di
Gabriele Ferraris
Confesso la mia inedditudine in arte contemporanea ma il manufatto firmato Mike Nelson per il Parco del Sangone, commissionato dalla Fondazione Mirafiori, mi ha tratto in errore. E c’è chi scambia quel luogo per una discarica
Confessione doverosa, benché dolorosa: io sono quel tale che, ad Artissima, s’è soffermato a contemplare pensoso cinque estintori, interrogandosi sul messaggio di quell’installazione artistica, finché un esperto pietoso non gli ha rivelato trattarsi effettivamente di cinque estintori piazzati lì per ragioni di sicurezza. Ebbene sì: non capisco un tubo di arte contemporanea, per quanto mi sforzi e per quanto si sforzino di illuminarmi color che sanno. Fino a Picasso me la cavicchio, ma la contemporaneità mi precipita nel panico, annaspo, invoco spiegazioni e se mancano regredisco alla fase neanderthaliana.
Era giusto premettere quanto sopra poiché soltanto il mio conclamato limite cognitivo può giustificare l’increscioso equivoco in cui sono incorso l’altro giorno. Ero al Parco del Sangone, nei pressi del Mausoleo della Bela Rosin, per una passeggiatina di salute quando, dalla passerella che collega le due sponde del torrente, scorgo un grosso motore (presumo di camion, per via delle dimensioni) abbandonato sul greto. Accanto al motore giacciono pure il sedile sfondato di un’auto e un bidone di plastica blu, anch’esso sfondato.
«‘Sti incivili, gettano dove gli comoda ogni genere di rifiuti», mi dico con superficiale indignazione prima di notare, sulla spalletta del ponte, una targa d’ottone dalla quale apprendo che, a dispetto delle apparenze, il motore abbandonato non è un banale motore abbandonato, bensì un’opera d’arte pubblica (per fortuna temporanea) creata a beneficio del quartiere tutto. La targa non chiarisce cosa esattamente distingua il motore-opera d’arte da qualsiasi altro motore, ma mi informa che l’autore è un rinomato artista inglese, tal Mike Nelson. Lo ha invitato (e pagato, com’è giusto) per produrre il capolavoro la benemerita Fondazione Mirafiori, «nata nel 2008 – leggerò poi in internet – su iniziativa di un insieme di realtà del terzo settore e da Compagnia di San Paolo» con lo scopo di «raccogliere fondi pubblici e privati per contribuire a migliorare dal punto di vista ambientale e sociale il quartiere di Mirafiori».
Tale Fondazione, continuo a leggere, «promuove la filantropia locale a favore della comunità, svolge attività di solidarietà sociale e di pubblica utilità, si inserisce nelle politiche di sviluppo di comunità, promuove progettualità volte a migliorare la qualità di vita delle persone». E scorrendo l’elenco delle tante attività svolte nel quartiere mi pare che la Fondazione Mirafiori onori quegli obiettivi.
Pure il lavoro di Mike Nelson, intitolato «Idolo» e destinato a «dialogare con l’eredità del quartiere e il suo presente», rientra quindi nella mission della Fondazione Mirafiori: l’arte pubblica può contribuire a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Purtroppo non sempre tutti i cittadini – me compreso, a giudicare dalla mia prima reazione alla vista dell’«Idolo» nel Sangone – riescono ad apprezzarla appieno: in effetti l’altro giorno non ho visto nessuno che si fermasse a dialogare con il motore. Ammettiamolo: l’arte contemporanea talora è un pizzichino criptica, per noi non addetti. E se è pubblica devono almeno aiutarci a capirla. Voglio dire: tu puoi mostrarmi una Madonna di Raffaello e bene o male io, per quanto stolido, ne intuisco la bellezza. Ma se mi mostri il motore di un camion e mi dici che è arte, beh, non puoi pretendere che io ti creda sulla parola, pena incresciosi equivoci: penso ad esempio al manufatto in mattoni di largo Orbassano che pochi torinesi ricordano essere un’opera dell’artista danese Per Kirkeby, mentre molti lo ritengono un orinatoio per cani (e umani, alla bisogna); o alle luci d’artista di Vanessa Safavi, quei coni luminosi installati in piazza Montale e presi a sassate da vandali che forse li credevano l’insegna di una gelateria.
P.S. A questo punto il lettore attento si domanderà: ok il motore, ma il sedile e il bidone che cosa mi rappresentano? Ah no, quelli non rappresentano niente, sono soltanto un sedile e un bidone mollati lì da qualcuno che, vedendo il motore, ha scambiato il posto per una discarica.
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19 febbraio 2026
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