Cresciuto nella storia della London House di via Chiaia, legata al lavoro del padre Gennaro “Bebè” Rubinacci, ha portato la tradizione con uno sguardo personale. La boutique di via Gesù e il ricambio generazionale

E’ morto ieri, mercoledì 18 febbraio 2026, Mariano Rubinacci, interprete della moda maschile napoletana. Aveva 83 anni.

Stilista e imprenditore di fama internazionale, ha rinnovato lo stile classico fondendo il senso della contemporaneità con la ricchezza della tradizione sartoriale. Il suo nome resta legato a un’idea di eleganza fatta di misura, cultura del dettaglio e artigianalità autentica.

Cresciuto nella storia della London House di via Chiaia, legata al lavoro del padre Gennaro “Bebè” Rubinacci, Mariano ha portato avanti quella tradizione con uno sguardo personale e contemporaneo, contribuendo a rendere la Maison Rubinacci sempre più riconosciuta anche fuori dall’Italia.

Negli anni ha dato un forte impulso internazionale al marchio, fino alla boutique di Mount Street a Londra, diventata un indirizzo simbolo per chi cerca il taglio e la “mano” della sartoria napoletana.
Il suo nome resta legato anche a un modo di intendere la giacca napoletana: più leggera, più morbida, costruita per muoversi nella vita reale, senza perdere rigore ed eleganza.

Lascia la moglie e quattro figli, oltre a un’eredità di stile e di saper fare che continuerà a vivere nella storia della sartoria napoletana.

L’Azienda prosegue il suo cammino con la terza generazione alla guida, con Luca, Alessandra, Chiara e Marcella Rubinacci.

E’ stato proprio il figlio Luca a raccontare al Corriere l’eredità ricevuta dal padre e il ricambio generazionale: oggi l’atelier in via del Gesù a Milano è frequentato da giovani uomini alla moda, ai quali Luca Rubinacci ha saputo spiegare il valore di avere un abito ben costruito. «Mio nonno è stato il capostipite della giacca napoletana destrutturata — racconta —: i suoi clienti nobili napoletani volevano qualcosa di diverso dagli imprenditori che venivano a Napoli per business e si servivano dai sarti di Savile Row». All’epoca la sartoria di famiglia si chiamava proprio London House, in omaggio ai pregiati tessuti inglesi con i quali si cucivano gli abiti: completi però non stazzonati, ma leggeri e soffici. Alla napoletana, appunto. Fu il padre Mariano negli anni Sessanta a decidere di chiamare la sartoria Rubinacci e a darle uno standing più internazionale, portandola in America, grazie ai trunk show. «Quando i clienti non venivano da te, dovevi andare da loro», racconta Luca Rubinacci, che oggi raggiungere nuovi target anche attraverso un profilo Instagram seguito da 341 mila followers. «Sono nato velista e sono stato più volte campione italiano: grazie a questo background ho affinato la mia competitività. Prima di entrare nella azienda di famiglia sono stato due anni a Savile Row, dove ho imparato a tagliare e cucire. Quando sono partito per Londra avevo il guardaroba di un velista, è stato mio padre ad occuparsi del mio bagaglio. Mi ha dato tre cambi: un abito blu per tutti i giorni, uno grigio per il venerdì e una giacca sportiva per lo spezzato». Una piccola lezione di quello che serve davvero a un uomo nel guardaroba e che oggi Luca Rubinacci non manca di consigliare ai clienti. «Al rientro da Londra papà mi ha detto: “Le forbici non le toccherai più, il nostro mestiere è avere i migliori sarti e guidarli”. Tra le lezioni prese ci sono state anche quelle di Sergio Loro Piana. «Dai 22 ai 29 anni ho passato il venerdì pomeriggio con lui». Da Curzio Malaparte a Vittorio De Sica, fino a Luciano Pavarotti, l’elenco dei clienti è lungo. «Pavarotti mi diceva: “Luca tuo padre usa il centimetro sbagliato”. Era un modo per dare ad altri la responsabilità del suo girovita».
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19 febbraio 2026