisione entomologica. E quando il dilemma etico, ormai delineato, si fa intollerabile…

Un’immagine che riassume tutto il film. Davvero!

…Anvari ha un colpo di genio e trasforma il film in un incubo soprannaturale. Eh sì. Non me lo aspettavo nemmeno io, e invece nel momento in cui la macchina sterza per entrare nel bosco di Hallow Road, sterza anche la storia in una direzione sinistra (haha) che getta una luce nuova su tutta la vicenda. Chi è la coppia che Alice incontra nel bosco? Di chi sono quelle voci? Quando Alice urla “Il suo volto sta cambiando!” si riferisce al rigor mortis della vittima o a qualche altro processo misterioso? Dopotutto, fra i vari dettagli, abbiamo appena scoperto che il film si svolge ad Hallowe’en; e forse non è un caso che questa strada sia “Hallow”, cioè sacra, santa, in mano ad entità tenebrose che è bene non disturbare. Se prima i riferimenti cinematografici erano quelli del dramma parlato, da Bergman a Kiarostami (nessuno esattamente campione di calcismo), ora siamo più dalle parti del folk horror e di The Blair Witch Project (1 e 2) con la sua confusione spazio-temporale. E qui naturalmente mi devo fermare io, altrimenti vado a cascare nel pantano degli spoiler. Non sia mai!

Anzi, ne metto due piccolissimi sotto la foto. Davvero, piccolissimi.

Basta con le immagini di quei due in auto, ecco un intenso ritratto del piacente regista

Spoilerini piccolissimi:

1. Bisognerebbe vedere il registro delle chiamate

2. Memorabile uso di una sigaretta

Fine spoilerini piccolissimi!

Si direbbe quasi una produzione A24, invece è stato tirato insieme con fondi inglesi, irlandesi, europei, e girato fra Irlanda ed Europa dell’Est; girato in economia, naturalmente, ma scritto, diretto, pensato con gran dispiego di materia grigia. Oh insomma, per me è un filmone. Pochissimi ingredienti di altissima qualità e cucinati benissimo: è questo il cinema che mi emoziona di più.

DVD-quote:

“Un Kammerspiel on the road”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer