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Redazione Online

La presidente del Consiglio: «Il referendum non è un voto sul governo. Board of Peace? Tajani mi ha parlato di una riunione concreta. Siamo lontani dal risolvere la questione dei territori per l’Ucraina». Schlein attacca: «Meloni non perde occasione per dare la colpa ai giudici di qualcosa».

«Ho trovato le parole del presidente della Repubblica giuste, credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, penso che sia giusto il passaggio in cui Mattarella dice che è importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche». La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a SkyTg24, ha commentato le parole del presidente della Repubblica intervenuto alla riunione ordinaria del Consiglio superiore della magistratura.  

«Io penso – ha aggiunto la premier – che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di, diciamo, trascinarla in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buon senso».



















































È una riforma «che consente di avere una giustizia più giusta – sostiene la presidente del Consiglio -, che consente di liberare il merito dei magistrati anche dal gioco delle correnti, e che stabilisce un principio secondo me banale ma molto importante, cioè che anche il magistrato, quando dovesse sbagliare, verrà giudicato da un organismo terzo».

«Votiamo le elezioni politiche tra un anno. Il 22 e il 23 di marzo non si vota sul Governo, si vota sulla giustizia», ha ribadito Meloni e «qualsiasi sia la decisione che gli italiani prenderanno, inciderà sulle loro vite, e inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, molto oltre la durata di molti governi». 

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«Questi sondaggi a 6 settimane dal voto lasciano un po’ il tempo che trovano. Penso che la campagna per il referendum debba ancora cominciare. È ovvio – aggiunge – che io credo nella democrazia, quindi più gente partecipa alle elezioni e più penso di aver fatto bene il mio lavoro. Ma credo che valga lo stesso per tutti i partiti politici».

Meloni ha sottolineato che ogni volta che si prova a riformare la giustizia si registrano «toni apocalittici» ma anche «moltissimi magistrati che vediamo nei comitati sono per il sì al referendum», a dimostrazione che non si tratta di una riforma «fatta contro i giudici» ma per «migliorare lo stato della giustizia». 

«Colpita da Macron, l’ingerenza è un’altra cosa»

«Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo», ha detto Meloni sulle parole del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron sul suo commento sulla morte di Quentin Deranque a Lione. «Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico sulla Francia. Io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico». 

«Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio. Quindi voglio dire, io non l’ho vissuta come un’ingerenza», ha concluso la premier.

«Board of Peace? Tajani mi ha parlato di una riunione concreta»

Alla riunione del Board of Peace per Gaza «oggi a Washington c’erano la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, interessati ovviamente alla pace in Medio Oriente, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l’Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l’Italia esserci».

«Io ho parlato con il ministro Tajani e mi riferiva che è stata molto concreta che era costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Chiaramente noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro è particolarmente complesso», ha aggiunto Meloni.

Sul tema di Gaza, «l’Italia sta offrendo la propria disponibilità su diversi fronti, uno di quelli sul quale facciamo la differenza è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi. Ci è stato chiesto anche in questi mesi, con i nostri carabinieri, un lavoro che noi già facciamo. Su questo c’è una disponibilità che tra l’altro è condivisa una volta tanto, mi pare, trasversalmente in Parlamento. Stiamo continuando il nostro aiuto, il nostro sostegno con gli aiuti umanitari, e poi si vedranno quali sono le altre forme di partecipazione richieste». 

«Pronti a ospitare ancora i negoziati con l’Iran»

«Da una parte noi dobbiamo assicurarci che l’Iran non si doti dell’arma nucleare, perché sappiamo quali sono i rischi connessi, dall’altra parte sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione già abbastanza fragile. Noi abbiamo anche ospitato presso l’Ambasciata omanita due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di passare messaggi in questo senso».

«Ucraina? Da Mosca pretese irragionevoli, la pace sia giusta»

 «Vedo importanti passi in avanti nei documenti che sicuramente noi stiamo trattando. C’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l’altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell’articolo 5 del Patto Atlantico», ha detto Meloni a SkyTg24. «C’è un lavoro sulla ricostruzione dell’Ucraina che pure è a buon punto, e c’è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che – ha rimarcato Meloni – siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia importante, come ho detto molte volte, che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere».

