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Redazione Online
Il presidente francese e la precisazione dopo le dichiarazioni di Meloni sulla morte di Quentin Deranque
Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto al presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni di smettere di «commentare ciò che sta accadendo altrove».
«Lasciate che tutti restino a casa e le pecore saranno ben custodite», ha ironizzato Macron da Nuova Delhi, a margine di una visita ufficiale in India. «Sono sempre colpito dal fatto che i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, siano i primi a commentare ciò che accade altrove», ha aggiunto da New Delhi. La premier Meloni aveva scritto su X che «la morte di un giovane di poco più di 20 anni, attaccato da gruppi legati all’estremismo di sinistra in un clima di odio ideologico diffuso in diversi Paesi, è una ferita per tutta l’Europa».
Il commento di Meloni era riferito all’uccisione del giovane attivista nazionalista Quentin Deranque, picchiato a morte da almeno sei persone, di cui alcuni attivisti del movimento di sinistra radicale La Jeune Garde, con collegamenti diretti con La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Melenchon, in disordini a margine di una conferenza dell’eurodeputata Rima Hassan a Sciences Po Lyon.
Poche ore dopo le parole del presidente francese fonti di Palazzo Chigi hanno manifestato «stupore» per le parole di Macron.
«Proprio non si capisce perché a Macron dia fastidio la giusta condanna da parte di Giorgia Meloni del brutale assassinio di Quentin Deranque, vittima di un commando antifascista che a Lione gli ha strappato la vita lasciando una profonda ferita in tutta Europa».
Così sui suoi social il capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo Carlo Fidanza. «La nostra premier non ha attaccato il Governo francese ma ha espresso vicinanza al popolo e alla famiglia della vittima, denunciando la violenza e l’odio politico che sta prendendo piede in tutto il continente. Dividersi su questo punto è francamente incomprensibile».
«Al Presidente della Repubblica francese Macron facciamo presente che siamo vicini alla Francia e al popolo francese per la tragica uccisione del giovane ventitreenne Quentin Deranque da parte di terroristi antifascisti. Il nostro cordoglio è un gesto di amicizia, non un’interferenza. La sua morte ci ha particolarmente colpiti anche per l’innalzamento della violenza politica da parte di neo comunisti in Italia.
Apprezziamo anche il coraggio delle istituzioni francesi nella richiesta di abbassare i toni ed espellere i fiancheggiatori filo terroristi dalle fila dei partiti. Nazioni che hanno conosciuto la stagione buia degli anni di piombo devono tenere alta la guardia.
Quando si uccide un uomo per la sua fede politica, com’è successo a Kirk negli Usa, il mondo libero è chiamato a difendere pluralismo e democrazia: alle idee si risponde con le idee, noi lo sappiamo, ma certa sinistra antifascista deve ancora impararlo. La tragedia di Lione ammonisca tutti i governi e tutti i sistemi giudiziari d’Europa a non sottovalutare questi fenomeni, a essere severi per prevenire la loro degenerazione, a non rimanere immobili di fronte a intolleranza e violenza che possono velocemente trasformarsi in terrorismo, come testimoniato da noi nei recenti episodi di guerriglia urbana e nel sabotaggio alla linea ferroviaria dell’alta velocità.
Occorre unire tutte le forze politiche contro chi usa metodi violenti e isolarli senza pietà». Lo dichiara Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati di Fratelli d’Italia.
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19 febbraio 2026 ( modifica il 19 febbraio 2026 | 17:27)
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