«Con il dl bollette 5 miliardi per alleviare i costi. L’aumento dell’Irap ai produttori di energia è redistribuzione»

Il decreto bollette «è un provvedimento molto importante e molto coraggioso. Con questo provvedimento liberiamo circa 5 miliardi di euro per alleviare il costo delle bollette per le famiglie più fragili, per le imprese, con benefici tangibili, significativi».

«Per le famiglie fragili, si arriva a un taglio delle bollette che è intorno ai 315 euro, più o meno la metà del costo – ha spiegato Meloni -. Per le imprese, dipende chiaramente dall’ampiezza». 

«Sulla media-lunga distanza si vedrà meglio l’impatto della misura che abbiamo approvato ieri, che tutti coloro che conoscono bene la materia hanno definito coraggiosa. Tra l’altro abbiamo anche coperto una parte di questo provvedimento con un aumento di 2 punti dell’Irap per le aziende che producono energia. E anche questo credo che sia un segnale che va nel senso di una redistribuzione».

«Per Niscemi intervento ad hoc»

«Niscemi l’abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi». Così Meloni in una intervista a proposito del decreto legge varato ieri dal governo per i danni del ciclone Harry

«Per Sicilia, Sardegna, Calabria abbiamo stanziato complessivamente 1 miliardo 100 milioni di euro, che si aggiungono ai 100 milioni che avevamo già stanziato. Lo voglio ricordare perché quando abbiamo stanziato i primi 100 milioni per l’emergenza ci è stata fatta questa surreale polemica sul fatto che non investivamo abbastanza risorse»

Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite «nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione Civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni ’90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni».

«Complimenti per le Olimpiadi dai leader stranieri»

«Credo che» l’Olimpiade invernale Milano Cortina «lasci tanta consapevolezza di quanto questa nazione sia straordinaria. E mi arriva questo messaggio non solo dal pubblico, no, ma ci sono tantissimi omologhi, capi di stato e di governo, che vengono a seguire i loro atleti nella competizione e ripartono tutti facendo enormi complimenti per l’organizzazione, per un’Italia che riesce sempre a stupire. E questa è la cosa per me più importante».

Schlein e Conte contestano la premier 

Il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia «non c’entra nulla» con le decisioni del giudice civile recentemente oggetto delle critiche della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «non si vota assolutamente su questo», ha detto Giuseppe Conte, leader del M5S, in un video pubblicato sui suoi canali social che riassume le ultime polemiche politiche sul tema. «La decisione che prenderete – afferma l’ex premier rivolgendosi al pubblico social – non tocca questi temi che sono civili e non penali. Quindi le cose sono due. O Meloni ha preso una laurea in giurisprudenza, non sappiamo dove, ma l’università dovrebbe essere a questo punto farlocca, oppure, come credo, sta dicendo bugie, sapendo di mentire. Tutto questo però – ha proseguito Conte – ci deve far suonare un allarme qui. Meloni pensa ormai di voler prendere i pieni poteri con le bugie, alzando i toni, offendendo le istituzioni, attaccando addirittura chi osa controllare le decisioni del Governo, dal Ponte sullo Stretto alla sicurezza. Non vogliono invasioni, se ne fregano anche degli appelli di Mattarella a moderare i toni. Allora dico una cosa: pensate cosa faranno se passerà questo referendum! Votiamo No! Fermiamo – ha concluso il leader del M5S – chi vuole indebolire i controlli e dare pieni poteri ai politici».

«Meloni non perde occasione per dire che è colpa dei giudici di qualsiasi cosa, soprattutto di ciò che non riesce a fare dopo averlo promesso. Hanno fatto un centro in Albania ma la corte internazionale ha detto che non così non può essere usato. Hanno messo tutto sul Ponte e la corte dei conti ha fatto notare che ci sono delle cose che non vanno. Capisco che è frustrante, ma non è colpa dei giudici se non sanno scrivere una legge», ha attaccato la segretaria Pd Elly Schlein a Dritto e Rovescio su Rete 4. 


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19 febbraio 2026 ( modifica il 19 febbraio 2026 | 22:03)